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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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170gare a dovere, se potete. Oltrechè, ilmondo, come lasciò scritto il Cavalier Ri-dolfi (a), giudica alla cieca, e l'igneran-za è quella ſorta di ſemenza, che è radica-ta per ogni terreno. Laonde non riuscì ilfarsi stimare, e pagare a Taddeo Zucche-ri, mandato da Pio IV. a Urbino per fareil ritratto di D. Verginia figliuola del Du-ca di Urbino, poiche come dice il Vasa-ri (b): Tornato Taddeo a Roma presentòal Papa il ritratto, che piacque aſſai. Mafu tanta la cortesia quel Pontefice, o desuoi ministri, che al povero pittore nonfurono non che altro rifatte le ſpeſe. E po-co dopo parlando delle pitture, che fece-ro gli Zuccheri alla Torre de' venti, soggiunge: Ma nello stimarsi da alcuni ledette opere, non furono le fatiche di Fede-rigo, e degli altri riconosciute, come do-vevano. Ma quello, che è più strano, se-guì lo stesso a Niccolò Pussino, benchèveggendo le sue pitture, ognuno il potes-se conoscere per quell' eccellentissimo pit-tore, che egli era; pur su'trent' anni glifurono pagate due battaglie sette sendil'una; e del quadro della peste (*) dopoqualche tempo durò fatica a ricavarneses-(a) Ridolfi Vit. Pitt. Ven. p. 1. c. 155.(b) Vasari part. 3. Vol. ult. a c. 693.(*) Intagliata in rame egregiamente in Francia