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j, te mi tormentavano ; le liti, le„ contefo, e lofimoderato appetito queliode„ delle colè mondane , alle quali venuto a,, quanto io poteva , flava attaccato, foriere,, Ma ora [ dilli io ] quali fono i formati„ tuoi coflumi, come vivi, che ’ taudoci 1„ fai? Ed egli forridendo, quello, 'dati, {„ rilpofo, è facile a dirli , poiché ’’ porfand„ non fi lafoiano ignorare- Egli è d„ di vero fcarfilfimo il nutrimento, J j a p ro„ E abito groflolano , la bevanda t foogo;
foaturifoe dal fonte , ci addor-,, mentiamo per lo più lui libro. ^(j r„ E poi alle Manche membra un ,| tretta!]t0„ pagliericcio non punto foffice fi ^ ^„ appretta ; e allorché comincia nnn rnm„ il Conno ad edere più dolce , il„ luono di una Campana ne co- JL„ ftrigne a levarci • Patto lòtto fi- jf„ lenzio, che col ludore delle no- tra ■ .„ Are fronti, mangiamo il noftro,, pane; che a tre fole perfone, e JÌF 5„ molto di rado, e appena di co- j ',’ e„ lè necettarie, favelliamo. Non è J^i„ egli vero, che in noi chiaramen- f ]®tate fi verifica il detto dell’ Apo-Colo/.2.„ ftolo : mortificate le yoflre mem- J^ k
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