BREVE RAGGUAGLIO DELLE :ostituzioni DELLE BADIE ELLA TRAPPA DI BUONSOLLAZZO E DI C ASAMARI Della ftretta Oflervanza DELL’ ORDINE CISTERCIENSE Scritto DALL’ ABATE DI BUONSOLLAZZO ALL' EMINENTISS. E REVERENDISS. PRINCIPE CARDINALE \NNIBALE ALBANI- FIRENZE 1718. Nella Stamperia di S. A. R. er i Tartini, e Franchi. Con licenzi de' Super» EMINENT1SS. E REVERENDA. PRINCIPE Entre io bramava dì porgere alla Eminenza Vo- fira qualche lieve attento di quella ofequìofijfma ri- wenza , che a forza di favori , dì beneficj , Ella ha profondaci e nell ’ animo mio radicata , § 2 mi mi viene opportunamente in acconcio di offerirle que(lo Ragguaglio , che io compilai me fi fono ad ifianzadiPerfona di conto ,fopra modo della nofira Ofiervanza benemerita , e dalle cui premurofe follicitazioni, fono al prefente cofiretto di pubblicarlo . Contiene queflo un mero epilogo delle no (Ir e Cojlituzioni; e gli autorevoli puriffmi fonti , onde la origine loro ritraggono,fanno chiaramente apparire , che il difegno dell 4 Abate di Ransè di chiari ]- (ima rammemoranza , non fu di Jlabilire nella Jua Radia delty Trappa alcuna forta di novità , ma di rifiorare fol tanto il pri- ) yf’- # ? vr*. %) i, ipprtt 0 l M yliìflM mie- Ì i(fh'( C. ùm lk ft ftmti i Imm iCfaimr, miero Injlituto dell- Ordine Cì- jlercienfe, feguendo piu da vicino, che fujfe pofiibile > le orme , calcate da' primi Fondatori di ejfo , San ‘Roberto , S. Stefano , e S. Bernardo . So, che Vojlra Eminenza non apprenderà quindi coja dì che ella non fia appieno perfuaja y come /’ ha dato a divedere lo zelo di fine era pietà , con cui fi è degnata adoperar fi preffo del SS, Tontefice CLEMENTE XL firn Gran Zio felicemente Regnante > per introdurre laftcjfa noflra Ofi fervama nella fua infigne Badìa di Cafamari . Ma ficcome non è fiato bafievole a perfuadere ognuno di quefia cojlantifiima verità l } ef /’ effe re giàfiata la no (Ir a Riforma da più di dodici anni introdotta, per opera della Reale Altezza del Granduca di Tofcana COSIMO IH. noftro Clementifs. Sovrano in quefia Radia di Buon- Jo lì azzo; così per comune confen- tirnento , non meno della Em. V. che di tutte le PerJone a noi con ifpeciahta di amorevolezza affezionate , ragion vuole , che tutti compiutamente fi appaghino , mercè della prefente pubblicazione . Supplico pertanto /’ Em. Vofira , che fi demi accettare benigna- mente la piccola offerta , che in atto di fommo rifpetto le fofinfie- me con quella dell ’ animo mio ; la quale quale quanto è certamente povera in valore , tanto è per avventar a maggiore nelP ardore , venerazione , ed ojlequio , con cui profondìffimamente inchinandomele y mi pregio di e fiere Di Vojlra Em. Rev. Dalla Badìa dì Buonjollazzo UmiL Devot. è Obblig, Ser . D. Giacomo Ab. diBuonfollazzo Memento dienrn antìqucrum , cogita generatones fingulas : interroga Pa- trem tuum, & annunciabìt tibi; Maiores tuos, & dicent tibi. Deuter. 32. 7. «®2( I ) ** BREVE RAGGUAGLIO DELLE COSTITUZIONI DELLE BADIE Della Trappa di Buon- SOLLAZZO E DI CASAMARI Della Jlretta Offervanza de ir Ordine Ciffercienjè. L Gloriofo San Benedetto Patriarca di tutto 1* Ordine Monafti- co nell’ Occidente, fotto la cui Regola noi abbiamo la forte di militare , e di fervi- re a Dio , in qualità di Monaci della ftretta Offervanza dell’Ordine Ciftercienle, nacque verfo il fine del quinto A fe- Mabil- lm-AnnuiBe- nedìéiìn l.i-n. 4 pag. 3 . idem ì- bidem n- 50 . idem l. 3 »■ 7 - t • 58 - ( 2 ) §► fecolo, F anno 480. fotto il Pontificato del Santo Papa Simplicio . Natalem B. Patris Benedici annnm odogefimitm fupra qua- ■ dringentejìnmm, otnnes,poft Baronium , ’ unanimi confenfu ajjignant. Divampato dal fuoco dell’ amore di Dio , animofamen- te fpregiò tutto quello, che v’ ha di più atto a fedurre nel Mondo, e andò a feppel- lirfi nell’ orrida Spelonca di Subiaco, fin dall’ anno quat- tordicefimo di fua età nel 494. e fondati in quella folitudme dodici Monafierj, fi ritirò a Monte Cafino nell’ anno 528. o nel feguente. Hic Scindi Patris adventus in Cajìnum Montem (latuitur, jam inde a multis fkculìs , anno vigefìmo ottavo , vel infequen- ti fupra quingentefimttm. Ivi quello gran Servo di Dio cedente w afare te, fi ofife coore é é la il parere di lagno , h Si gofeezzilìcnr nrfiili ptrfezi Uà lènza pe. ffifeidi un r„ © H NiS notai) ^IT, A t V» ìfS :t filili t 0 Cuoco del i0 ' «ni^m Jrt0 quello, eli 1 W 0 3 fed urr e andò a feppe] ida Spelonca d dall’ anno qnat !i fila età nel m XPttin ) gran Servo 4 «®2 ( 3 )§► Dio pubblicò la fua Santa Regola , la quale fu abbracciata da un’ infinità di perfone, che bramofe di applicarli efficacemente all* importantiifimo affare della loro eterna Salute , fi obbligarono di tutto cuore alla efarta offervanza di quella Regola; in cui, giu- lla il parere di San Gregorio Magno , ha San Benedetto fomminiffrato a’ fuoi Difce- poli, mezzi ficuri, onde innalzarci alla perfezione la piu fu- blime , lenza però trafeende- re i limiti di una ammirabile dilcrezione . Vìr Dei Benedifttts ni. z fcripjìt Monachorum 'Regalarti , diJcre~‘ Di{l! °z tìone pracìpuam. c ‘ 3 L’ordine di S. Benedetto, effendofi notabilmente dilatato , ed avendo lungo tempo fiorito a maraviglia in tut- A 2 te •*>a( 4 )?<► te le parti di Europa, cominciò pofcia a foggiacere a non pochi rilallàmenti, che alcuni zelantiflimi Superiori, in divedi tempi, con acconci ri- medj , procurarono di rimuovere; ma in quello pro- pofito non v* ebbe , chi for- tilTe tanto chiara rinomanza, quanto la Riforma della infi- gne Badia di Cluni, intra- prefa nell’anno 910. per opera di S. Bernone, Fondatore, e primo Abate di quel celebre Monaftero. La Congregazione Clunia- niacenfe fu per gran tempo 1 ’ ornamento della Chiefa , avendole dato tre Sommi Pontefici, molti Cardinali, e una infinità di Vefcovi, nel corfo di quali tutto il decimo , e l’undecimo fecolo. Ma 10 Legishto.'C Ideilo lii SanwÀbsreda ratto ic* pi lictt A yi o. pensione Cli® gran tef) ella CB. tre Som® i Cardici* Vefcovi,® tutto il fl ofcc* ( 5 ) g<* Ma finalmente elìendofiin- trufo il rilaffamento anche in diverfi Monafterj di quella ragguardevole Riforma, il Signore Iddio infpirò a S. Roberto Fondatore diMolifmo, Badia della Beffa Congregazione nella Diocefi di Lan- gres, di riftabilire nella purità primitiva 1’ offervanza della Regola del noftro fantiffi- mo Legislatore. A quello fine partitoli il Santo Abate da Molifmo, con ventuno de’ più infervorati de’ luoi Religiofi, andò a pre- fentarfi ad Ugo Arcivefcovo di Lione, e Legato della Santa Sede ; cui avendo palefa- to il fuo difegno , e quello de’ Fratelli Tuoicoll’ approvazione di quello Arcivelcovo, e col beneplacito di Guaite- A 3 ro ■02 ( 6 ) ro Vcfcovo di Scialon fopra la Saone , nella Dioceii di quelli diedero principio nel 1098. il giorno appunto dedicato alle glorie di S Benedetto , alla fabbrica del nuovo Monaflero nella Selva, detta Giftercio , d’ onde tutto 1 ’ Ordine Ciftercienfe allunfe il nome , e traile Y origine, An» Be prima h & vivere fecmidum “Regalarti, quatti ìp- difpenf. fam ex integro , pure , ad literam c l6 - n S - tenere curant . Monajìicam Re- stepb. gulam, quamfupererogavit Bene ne dì- Tornatiti s Pater/ic ob;ervant(CÀiìcfcìcnks) ^ ut nec unum iota preterire videantar. jjagon. Una fedeltà così eroica nel- l’adempimento de’Voti, prof- Priorem A 4 feri- 4 1 •«§( 8 ) §<► feriti dalle loro labbra a piè del Sacro Altare, procacciò a * noftri Santi Fondatori l’u- niverfale ammirazione : il che indufTe San Pietro il Venerabile Abate generale della Congregazione Cloniacenfe ad aderire , che ficcome Ef- dra aveva riftabilita la Legge, ed i Maccabei riftorate le rovine del Tempio ,così i Monaci di Ciftercio avevano ri- ftorato 1’ ordine Monadico delle fue perdite, ed alle rovine de’ Monafterj , e della Regolare olfervanza arrecato c/«*r£- °PP ortuno riparo. Si cut Efdras pifl. 1 6. le S em .' & Machabù ruinas Templi ; Uh. 5. jic illi ( Ciftercienfes) Monadici Ordì ni s det rimenta, ac Monafteriorum , morumque ruinas repararunt -, ac delicati magis ,quàm necejlariis , conde- fcenjtonibus explofis, ad antiqui, & primi fervoris morem , fuorum tetih forum tepore revocarmi , Co- Cofli nCI tate 1 va ' v Urbano U cate 0^ Molili 10 ) 1 berte, per pio, din® Dodi quelli morì carico opa virino ìie nel in nel info fficoii, eh luipmaL'ne iella Unità ionizzò, f ! "i ! fchicre ittra,,,, „ . <«( 9 )'» . p r 11 Pie Cominciavano appena 1 no- ^ ftri perfetti Solitarj adailàpo- : j 0 ° r ^> rare i vantaggi delia loro riti- ! l' 1 !^ mezza, allorché il Pontefice 1 'jne- Urbano II. vinto dalle repli- 5 3 ‘? Qellj cate inftanze de 7 Monaci di -iuniacenfc Molifmo , comandò a S.Ro- ‘ lc c°me Bf. berto, per mezzo di Ugo Ar- li Lesse, civefcovo di Lione fuo Le- ,ratc Jcro. gato, di riailumere il gover- ,cosi iMo- nodi quella Badia ; ove egli avevano^ morì carico di meriti, e di Monalito opere virtuofe , in età di 93 ed alle !()■ anni nel ino. e Papa Ono- :rj, e del rio III. informato de’ molti iza arrecato miracoli, che alla Tomba di .SicutElài Ini giornalmente feguivano,e ninni lòfi; della fantità della fua vita, lo canonizzò, e fra le avventu- ■{oinjìimM , rofe fchiere de’ Santi anno- irmM ve rollo. ejì0s,d La partenza di S. Roberto limitici 1 ? f u una fiera percoiTa per lo J00» na- ini> Co* Annui. Ben. ai an. 11 io lib. 7 I* B.IOO- P- 54 6 * To. V. Ib. tìb 69. ». 405. ( IO ) ?» nafcente Ciftercio ; ma quei Santi Religiofì, lenza frapporvi alcuno indugio , la ripararono , eleggendo canonicamente, e di pari confenti- mento, S. Alberico per loro Abate . Egli era già flato loro Priore, tanto a Molifmo, quanto nel nuovo Monafle- ro , come quegli, che in fe medefimo accoppiava alla faenza profonda delle lettere facre, e profane, uno zelo efi- mio, ed un ardentidìmo affetto per P olfervanza delia Santa Regola. Itaqttr Ciftercien- (ts pujillus grex, optimo Pallore Rot- bcrto de flit ut us, unum è fuis Alberi- cum, qui & apud Molifmttm, & in novo Mona Aeri 0 Prior'ts officio firn- Aus fuerat , Abbatem (ibi elegit , vi- rum Divinis, Immanifqite literis opprime inftrutlum, & Reguh (Indio- fìjjtmum . Il ’ 1111 w *» trip. ?Mu "°%i Co ^fentì- ?P« loto J foto b. Molifmo, ' Monaile. che in ft a. alla fci« elle lettele no zelo et irilTimo ai anza del i Péort b è jiiii Ab ifnm, A rii officio fa ibi e/ejM' pt Uterini 11 ■««( 11 ) ?<► Il nuovo Abate, corretto a condefeendere alla unanime elezione de’ buoi Fratelli, e andando in traccia de’ mezzi, onde allo dare la novella Riforma , e prefervaria da tutto ciò , che potefie alterarne la difciplina, conferì a lungo fopra quello proposto con Giovanni, e Benedetto Cardinali Legati del Tornino Pontefice Pafquale II. in Francia, i quali avventurofamen- te fi trovarono allora in Cifter- cio, colà condotti, non meno dalla loro pietà fingolare, che da una Pinta curiofità di rimirare con gli occhi proprj P ammirabile vita degli abitanti di quel Deferto. Furono i due Legati di parere , che Alberico inviafie a Pafquale II. alcuni de’ Tuoi Re- •«&? ( 12 )> Religiofi, ad oggetto di met- terfi lotto la protezione della Santa Sede, e con lettere di raccomandazione promifero di premunirgli; quindi Icelfe S. Alberico a quello elFetto Giovanni, e Iboldo, come i più atti a maneggiare con deprezza quello affare . Partirono adunque i due Religiofi, muniti non pure delle lettere de’ due Cardinali Legati , ma eziandio di quelle di Ugo Ar- civelcovo di Lione , e di Gualtero Vefcovo di Scialon, il quale lùpplicò Sua Beatitudine di acconfentire alla ri. chiella dell’ Abate Alberico, efentando per P avvenire il nuovo Monallero di Ciller- ciò dalla fua giuridizione , e da quella de’ Vefcovi fuoi Epift. fuc ceffo ri • Ut focus Ufo Cijlercium Ab- : MUa P r °mìfero idiktlfes, fretto Gio. ome ì pi ondcfirct Partirono aiofi,fflu. lettere de' :giti, Il ir Ugo Kt- ine, e di di Sciita, j-i Beatiti- ire aliati. Alberico, avvenire i di Cito- dizione ,t [covi to i ikCi/M 0 ( r 3 ) §<► Abbatta libera in perpetuimi rema-mitenj neret. «d l W'- Tutte le lettere pur ora u alew dette non contenevano, che umili fuppliche ai Pontefice, perchè fi degnafie onorare del fuo Patrocinio quei nuovi Re- ligiofi, il cui tenore di vita era già flato approvato da Urbano II. fuo Predecelfore. Pa- fquale IL lette appena le lettere , prefentategli a T roia nella Puglia da i Deputati di Ci- flercio, concedette loro immantenente quanto bramavano, e rifpedì in Francia Giovanni , e Iboldo con ampia Bolla , che la loro novella Offervanza corroborava. In fatti quel fommo Pontefice approva nella Bolla preaccennata I’ Inflituto di Ciftercio, lo prende fotto la fua prote- zio- ♦: 14 ) ** zionc , e lo loggetta immediatamente alla Santa Sede , purché perfeveri nella difci- plina, e nella frugalità , che allora offervava. fw™ PdSCHALIS Epifcopus fier- opere, vus fervorum Dei . Venerabili cop. 14 ^iy er j co nov i Monaflerii Abbati, quod in Cabillonenfi Parochia jìtum ejl, èrejus [uccefforibus re- gulariterinflituendis in perpetuimi, ‘ Defidcrium , quod ad religio- fum propofitum , & ammarimi jalutem pertinere monfiratur, autiere T)eo, fine aliqua ejì dila- tione complendum . Unde Nos, 0 fidi diletti filini , ci tra difficulta - tem omnem , ve/lrarum precum petitimiem admittimus , quia Religioni ve (Irce paterno congratu - lamur affetta. Locum igitur illuni imi'tfn kt^t m h\k,l . ftwfri/t! li !( Gennajo, come rendefi maglio» nifefto da più Decreti della ^toCìUfj Sacra Congregazione de’ Ri- ^noveai,. ti > emanati allorché n’ era uNepu Prefetto 1’ Eminentifs. Car- Ji0n e.Upic pegna di non meno chiara , ler^y venerabile ricordanza . ui teliti Trovandofi la Comunità edi tenniiij di Ciftercio, per lo tranlito di nnfàliCir Santo Alberico, del fuo fe~ yétt condo Abate priva, gettò ,[ rternm tantofto 1’ occhio (opra Ste - fano luo Priore , e 1 q delie p iàs in P er . terzo Al?ate • Egli era del- i , la illuftre Profapia degli Ar- r V dinghi d’ Inghilterra, Uomo ^ per maturità di lénno , e per C r*! gran pietà commendabile, del- u la difciplina Clauftrale, e del- :L.