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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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212leria Farnese, quanto quest'opera sarebbestata più vasta, più conservata, e più sottol'occhio, in piano, e non di sotto in su, ea portata di disegnarsi, e copiarsi, e quellalibreria non so se fosse stata più famosa pergli tanti antichi codici, di cui è ripiena, oper le belle storie, delle quali sarebberostate adorne le sue muraghe.B. Io non sono entrato in quell'immenso vasodi libreria, che non mi sia venuto unagrande stizza contra chi imposturò quelgran Pontesice, con fargli buttar via tantodanaro in ischiccherare quelle mura di me-schine pirture, vaghe in vero agli occhi dichi non comprende, ma dolorose a quelli,di coloro, che capiscono qualcosa. Il pegio è, che anche Paolo V. seguitò quegliornati sullo stesso cattivo gusto, quandopoi il mondo era pieno di ottimi pittori,essendosi propagata la scuola Caraccesca,ed essendoci il Domenichino, Guido, ilLanfranco, l'Albano, il Tiarino, il Gar-bieri, il Guercino, Lionello Spada, ed al-tri senza escire da' sudditi del Papa, anzidalla sola Città di Bologna; e di più es-sendo questi pittori stati lungo tempo inRoma; e chi avesse dato un'occhiata al ri-manente dell'Italia, avrebbe trovato daper tutto professori insigni. Talchè nonriesce vero, per quanto veggo, nelle solevo-