Costumbestialipresi.SofistavMoto co-me prouto.SoffismaProfessordi scienzripresi.Grammtici.Musici.Astrolog.Retori.Auari.Hora d.prāso qu
ITAmolte persone vi concorsero, & pur egli non cessaua di chia-mare con maggior voce. Al fine i congregati mossi ad impatientia dissero: ormardi quello che tu vuoi, gia che siamo qui tanti,ne ci tenere a bada. All hora egli disse Huomini ch'amo, perchem'ascoltino, & non feccia d'huomini come voi, & qui gli fececome incantati rimanere. Vn certo Sofista vano, con vn argo-mento raccoglieua che Diogene haueua le corna, & voleua, cheglielo sciogliesse. Ma Diogene non tenendo conto delle costusciocchierie, si pose le mani alla fronte, dicendo, veggo, & sentopure, che io non hò le corna, nè altro gli disse. Anco quando nella sua scola Zenone con ragioni acutissime prouaua non esseruimoto Diogene che vi s'abbattè, cominciò a passeggiare cō fretta nel mezo de gli audienti, argomentando a quel modo, & conuincendolo che ui era pur moto. Vn certo dottoruccio, gli propoſe vn tal ſofiſma da ſciogliere. Quel che ſon’io, non ſci tu, iosōhuomo, adunque tu non ser huomo. Cui altra risposta se non questa il Cinico non diede, se cominciaui l'argomento da me tu cōchudendeui bene, che cosi v'ha errore, & qui si tacque. Meglicsuona nel latino. Non v'era profession d'huomini in Atene, &fuori, nella quale la mordacità di Diogene non vi ponesse la lin-gua. Riprendeua i Grammatici, che con tanto studio leggeslero le diſgratie d Vliſſe, & le loro non vedeſſero. Accuſaua i Muſici, che fussero così accurati nell'accordar la cetara, che rendesse buon suono, & sopportassero poi, che nel lor animo i vitij facessero si brutto concento. Mordeua gli Astrologi, che si curiosamente contemplassero il Sole, la Luna, & le stelle, & poi quelloche innanzi a piedi haueuano non vedessero. I Retorici non la sipassauano asciutta, che studiauano di fauellar bene, & poi operauano male. Non poteua ſopra tutti gli auari patire, che moſtranodi non curarsi dell oro, che con tanto affanno, & fatica cercanodi acquiſtare, eſsendo proprio de gli auari, di riprenderne gli al-tri d'auaritia, che cinge poi loro da capo a piedi. Dimandatoquale fosse l'hora di desinare rispose: a i ricchi quando uoglionoai poueri quando poſsono. Di bel mezo giorno fu veduto vnafiata Diogene con vna lucerna in mano, & richiesto, che volessedi quel lume fare, riſpoſe che de gli huomini cercaua, paſſando inquesto i corrotti costumi de cittadini indegni di nome d'huomi-ni. II Re Filippo haueua il ſuo eſsercito ſotto Cheronia, & la apūto doue il Reſtaua cinto dalle migliaia d'huomini, Diogene ſen'andò. All'hora il Re Filippo, non vedete (disse) soldati, questospio.