« la fanta povertà amantiiTimo ; utti_i U ■ e j n un una p ar oIa 1’ ornali ftffJi mento, e la gloria de’ tempi :i 1 1 ; ? fuoi, come 1’ attefta Gugliel- eneo * 1 ' B 2 mo Gifr Annal. Bened. lib. 7 i. ». 77. «03 ( 20 )§<► ino Malmesburienfe . Sotto il governo di quello Santo Abate addivenne, che il Monaftero di Ciftercio fpar- gelTe da per tutto la (bave fragranza dell’ odore di Gie- sù Grillo, e che di femplice Abbadia, fòlio in cofpicuo Capo d’ordine fi trasformale. E vaglia il vero, il giovane Bernardo effendovili ricoverato, con trenta Cavalieri fuoi generofi Compagni, per confacrarfi tutto al Divino fervizio , fotto la prudente direzione dell’Abate Stefano, fui principio dell’anno 1113. Ciflercio ne fu a tal fegno ripieno , che nell’ anno mede lì ino trovoffi il Santo Abate corretto ad ifgravarfi di dodici Religioni, i quali egli inviò fotto la condotta deli’ Abu- gonce, cci v di P^nijpti al Divi prudenti te Stefano, inno ni], tal fa anno» anto Afe gravarli i qual ef dotta dd hk «Vi ( 21 )§<► Abate Bertrando a fondare la Badia della Fertè, polla pa-z^F/V- rimente nella Diocefi di Scia- miuu lon lulla Saone . Il celebre Ugo di Macon, uno de’ Compagni di S. Bernardo, fu da S Stefano eletto per Abate di Pontignì nella DiocefiAn- a* a*. tifiodorenfe . Fu quella fe- condogenita di Cillercio fon. data P anno 1114 e d’ appref- fo fegulta dalla fondazione di Chiaravalle nella Diocefi Lin-*^* - gonenfe, cui venne prepollo & in qualità d’ Abate il nollro gloriofo Padre S. Bernardo, il quale, colà portoli! nel 1115. infieme con altri dodici Religioni. In fomma la Badia di Morimondo quarta figliuola di Cillercio,fu pure nella Diocefi di Langres fondata P anno medefimo, avendo avuto B 3 P er •48 ( 22 ) ?«► per primo Abate Arnoldo d’ infaufta rammemoranza, per quella caduta, cui S Bernardo nella quarta , quinta , e fettima delle Tue lettere amaramente deplora. Ma conciolfiachè fi potef- fe temere, che venendo i Mo- nafteri dell’ Ordine a multi- plicarfi , non vi s’ intrudere di leggieri, e Senza indugio la vita rimetta, e rilattata ; ilglo- riofo Ss Stefano, che le Sto- : rie ci diviSano per Uomo al maggior fegno avveduto , e di ; perf'picacillimo intendimento, dopo ben mature riflefiioni fi diè a credere, non efiervi mez- ; zo più acconcio, nè più atto ; a preservargli da un tale infortunio , che lo fiabilire qualche foda, e permanente Collii; tizio ne , la cui mercè con- fer- conco^"'' quel (0(0. go, cui dm Charta Ch: I Carili: Il ( iipianifc tilt» pm (buffile de fonie. Eli (ojfeira. e wairrare ( «jiiij. d NlliC J ^oCr, •■©§ ( 2} ) Arnold fervare fi .potette, e manteneva k re la carità, 1’ unione, e tra tutti 8^ Abati 1 * uniformità. , quinta Sovra un tal penfiero con- r letteieai V0C0 §R a Ciftercio, ove nel loro primo Capitolo genera- cVefift le? tenuto nell’ anno mó enendoil concordemente compofero dine a mt q uel fam . of ° P™f lente Sta : tuto , cui diedero il nome di Charta Charitatis, Carta i , x v di Carità : la quale fu lempre 1 f a j; dipoi ravvifata, come laCo- ’ c ,, ftituzione primitiva , e fon- per loffi damentale dell’ Ordine Ci- vveduto, fiercienfc. Ella fu approvata, ntendiG confermata, e rinvigorita da rerinen* molti fonimi Pontebei; ma anellert^ fpecialmente da Califto II. P o, nè pi** anno 1119. da Eugenio ili. (jauntJ* prima Abate di Santo Ana- jftabW ita fio alle tre fontane ( Badia .fflianeiif del noilro Ordine non molto -uiiiicr^ B 4 di- ‘ lì Attuai. Bt ned' 1.1 n 9-P’ fi/. 4 •*03 ( 24 )&* dittante da Roma) e già Monaco di Chiaravalle , e Di- fcepolo di S Bernardo , nel 11^2. Indi da Anaftafio IIII. nel 1153- e da Alettandro III. BtìUEu nel 1165. Nos cum iis que prs< datasi F crt P ta F unt omnia > V t gli UJt Ciftercienfi ; in cuiS. Stefano,e i primi quattro Abati dell’ Ordine regolarono alquanto diffufamen- te : primo ; ciò, che concerne al Breviario : fecondo ; le Cerimonie intorno alla celebra- Odali iiuataven fedi CI l’otfed zione w Mik 1u: Hcki ro desìi 0 m fi Wvcnnett bblicazic ito : tjhG primi Jt 1 rdine r» diifufc» ie conce* indo ; lcp' É «Iti! zioni •«>é( 25 )sezione della Santa Meda : terzo ; il modo di praticare gli efercizj regolari : quarto ; la cura degl’ Infermi, e i fuffra- gj, e le preghiere per gli Reli- giolì defunti ; in lemma gli ufficj di diverfi Eddomadarj, sì in Chiefa, come altrove, e le obbligazioni degli Abati, de’Superiori fubalterni, e degli altri Ufficiali del Mona- fiero . Quella Raccolta fu fempre in tanta venerazione nell’Ordine di Cillercio, che vi era 1’ obbligo di darne uno efem- plare ad ogni Abate , delibato a imprendere qualche novella fondazione . Duodeàm Mo- vachi cum decìmotertio Abbate ad Cw- nobia nova tranjmittanUir ; vectameng 11 >4 ibi dejìinentur , donec locits , lìbris, do-^j'J^ mbtiSf & aids neujjariis aptetur ; li-a perca 4 *>2 ( l6 ) 3* Iris dmniaxat, Mi fiali, Epistolari, Tex- tu , , libro Ufuum, &c. Si compiacque 1’ Altiifimo di verfare con providamano le più preziofe benedizioni fopra P Ordine Ciftercienfe, infinattantoché fu efatto, e fedele offervatore de’ Santi Kfercizjdi penitenza, nel Libro degli Ufi divifati, e pre- fcritti; il che durò a un di- predo due Secoli interi, ne’ quali P accefo fervore, che rifplendeva nell’ Ordine , fu al Mondo tutto nobile oggetto di Tanta ammirazione. Quindi e fio fu talmente fecondo di Santi, che più di fecento fe ne annoverano nel folo Mo- naftero di Chiaravalle, giuda la chiara teftimonianza, che ne rende P erudito Monfign. Petra Segretario della Sacra Con- flie# 10 ’ [opfi‘ a qui Ep ilprusoje imtotW vore loficp! Feudi, Don novene deiii Italie set sfHtitiic l( fiorali de' eoo rete noli rarcn ^ j®» min *»«*« ^‘■EXTEi Congregazione de’ Vefcovi, e Regolari , nel dotto Com- '^mau mentario, da lui pubblicato tttàiziojj fopra la Bolla di Pafquale IL llercienli qui dianzi accennata. ditto | Egli è vero, chelcorfo già de’ $ 3!lt ; il primo Secolo dalla Fonda- za,nel[j zione dell’ Ordine , fi vide m m e J alcuni Monafierj l’antico fer- ialini vore intiepidito , mercè de’ j nter j ffi i feudi, Do min j, e Signorie , vore 'eli nonché delie grandi ricchez- w’'!, ze, che accettate avevano, ! agli Statuti loro, ed alle de- finizioni de’ Capitoli generali P e, yj contravvenendo. Malo zelo iccondo 1 ^el pontefice Alefiandro 1IL ieeentete non tardò guari a porvi op- 1 lolo^ portuno rimedio, come renelle# 1 ? deli manifefto dal Capitolo ian ihf Recolentes.de Stat.Mo- o nac. comandando a furti gli deilj Abati delle tralignate Abbadie Con* di «OS ( 28 ) §<► di onninamente conformarfì a gli Ufi di tutto 1’ Ordine ; per lo che la più efatta regolare Ofiervanza, e la perfetta Monadica difciplina durò e- ziandio per lo fpazio di un altro fecolo a rifiorirvi. Nel corfo di quelli due fe- coli d’ oro fi è, che la Chiefa ricevè tanto di edificazione dalla vita penitente dell’ Ordine Cifiercienfe, che ne traf- fe in diverfi tempi fei fommi Pontefici , gran numero di Cardinali, e una moltitudine per poco infinita di Arcive- jcovi, e Vefcovi. Allora gl’ interi popoli ebbero in fornirla venerazione l’Ordine Cifiercienfe ; ma fopra tutti fognaioli! la Repubblica Fiorentina, ove non tenevafi Congrego, Adunanza,ne Configlio 4 Ordine , 1 iiM' 1 ' UStonid ta dal pre/ nella Im 0 comoda Cappella e kol’imo nardo, edi Aiata da tali, eli vevanolordt fpcfcddPD V $ dìiefe. 