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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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226salva le sue opere o dall'ignoranza, odalla negligenza, o dalla saccenterìa dicoloro che se posseggono, e per poca cu-ra le lasciano andar male, o le mandanmale con pretendere di saperle conserva-re, o pure le disprezzano, e le distrug-gono per cavarsi qualche matto capriccio,che a loro per altro patrà un bel pensie-ro, e peregrino.B. E' vero quello che dite, per quanto ri-sguarda la trascuraggine, e io vi raccon-tero un fatto accaduto a tempo di chi loraccontò a me. Fuori d'una porta dellaCittà di Firenze, detta la porta a Pinti, untiro d'archibuso è un tabernacolo, doveAndrea del Sarto dipinse una Madonnaintiera al naturale con alcuni Santi, edera per avventura la più bell'opera, chefacesse Andrea, talche per l'assedio, chesi prevedeva, dovendosi spianare: bor-ghi, e le muraglie intorno alla Città,Pier Capponi, come racconta il Bocchi (a),e il Doni [b], volle che fosse lasciata inpiedi. Ora dipoi questa si dubitava, chedovesse andar male per essere esposta all'intemperie del Cielo, e all'insolenze devillani, e de' ragazzi: perciò fu pensatodi segar la muraglia, e traportarla in Fi-ren-(2) Bocchi Bellezz. di Firenze a c. 481.(b) Doni nel Cancelliere a c. 49.