DI CARNEADE.piu noia per lui perche si era già di casa prouisto. Et così fu ve-ramente: perche prese ad habitare nella botte, & nel verno lavolgeua verso mezo gior no, & d'estate verso traniontana. Ha-Austeritàbitaua innanzi che di questa casa si prouedesse quasi di continouo sotto i portici d Atene, doue se passando alcuno, hauesseveduto, od ydito cosa mal fatta, ò mal detta, non l'haurebbe adhuomo del mondo perdonata, che sgridato, & ripreso non lhauesse. Voleua che i suoi discepoli vsassero leggier cibo, & vile,stando dell'acqua sola contenti. Faccuagli andar molto dimessamente vestiti, e tall'hor scalzi vedeuansi. Vsaua di bere inPeuertà Evia scodella di legno, ma vn giorno veggendo vn fanciullo checura.con le mani beuea, gettò via la scodella isdegnando di non si hauer delle commodità, che la natura gli somministraua seruito.Fu costui di tanta costanza nella sua pouertà, & nel resto, cheper affetto alcuno giamai si mutaua di faccia. Ne Alessandrochaueua vinto il mondo puote vincerlo, si che la molta quantià dioro che gli offeriua togliesse, anzi quando lo visitò, ne riDiogeneportò questa dura risposta. Non mi leuare quello che non puoisà comandarmi, cioè il Sole, perche gli staua innanzi. Sedendo vna fia dare.ta al Sole, vn cieco gli sopragiunse, & col bastone percosselo, acui disse Diogene, togli via il tuo occhio, e addopralo meglio.Fu preso vna volta nelle guerre del suo tempo, & essendone alpublico incanto venduto alcuni compratori lo chiedeuano, checosa far sapesse. A questi rispose, che sapeua comandare. Vno per iscapriciarsi lo comperò, & menollo a casa, doue hauēdogli dati i figliuoli da insegnar loro le buone arti, non si pentì gia-mai del denaro speso, perche lo trouò buon padrone, & preLibertàcettore; anzi che per ricompensarlo fecelo libero del tutto. cinica.Afferma Tullio, che ei soleua dire di esser più ricco del Re diPersia, perche a lui nulla mancaua, & al Re mille & mille co-se non bastauano. Era Platone mondissimo nelle cose sue, &nella sua casa ogni Signore poteua entrarui, vna volta adunqueil sozzo Diogene con altri inuitati v'entrò, & con quella solitalibertà Cinica, veggendo vn iteto ben fatto, sù vi sali, & comesordido ch'era lo imbrattò, dicendo a risguardanti. Io calco ilfasto, & la superbia di Platone. Al uale egli senz'altro con lasua solita modestia rispose. Tu calch bene il fasto mio, macon altretanta, & vi è maggiore superbia. Vn giorno nella pu-blica piazza di Atene in luogo eminente si pose a gridare quanto poteua: venite, venite ad ascoltarmi huomini. Molte, &wolte
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Delle Vite Deʹ Filosofi Di Diogene Laertio, Libri X. Ripieni DʹIstorie Giovevoli; Soggetti piaceuoli, Essempi morali, & di Sentenze graui ... Con lʹAggiunta dʹvn Compendio delle Vite deʹ piu illustri Oratori, & Poeti, che sieno fioriri per tutto ʹl mondo neʹ secoli adietro. Abbollite purʹhora di figure bellissime di Giosefo Saluiati [i.e. Guiseppe Porta] ...
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