'li Oidi litìcazioie : dell’Or, ■he ne tri fei fornii tumero I iUll'lUUK- Ji Arci» Allori/ •o in lift )rdinefr -a rutti fc* ca Fioren* evafiCf ■*>§( 29 ) §<► glio pubblico,fenza l’interven. to di due Religioli dello delio Ordine , come P appariamo da Agodino Camaldolefe nella Storia del fuo Ordine lib. 1. c. 64 giuda P olfervazione fatta dal prefato Monfign Petra nella fua Opera, che pocanzi commendammo . La della Cappella del Palazzo della Repubblica è a Dio dedicata fono P invocazione di S. Bernardo , ed era già un tempo ufficiata da due Monaci Ci- derciend, che nel Palazzo a- vevano lor domicilio, e che a fpefe del Pubblico vi erano intertenuti ; anzi fino al dì d’ oggi un Monaco della no- dra Badia di Cedello di Firenze è quegli, che ha Padunto di edrarre della Borfa i nomi de’Concorrenti a i Vi- ca- «•*( 3° riati , ed alle altre Cariche dello Stato della Tofcana. Pure quelt’ Ordine così florido, che per sì lungo tempo erafi veduto rifplendere nei Firmamento della Chiefa qual’ alìro di prima grandezza , cominciò finalmente a intorbidarli, e i Tuoi primi fervori rallentando, afperimen- tare, al par degli altri, languori pur troppo notabili : quindi fprovveduto di forze, onde folle ne re, e portare come dianzi le antiche afprezze , per non trafcorrere in più gravi eccelli , domandò , e ottenne dalla S. Sede buon numero di difpenfe , e di efenzioni. A quello deplorabile infortunio feguì d’appref- io la feifma della Chieia occidentale , in cui trovaronli invi- 4$ roso cì 0 in, fiMi t condire f i,tlenii fa, C0,7fJ | forte), e| Mdfùn fa; A itli a®, I oleata ^ così N'phdeit dkChid Dentei j i primi it aiperimt tn, abili: fj. t forzc,ot )rtire cos e afprezii aere ìijf- omandò, lenfei ]" eftode^ Wid¥ a Chicli Ul tto' 11 * # ( 31 )?<► inviluppati ancora i Monaci, c lacerarono i vincoli di unione, e di carità, che tenevan- gli per 1’addietro Erettamente uniti. Ciò accrebbe non poco il rilaEamento de’ Monaiterj ; e le guerre colle Erede , che fopraggiunfero, ne sbandirono la regolare difciplina, e furono cagione della loro rovina, e della dilperfione de’ Religiofi, i quali a forza di converfare co’ mondani, ne apprefero gli fcorretti coEu- mi, e le malhme perniciofif- fime, contra il precetto di S. Benedetto , efpreflo in queEe parole della noEra Santa Regola; A f _ Vili, proccurò di rimediare a sì alti mali, e di ridurre gli sbanditi Religiolì ne i loro Chioltri; ma poco giovò un tal rimedio, che non forti il bramato effetto, merce la nuova efpulfione de’ Religiolì da i loro Monafterj, per opera de gli Abati Commendatori, che furono il totale cftermi- nio della difciplina claultrale nell 5 Ordine Ciftercienfe ; ca- fo con enfatiche efprelfioni deplorato dal Pontefice In- nocenzio Vili nella Bolla Regi mi ni , in data delli 8. di Aprile dell’ anno 1489. Ex- pulfis ( dice quello gran Papa) quod abominabile e fi , Monachh propriis , laich coniugatis , & eo- rum famiìiis , & edam animali- bus replentur , & ad prophanos tifus ?*( 33 )*+ tifus totaliter rediguntuv ; San- ^ 1 loto ttorum Reliquia , Jocalia , libri , & dia qtueqtte pretto fa mobilia , & , rc ' e | 0rtl1 ' immobilia bona alienantur , iz/r# ielinioU P erciuntur > hojpitalitatis ,& ele- p 0 JJ emofynarum , é* *//* pietatis o- mendaton P era cc f ant > Regalaris obfervati- le dermi ^ ^ fumma achèi pittate vigebat, omninb deficit. rcienfe;ei- ^ Quelle medelìme calamità efpreltioi fi veggono altresì deplorate da nteiice ì Pio IIII. in una Bolla, riferita laBollaL nel Bollario dell’ Ordine Ci- delli 8 . : ftercienfe in quelli termini. > 1485, & Rojìquam pleraque Monafterio- > gran Paf rum > & Prioratuum aliis quarti M* ditti Ordittis commendavi , a Su - 00 f periorum obedientia per exemptio- ? \ifiem 1 ì aliafqut dtverfas absìrahi , é 1 difmem- C brà- 34 )§<► brari expetunt ; jpecìofo ilio re- guìaris difcipluia candore paula. tim o falcato , imiverfus Ordims flatus in miferabilem dìfperfio- nem, & defolationem prolapfus e fi. In quefla decadenza, e in quello rilaflamento dell’Ordine Ciftercienfe , Iddio nonla- fciò di rimirarlo di tempo in tempo con occhio mifericor- diolo , fufcitando piidìmi Re- ligiofi, che lo {ottennero, e lo fpirito primitivo in alcuni Mo- nafterj rittabilirono. Il primo di quegli, che fu da Dio infpirato all’ adempimento di una imprefa sì nobile , e sì generofa , fu uno zelantiflìmo Religiofo per nome D. Martino di Vargas, il quale nell’ anno 1426. fondò con rcip 511 ■ ^azione di j Tofcana,^ pioV. einfon: gregazicne è Swa^il c «©§( 35 )^ filili con .ampio beneplacito di ^rtid Martino V. la Congregazione DtrfuQj di Cartiglia, nella pretta OC- Itn /y • fervanza della Regola di San Benedetto. Fu quella Rifor- ,!l,!ì Mjt. ma abbracciata dalla Congregazione di S. Bernardo nella idenza,ii Tofcana, e Lombardia, coll* itodell’Ori approvazione di Alertandro Iddio noi VI- indi da quella di Porto- 3 dite» gallo, inftituita per opera di S. lio min Pi° V. e in Comma dalla Con. lopiiljjji gregazione di Aragona , di iftpnn»., Navarra, e di Valenza,Cotto 3 Paolo V. Cornino Pontefice . Videfi parimente ftabilire on< !' L in Francia nel Pontificato di l. Sifto V. la rinomata Riforma, 0 a fj c h e il Venerabile D. Giovanni nnprcIJ^ della g arr i era cominciò nella erou »N f ua Badia di Noftra Donna Jigiofop de’ FuBenCi, di dove fi pro- o di’ff pagò per V Italia, col titolo di l0 Ci Ci- & ■*8 ( ì 6 ) §o- Ciftercienfi Riformati della Congregazione di S Remar- do, dalia quale fono a’giorni nolfri ufciti gli Emmentiffimi Cardinali Bona, e Gabrielli, non meno per la infigne pietà, che per la varia erudizione ragguardevoli, Ma diramatafi quella Congregazione in molte altre fondazioni novelle, fcarfo profitto all’ Ordine Ci- flercienle ne riiultò. Iddio avea prefcelto a quella grand’ opera D. Dionigi dell’Argentier Abate di Chia. ravalle ; il quale fecondato da D. Ottavio Arnolfini , e" da D. Stefano Mogier, e da pochi altri ferventiffimiReligioni, a far rifiorire il primo fpirito dell’ Ordine in tutti i Monafterj di Francia laudabilmente li accinfe. Egli die- de poto > n thè il Ènti, 3®}' Oflctvanfl u ftituirono. Co fclCCOjl! leeoni ■ mùi , p’tepiife ttraùior:.' ili con ^o.mci ter-, ftO £[•; ine Ìk \>i , 0 uetiij de adunque commciamento dalla Riforma della fua Badia diChiaravalle, d’ onde fi fte- »5Gabrio pofcia in altri Monafterj, W!iaìtpi c che giunti al numero di lei- a emìijjifanta, a un diprelfo la ftretta >(idirami Oftervanza Ciftercienfe co- zioneinmjftituiron°. Comeche quella ini nove|Ri^ orma incontrafle validi o- l’ OrQÌDtt^ ac °ii > e contradizioni, ella fu non pertanto dalla autorità tfceitoa di 9' Nic . c "* 0 Boucherat, in D jj;’que tempi Abate Ceneratedi .‘jìnCillerei 0 ,favorita, e finalmen- c jfe approvata dal Pontefice A- e , C r lelfandro VII. con Breve ema- , 1110 'iato } n data d e ’20 di Aprile Aogicijf^66(5. Efortò, inculcò, e co- nniiE^-jjjndò quello gran Papa in rire germini efprelfi nel fuo Breve line in®.’ Superiori maggiori delPOr- ancuj-line Ciftercienfe, di proteg- le, Essere quella Riforma, e a tut- •*2 ( 3 8 } *► to loro potere di ampliarla, In un Mon altero della ileiTa Riforma, detto di Perfeigne prefe l’Abito Monaflico a’13, di Giugno dell’ anno 1663, Armando Giovanni Bouthil- lier di Ransè, allora in età di 37. anni, e cinque mefi. Egli era Sacerdote Parigino , di nafcita ragguardevole, ed uno de’ più accreditati Dottori della Sorbona. Prima di accingerli a sì grande imprefa, e di romperla affatto col Mondo , venduto il fuo pingue patrimonio, ne ritralfe la foni, ma di centomila feudi , de quali fece a’ Poveri dello Spe dal generale di Parigi liberali! lima donazione. Rinunziòal tresì due Priorati, e due Ba die, che godeva inCommen da, ne altro di tutto il fu avere i * , frapP 1 >. a ! cienM e ritnente / tore, w 1 feo itifW delljflrff» minia in I mbilftf riera del N croiTi a Dn mercè de’ r MOlliH cienfi, Porti dia frappa, conven Enunci! iìiìero. it ? k Peliti lonifticoi IP Ho li ranni Hot Iloti in 5 que meli Parigino. devok,t;. ditati De . Primi li inde injt .ffatto col': il (no ; etimi' ula fcuii. overlay i parisi^ ie. irati, ci» •va ■*«( 39 )§<► avere ferbofli, che la fola Badia di S. Maria, detta della Trappa, dell’ Ordine Cifter- cienfe, della quale egli era parimente Abate Commendatore, ed in cui aveva di fre- fco introdotti , non lenza grandi contrarietà, i Monaci della ftretta Olìervanza. Ter- minata in Perle igne con am- mirabil fervore Y anguilla carriera del Noviziato, confe- crolfi a Dio fenza rifervo , mercè de’ voti folenni della Monaftica Profeflìone, a’ 26. di Giugno dell’ anno 1664. giufta P ufato Pile de’ Ciller- cienfi. Portoli! poco apprello alla Trappa, e munito di tutte le convenevoli facoltà, e fpedizioni di Roma, di Abate Commendatore di quel Monaftero , Abate Regolare •*>-3 ( 40 ) §©► ad un tratto divenne . A prima giunca egli vide alcun tempo colle leggi introdotte ne’ Monaflerj della firetta Ofiervanza; ma come quegli, che aveva fatto matura rifleflìone , fin da che era Novizio, a ciò che pre- fcrive il Sacro Concilio di Trento. (Seff. 25. deRegular. Cap. 1.) Ut omnes Regitlares , tam Viri, qttàm Mulieres, ad Regala, quam profejjì flint prafcriptum, vii am in- Jìituant , componant; E che la Regola di San Benedetto richiedeva qualche cofa di più di quello, che in detta Ofier- vanza lodevolmente fi praticava ; e in oltre ad una Tanta emulazione {limolato non po. co da i grandi efempli de’ primi Monaci, fpecialmente di Ciftercio, e di Chiaraval- le, PI per poco nelle cefl ( laonde co ci, e fa'' Jagioiiffl 1 « col proj cc feniza dt cienle, appr ffluteè’loi )k ‘Venne, •*>§( 41 )&» nta f jjj, le, determinò di far rifiorire )|| e fjì' nel filo Monallero tutti que- ^ Hfercizj di Clauftral penila. ' * tenza, che allora fembravano .’r Ctt: per poco totalmente involti c ° c nelle ceneri della obblivione; laonde colle fue maniere dol- n™* ci, e fo a vi, e co’ fuoi dotti vonak Ragionamenti, ma piu anco- 5 -defili!: ra col proprio cTempio, v’m- trodufiè a poco a poco, evi riflabilì, colla compiuta Ol- P m > fervanza della Regola di San w!;là Benedetto , le primitive Co- 3 enedetto llituzioni dell’ Ordine Cifter- le coiai: cienfe, approvate , e confer- 1 dettiO mate da’ fommi Pontefici, e ente fip fpecialmente da Califfo II. da adunai Eugenio III. e dagli altri, da noi alatonosj altrove rammemorati , non ! e f en ipl;: che ofiervate da S. Bernardo, fpecialuP e da una infinità di Monaci di Chiari Ciftercienfi per due fecoli in- It ' . teri, «0§ ( 42 ) 20 teri, come più proliflamente di fopra accennammo. Egli è ben vero , che non mancarono certuni, poco della gloria di Dio bramofi, di accufare 1’ Abate della Trap- pa di manifefla fingolarità ; di avere trapalato i limiti da gli Antichi Padri prefiflì ; e di opprimere i Tuoi Religiofi con una Torta di giogo, troppo alla umana fiacchezza intollerabile . Ma tanto è lungi , che fomiglianti calunnie induceflero P Abate generale di Cifterciofuo Superiore ad accagionarlo di foverchio rigore, che anzi fu da quello onorato della Carica di Vicario Generale de’ Monafte- rj di Normandia, e delle Provincie circonvicine. In oltre gli fteifi Vifitatori , e Vicarj Gene- ss I 0 ’*» Ulti feditoli, i fìngola^ M i limit; fri prehffi. fuoi Reli|: .giogo,® lacchezzi! tanto è!: fanti cali .batc lens: Superiori forerete fu da? Calici è de’ M® B ia,e deUc? icinc.Ij? ;oti,' w Gip .«*?( 43 )?► Generali della Uretra OfTer- vanza, non pure non gli re. carono giammai molefria veruna, ne ferongli alcun rimprovero , di efTerli dipartito dalla discrezione , introducendo nel fuo Monaflero asprezze non mai più udite ; ma eglino renderono per contrario Sempre autentica tefli- monianza della Somma edificazione , ricevuta alla Trappa, ravvisandovi con iftupore la conSumata prudenza, e’lSaggio procedere dell’ Abate di Ransè , non che la Santità della vita de’ Suoi ReligioSi, niuno de’ quali, giammai fiatò per chiedere la menoma diSpenSa, e moderazione del* le riftabilite aufterità , come nelle Carte di viflta, già pubblicate alle ftampe,rendeSi mani- -o5 ( 44 ) ^ nifeffo. Quindi 1’ Abate della Trappa procaccio!!! tanto di (lima, e di venerazione in tutto V Ordine, che in una fua pericolofiffima infermità, tutto il Capitolo Generale s’ interefsò con calore nella confervazione della vita di lui, dando, a quello effetto, al Vicario delle vicine Provincie gli ordini piu opportuni , e più premuro!!. Maconciodiacofachè perfi- fteffero i malevoli del noffro Abate in dilàpprovare i rigori, eie afprezze del fuoMo- naftero ; eglj-non per tanto profeguiva di piè fermo V im- prefa, affidandoli colla efatta offervanza della Regola di S. Benedetto , e delle antiche Coftituzioni di Ciftercio, da lui medeffmo,come dicemmo, - ivi ■ ; ì ìch'epcit del nolln ire i rigo- 1 tuo Mo- per tinti rmoPifr :olliefatti egoli dii e antick lercio, d> dicem® 0 ; ivi ■«8 ( 45 ) >• ivi rìftabilite , di aver data compiuta efecuzione al Precetto fovraccennato del Sacro Concilio di Trento, come pure di eflerfi conformato alla mente delia Santa memoria di Clemente Vili, il quale ne’ Decreti generali per la Riforma de’ Regolari promulgati, così a chiare note co’ Superiori favella : lUud porro Superiores omnes in ‘Domino admonemm , ut memores Jìnt rationis, quam in noviflhm die reddituri funt de Grege /ibi commino ; ac propterea omniAudio invigilent , ut qike in eorun- dem Ordinum Regulis , & Con- jlitutionibus , de Oratione mentali, Silentio , ‘Jejuniis , Capitalo culparum , aliìfque Spiritualibus exer - [ 4 6 exercitiis ,prudenter , ac pie fernetta funt , ea omnia , & fingala ad unguem obferventur , intel/i- gantque , fuper bis , veluti fun- damentis , omnium Religionum ledifìcia con Emenda, & ampli- anda ejfe . Ma ciò non ottante, l’Abate della Trappa, bramofo di non prendere abbaglio nel fuo procedere , dopo avere con ferventi preghiere raccomandato al Signore un tanto affare, radunò tutti i fuoi Monaci in Capitolo , e rap- prefentò loro candidamente, di ettere ftato configliato a moderare alquanto i detti rigori , e che però diceffero tutti liberamente il loro parere. A quella inafpettatarichie- fta, “ r l «li *ì /» Mjiiin I ante, l'i. i, branoli bbaglio ntl lopo ara ghiere tt ore un» tutti i fe sio, ersi ididamenti onf #» 1 [0 l^j' 5 die® il « -Og ( 47 ) §0^ fla, rifpofero tutti concordemente, a riferva di un Frate Converfo ; La Penitenza , che Ji praticava alla Trappa , effere di gran lunga inferiore a quanto eia • fcheduno avrebbe dovuto fare , injod- disfazione de ’ propri peccati, e che in vece di fcemarla in qualche parte, conveniva anzi penjare ad aumentarla . Nè qui riflette il provido avvedimento del P. Abate; imperciocché non ancor pago di sì generofa rifpofta, ne fcrifle alla S. M. d’ Innocen- zio XI. con rapprefentargii a minuto tutti gli Ufl, che aveva riftabiliti nel fuo Monafte- ro, per renderlo viepiù conforme all’ antico Ciftercio. Supplicò a un tempo fteflò Sua Beatitudine , a degnarli di concedere alla fua Comunità, il potereleggere i Priori Clau- ■I 03 ( 48 ) SO* Clauftrali , in cafo , che il predetto Monaftero ritornal- fe di nuovo in Commenda; e quel Santo Pontefice con- difcefe a quanto P Abate gli richiedeva , commendando molto la rinnovata Olfervan- za, come dal feguente Breve degli 11. di Agolto del 1678. chiaro apparilce. ÌNNOCENTIUS TAF A XI. Ad perpetuam rei memoriam. Alias emananmt a nobis adfup- plicationem Diletti Filii 'Jcanni s Armandi Bouthillier Abba - tis Jllonaflerìi de la Trappe mtncapati , Ciftercienjìs Ordinis , Sagienfis Dicecejìs , li ter a in fi - 1 nuli forma Brevis , tenoris qui fequitur , videlicet. rei memori am . Solicitudo P a flora li s Officìi , quod Authorc Deo gerimus , nos urget , ut Monafli- co dijcip lino bonum , Jicubi exci- dcrit , opportums rationibus redimere ; ubi vero , benedicente Domino , viget , quantum nobis ex alto conceditur , /z/m, i/gwg augere jugiter jludeamus. Extern ftquidem nobis fecit nuper Bile Bus Filius Joannes Arman- dus Bouthillier , Abbas dMonafte- rii de la Troppe nuncupati , Ci- ftercienfts Ordinis, Sagienfis Dice- cefo , quod ipfe alias Reforma- tionis in Monaflerium hujufmodi , quod in Commendata , ad fui ititani , ex concezione Apoflolica ob- tinebat , introducendo jludio du- Bus ) habitum per JMonacos difti D Or - * 8 ( 5 ° ) §► Ordinis geflavi folttum fufcepit , profejflonem per eofdem muti confuetam , exprefse emifu regalar em , difloque Monaflerio in Abbatem, Authoritate Apoflolicà , prafeftus , Monaflicam iti e a di- fciplinam , prout tempore Sancii Bernardi in Monaflerio Clara Valìis ditti Ordinis fervabatur , adjpirante [aprami favoris auxi- lio , flabilivit , dtf [amiliam [ui Monaderii huiufmodi , quinque JMonacbis conflabat , , #/■ i ;/quinquaginta ór- fiifer Monachi de profetiti mi- merentur , <ér w ipfum Monafle- riurn etiam reperiantur Monachi aliorum Àlonafteriorum Ordinh profilò , qui Ulte Monaflico vi- tot exercitih ad aliquod tempia ope- 4 f* fifiiim , G ^iii #• MÌ 0 >•" lai appi fitti IBI jlé Imi, fu ékitHu flétmji ; ri' ■■08 ( 51 ) 8«» f frfnii. operam dare jolent , «/ /» Z)e/ , <ér antiqua Monadici liiiij In flit liti obfervantia ferventiores evadant . G/;« y ficut ea- icsm [ii{}j detti expofaio Jubiungebat ì pra- ’tyirt ^ f atus Joannes Armandus Abbas ^ vereatur , ne ipfo rebus humanis ii ffrwb exem P i0 ? Monajìerimn prafatum in commendata. Authoritate Apo - {mk% r 0ica > conce d l contmgat , atquetta Rcformatio in ilio , ut prcefertur , f y labilità, qua & aliis Monafie- riis bono e§l exemplo , ut ChrijU- ' ’elium non folum Galiice , jed etiam vicinarum Provinciarum ijifw ^adificationi , aliquid detrimenti \apiat , ac proinde dileffis film jioip Kjufdetn Monajlerii Monachisfa- $0pmltatem eligendi Priorem ipjius Monajlerii, a prò tempore exi- f D z fan- *>2 ( Kk . C 53 ) ^ ’*w ?mtl fa latìs, Ji qui bus quomodolibet iato con^ inno ciaf us exittit, ad effe Bum ferii* jjb prafentium dumtaxat confequen- àum , harum ferie abfolventes , uhm & ah f olmim f' ore cenfentes, i&a- WiinniMà * u f m °di Jnpplicationìbus inclinati , pura J- ^ Monachi memorati Mona ferii ^ utili ir ^ ^ frappe ,fi Ài onajìeriu ipfum, . . polì obitum ditti fo: Armatali Ab- ' ! batis in Commendane, Authorita - ,ll ^ ili }te Apoftolicà concedi contigerit , f * aliquem Monachum exprefsepro - ’jiiii ^f e i]u m ditti Monaflerii, Religione jf* n \ s ze i 0 ? pietate , prudentia , Uftv&foaliifque Monafficis virtutibus con- i ititi» fpicuum , /» Triorem ejufdem li), è lt 'Mnatterii, qui a pr ( efato Abilititi libate Mona ferii Ciarde Vallìscon- j a pefirmari, ac ipfum Monaflerittm I0rde la Truppe in fpiritualibus, ir D 3 m//- «og ( 54 ) temporalibus regere , Mona/lì. camque obfervantiam, & di fi- plinam in eo tueri, & conferva- debeat , (ine legitima cam a Prioratus bujufmodi officio de- poni poffìt Capitulariter, ferva- tifque alias fervandis, aligere libere, licite, & valide poffint, è valeant ; ita tamen ut, ficonfir- mattonerà hujufmodi elecìionis a memorato Abbate Monaflerii Ciarde Vallis denegari contmgat , illa ab hac Santi a Sede Apoftolifi & non alitar obtineri debeat , quamcumque necefjariam, è 1 ofi portunam facultatem, Authorita- te Apoffolicà, tenore pra fattimi concedimus, & impertimur . De- cernentes, eajdem pnejentes lite- ras firmas, validas, & efficaces exi- 4 ,00,& màis, è firmi, ca/miil àmjéi krt,!( irrii, tutfiiink, ^ttmtipii taf p, $tftn fcì5!'i(t ttin »)» S "''V ss)»- Wiaii, exmere, & fon, jmfque piena - ’ r 'i(?Hif r nw > ^ ' 2ntc g ros effe gius fonivi, wfcj-i ^ °^ tl!2ere > r(l$ Monajkrionm, & Qrdinis pf£- Itìtiffatorum etiam juramento, con- 5 D 4 fir- tti ( $6 ) se» firmatione Apojlolicà , vel quavh firmitene alia roboratis Statutis, vel Confiuetudinibus , Privilegi quoque , Indultis , <£* Apofiolich literis, in contrarium prami forum quomodolibet concejfis , confirma- tis , innovatis. Quibus omnibus, & fingulis illorum tenorts prafentibus prò piene , <£■ fujp- cienter expreffis , <&* verbutn infertis habentes, illis alias in fm robore pennatifuris, ad pratnif- forum ejfetfum hac vice dumta- xat , fpecialiter , <&• exprejse ck- rogamus , caterifque contrarili quibufeunque .. 3 .. Datum Ro- mee apud Sanffam Mariam Ma * prem fub annulo Pificatoris , ^ 11. Augufii 1677. Pontificata no fin anno primo . C 0 ÌHÌ0 r( 0 11 M miti, m (tifiti» fa fa: Ctw *a( 57 )§«*• Cimi autem (kilt prcefatus fio amie s Àrmandus Abbas , no- bis denub nuper ex poni fecit , ve- reatur ne , tempore procedente , dì A a Reformano , & in Mona- fieno predillo /labilità dijciplina corntat , nifi iUius conjervationi per ampìius conjulatur . Nobis propterea Immilli er fupplicari fecit , ut in pr#mìffis prò videre opportune , & ut infra indulgere , tìfc benigniate ro- fejjìonem regularem admittere , omnefque Offici a le s , tfc Minifìros in eodem Monaferio indituere valeat . £V adveniente didi Ab - batis Mrmandi obitu , feu vaca- tione didi JMonaflerii , /tfr dimiffionem , 0 #/ ali quo vis modo ex eius per fona contingente, Monache, qui fune in Officiò repe * vietar *62 ( 6o ) 20 rietur , prima elezioni Prioris , cateris vero fubjecuturis eie òmnibus de triennio in triennium , ut prafertur, faciendis , Subprior eiufdem Monaflerii refpeclive pre. fi de a t , authoritate prafata , /e- «ore prafèntium concedimus , é” indulgemus , ac jlatuimus , c^or- dinamus. In r e li qui s vero omnibus prainj'ertas noflras literas , é* /» m contenta quacunque , firma , illibata remanere vo- lumus. Decernentes par iter eaf- dem prafèntes literas jemper jìr- validas , <&* ejficaces exifiere , [ore, fuojque plenarios , é" integros effeflus fortini , <&* ^ pariformiter fuffraga- ri, & obfervari; ficque in pra- mijfis per quofcunque Judices ordì- I'» !B tornii* lumis,? t iis ivi » ìfm ki. MUlìfllt) rcumm •s puntini wjffljitrfi (firn ® pipimi ■firtiri,f ni tir fife fcf 11 ? |ltf P'f 6 1 ) 2o» dinarios , & delegatos , e tiara cau- farttm Palatii Apostolici Audito- res indicavi , èr definivi debere , ac irritimi , & inane fi fecus juper bis , a quoquam , qnavis authorita- te Jcientev , velignovantcr conti- qerit attentari. Non oh SI antibus pramijfis , Confiitutionibus , dr Qrdinatìonibus Apojlolicis , necnon omnibus , & fingulis illis, qua in li- teris prafelitibus concefjìmus non obfiare , cateris contrariò qui- bufcumque. Datum Roma apud SanSlum Petrum fub annido Ri- fiat oris, die 23. Maii 1678. Pontificatus noflri anno fecundo . Slusius. Nè qui dobbiamo palTare fotto filenzio un fatto, che chiaro dimoftra la {lima, che il Beatili!mo Pontefice Inno- cen- •*®é( 6 2 ) ?«► cenzio XI faceva del noftro Abate. Caduto quelli in una gravitàma malattia, {lavano i Religiofi in molta apprenfio- ne di perderlo ; e tanto più , che non riufciva loro d’ indurlo a rallentare alquanto i Tuoi rigori : onde per lo defi- derio, che avevano di rimediar pure , fe fulTe potàbile, alla irreparabile perdita, che gli minacciava , animati da un fanto ardire , portarono con una Lettera loro doglianze a’ piedi di Sua Beatitudine che fi compiacque far loro rifpondere dal Cardinal Cibo luo primo Minillro , colla feguente Lettera, piena di tutte le dimollrazioni di llima, con cui fi fuole onorare una Virtù eminente, chiamando in elfa P Abate Virimi egre - é f “ X il'cipltf 11 ’ |refl ° c11 Perii «d lì Sili! liti Mtl «dii anni 'pntopiì ■ ‘oro j’ij. : Quante i per ino di nu. le pollili, «dita, di animati ii portar!» aro doglie i Beatimi- piacque t ial Carditi i Mimftto ertera,pi^ iftrazio®- i fuolc $ , mente, & Abate \ì ist ■*8 ( 63 ) 20- egregium } e Cantilli ma la Tua difciplina, eoa approvare in eftremo ciò , che aveva fi felicemente intraprefo in un fe- colo rilalTato, e corrotto al pari del noftro. tAdmodum Reverendi Patres. Periucunde acciderunt S. Maria de Truppa , Ciftercien/ts Ordinis . Da quel tempo in qua la noflra Riforma non pure non ha incontrata moleftia alcuna; ma i fommi Pontefici , i Vefcovi, e i Principi P hanno anzi colmata di favori , e di grazie. In pruova di che ballerà fol tanto rammemorare, che la Santità di Noftro Sig- Papa Clemente XI. felicemente regnante, moda dalle pre- murofe inftanze dell’ Altezza Reale del Granduca di To- fcana Cofimo III. l’ha intro- E dot- ( 66 ) gè* dotta, con tutte le regolariOf- l'ervanze, praticate alia "Frappa, in quelta Badia di Buon- lollazzo , parimente dell’ Ordine Cidercienle, della Provincia di Tofcana, come dalle lue Lettere Apoftoliche, qui appreffo trafcritte, rendefi abbondevolmente manifelto. CLEMENS PAPA XI. tAd fiutar am rei memoriam. Expom nobis nuper fecenmt diletti filii Abbates Regiminis Provimi Tu fida , Congregationis re- formata 5. Bernardi Monacho- rum Ordinis Cifiercvnfis , qud ipji piis diletti Filii Nobilis Viri Co fini E mirice fibi feubjettte Magni Ducis votis obficcamiantes , Monajlerium Santti BartholomA Boni Solatii mmcapati , prope, & 4 'intinti 1 fykéè M pii limiti ■«8 ( 6 q ) I & extra muros Civitatis Fiorai- Provincia, & Congregano- ite (uSn vis pradifìarum , mia cimi omnì~ & jingulis Miusbonis , mobile cornei ^ lls ’ ^ * mm °bMbu $, juribus , é° \pollolicl a Aio vi bus quibufeumque ; Dìledis rirte,ren \pariter filiis Monacbis Monaflerii e roiuifé B. Maria de la Truppe nuncupa - M II //, d'idi Ordinis , Sagien/ìs D'mce - / > £ Galila , noftro , adfeitis , r fauna un0 ex ipJ ts > diledo Filio Malachia Garneyrin , prò// . 0^ perpetuimi concejferunt , é" ^ 1 fri,\ conventionem , Juper conceffione ir k buiufmodi devenerunt , «/*» infra- h/criptis padis , conditionibus , <&* ; Birt’* declarationibus , videlicet. Primo , J )f : E 2 quod •43 ( 68 )%> quod ditti Exponentes nuper pr^ fatimi Malachiam , tanquam Su , periorem primo ditti Mona Perii recognofcentes , poflquam necefi. riam ad hoc facultatem a nobh t érhacS. Sede obtinuerint , ipfm Uhm Abbai em, ad ejus vitam, cum omnibus , & fingulis Abbatumjn ribus acuiiatibus, & prorogati vis folitìs , & confuetis , eligere de heant Secundo , bona dittis Mom chìs , ficut praemittitur , cefalo, eos cum omnibus , & fingulis oneri bus , & gravaminibus , Mom flerium primo dittu , illiufque Me nachos hattenus ferri Jolitis , de jure debitis , tranfeant , gnanter Monaflermm Ci felli ma cupatu Civitatis , & Congregati fl- prfi dittar um , illiufque Abbi- tes , £ ^ ^«n -OS (69)?* & Monachi, juxta folitum, ) Ìpi ì ,è > prout hucufque j'ervatum futi, uktn 1 -etiam m po forum, totum quincien^ 'tmtr'mt jùum Camera No foce 4 •*>r( 70 )?©•• re , & fpettare contigerit , comi mient , continuare teneantm , 7>mo ditti Monachi ce/ponimi Regimen Ciflercienfe Etruri$ hua- rum Superiorem femper , é° iti per. petuum recognofiere teneantm , eifileni modo , ó* forma , quihuùw Galliapro tempore exiflentem Ai hatem Generalem Cittercii magnofcunt , ér recogno fiere temi- tur, eidemque Regimini facilitai JMonaflerium primodittum , illkj- que JMonachos , per Vifitatom a Capitalo generali deputandoci quinquennio in quinquennium vi- fitandi , eifdem pariter modo , é forma , quihus idin Gallia perii- ttum Abhatem Generalem fervi- tur , competat . Quarto denitp in elettiombus novi Abbatis einf dm jj(Ì0 M ìhpé riéktfZ Wm e x l0 ) : * *©§ ( 71 ) go* dem Mona lìmi , tY quacunque,pro tmn, temporefaciendis , (heper obitum , J^i (4 five per refignationem , alias fflftl inri;, quomodocumque ilìius Abbatis of- jìcium vacare contigerit , unus ìfieri ut Monachus a di fio Regimine depu- rfm,jt tatus intervenire , «//// sntxifm ’dlius P r sfinii a , affi(lentid fie- m Ci M ri debeat , ad hunc effe Bum Pri- wwfìttc 01 l Pf tus Menajlerii ‘Patres dicìi ji Regiminis mettere debeat , ut di- mélii ^ lim ( b’putatum , qui elcBioni hu- iufinodi prceffi , nominare curent ; è” fi is intra menfem , pofl moni- tionem huiufmodi non venerit , £ i J in Gufo 1 ■*2 ( 7 2 ) affumptus fuerit , defila dl gnitate , regimine predillo in - ve flirt debeat , é" ita femper , indìfpenfabiliter fervetur, & alias prout in publico defuper confetti In frumento uberius dicitur conti neri. Quare tarn exponentes , Malachias prediali No bis humili- ter fupplican fecerunt , ut /ibi in pramijjìs opportune provider e, è ut infra , indulgere de benignitate Apoflolica dignaremur. Nos ifi- tur ipfos exponentes , & Mala- chiam fpecialibus favortbus , è gratiis profequi volentes , & eo- rum fìngulares perjonas a quibuf vis excommunicationis , Jufpenjio- nis , & interdigli , aliifque eccle- fiafticisJententiis , cenfuris , & pai- nis a iure , vel ab homine, quav 'n occa - ette 1 j(lj00 votisi (utili) tt m,esf w/ékj uféièjt nèlikt ì Matt (ufo ” fr H ih Aéiiij '« fimìk rtàhits mur. ;\; ■/«, i? “ : famk vikti ,? 0 ( 73 ) §»*■ occ afone , vel zw//# /<#/$ , /? quibus quomodolibet innodata exifìùt , z?z/ effe Bum prafentium tantum con- fequendum , harum ferie abfol- 'ventes , <ér abjolutas perjonas fiore cenfentes , huiufmodi fuppìicatio- nibus inclinati , conventionem in- ter partes prediclas initam , ut prq. fertur , zv/7/z omnibus pattìs , zw/- ditionibus , <&• declarationibus fu- pra expre/fis ? authoritate Apostolica , tenoreprafentium confirma- tnus , <&* approbamus , illifque in- violabilis firmitàtis robur adiici- mus , ac omnes , <&* Jmgulos iuris 9 ac fatti defettus fi qui defuper quomodolibet intervenerint, fupple- mus , necnon dittis exponentìbus 9 ut prdefatum Malachiam , modo capax , idoneus exiflat, ■*8 ( 74 ) ** iti tAbbcitew primodifti Monade- rii S . Bartholomai Bonijolatìi , cum omnibus , c-r fìngulis pr fallii '(mini, r (M/uft].! lm'r,fc fifnjà ini ,?™a m,aà. ’tiimin » ir. Dm i mijtf 'n,è$ ufìj; j (irti ’ 1 if! slatti +*(7 $)*►. ijitomodocunqne fpc&abit , i» 0;»- nibus , per omnia plenijfimè Juf- f vagavi , ér m refpeflive in- vio/abiliter obfervavi , Jìcque in pvdemifjìs ,per quofcunque Juclices Qrdinarios , é* Delegatos, etiam caufarum Palatii Apoflolici Auditor es^udic ari , 0/ definivi deber e , irritum , é" /W/20, fiJecus fu- per bis , a quoquam , quavis autho- vitate , fcienter , vel ignoranter contigerit attentavi , «o» ob fi antibus pramijfis , quatenus opus fìt , fei Ree. Paulì II.& aliorum Romanorum Pontificum pr V ^114, 1 ^ itti A Dilli ifrnéìk Indilli i,j n cmm làktm ’r mnà Jin^àin tiks fnjt ixprtfs,; il dÙM ni iif inai fi nfsèitf: ruriilS 91 ' ,$/¥'■ ■**(77 )k»- Siavi am Maiorem , /irl» annido Pifcatoris , die i 9 Septembris 1705. Tontificatus nojlri anno quinto . F. Oliverius. In fomma nel mefe di Aprile dell’ anno corrente 1717. la pietà, e lo zelo dell’ Emi- nentifs. Sig. Cardinale Albani Abate Commendatore del Monaftero di Cafamari, pure dell’ Ordine Ciftercienle,nella Diogefi di Verdi, ha ottenuta dalla Santità del Re. gnante Pontefice fuo Zio ampia facoltà, di ftabilirenel prefato Monaftero la noftra Riforma , come conila per lo feguente Breve a’ 7. d’Aprile dell’ anno medefimo emanato; e fin dal Mefe di Giugno profilino paftato v* andarono alcu- ■«2 ( 78 )§<► alcuni de’ noftri Monaci di Buonfollazzo, a’ quali fu dallo fteffo Eminentifs. Nipote di Noftro Signore dato per- fonalmente il pofleffo di quella infigne Badia. CLEMENS PAPA XI. Ad futuram rei memoriam, Expojuit nobis nuper dilettiti Film nojler Annibai S. R. E. Car - dinalis ^Albanus nuncupatui , nojler fecundum carnem , ex Fratre Germano Nepos y Abbai y feu perpetua Commendatarius Mona- fterii Abbati. Alari# de la Trappe nuncupatos , e)ufdem Ordinis , Sagienjìs Dicece/ìs , [abrogare intendati ad quandam con- ventionem cum Monachis fecundo- ditii Monaflerii, faper fuhrogatio- ne eiufmodi, acprimoditii Mona * i 7 m 7 concezione , refervato ta- men noflro , dr Mw Santi# Se. dis beneplacito, novi [ime devenit r fub diverjìs patiis , dr conditioni- bus , prout uberiìis continetur in quadam fcriptura dejuper vulgati idiomate con feti a. Quare meni or atus Annibai Cardinalis Ab- bas , perpetuus Commendata - rius •«©?( 8o ) g» rius , tam[ito , quam pradifiorimi Monachorum B. Maria de la Trappe nomine , nobis humiiiter fupphcavit , ut Jìbi , ac eifdem Monachi in pramijjìs opportune provider e , & ut infra , indulgere , de benigniate Apofiolica digna- remur. Nos igitur ipjius Anniba- lis Cardinali Abbatis , feu perpetui Commendatami votis , quan- tum cum Domino pofiumus ,favo- rabiliev annuere , dittofque Moti achos fpecialis favore grati pro/equi volentes , eorumdem Mo- nachoru Jìngulares perfonas a qui- bufvis excommuni ationis , fufpen - Jionis , ér inter ditti , aliifque Ec- clcjtajlicis Jententiis , cen/uris , & poenis ajure,velab homine , qua- vis occajìone , vel caufa latis , fi qui 7 % min ^ V* tf *4 T # 11 . ì ’tói, fa iriivsti s,f ptlmjt fmi fi ,e mmk ispirimi il Ì(ttÌ0$ Ijìl) 010“ ? -&}( 81 )§<* quibus quomodolibet innodata cxi- flunt , ad efeclum prafentium tantum confeqaendum , harum ferie abfolventes , <ér abfolutas fo- re cenfentes : huiujmodi japplica- tionibus inclinati , de nonnullorum ex Venerabilibus Fratribus noflris eiufdem S. R> E. Cardinalibus , fuper hoc negotio a nobis fpecia- liter deputatomi , confido , mota proprio, & ex certa fcien- tia , matura deliberatione no- flra , Apojlolic a poteftatis plenitudine , pr tedi do Annibali Cardinali Abbati , feu perpetuo Commendatario , z# Abbatem , Monachos pradiclos a praditilo Monafterio Cafemaris amovere , é” z’/z eor/zzzz locum diftos Monachos B. Maria de la Truppe , iux- F ta «os ( 82 ) (iota pranarratam conventionem transferre , & fubrogare , alia- que omnia , & /iugula in pramif- Jìs quomodolibet neceffaria , ér opportuna facere , & exequi libere , ér licite poffìt, & valeat , quamcumque necejjariam, érop- portunam facultatem , ér licen- tiarn , tenore prrefentium, conce - dimus , ér impertimur , fo«- 'ventionem inter par tes pra dittai hit am , putatur , confettami defuper fcripturam prainfertam^ cum omnibus , ér Jìngulis pattis , ér conditionibus , aliifq\ in ea quo- modolibet contentisi harum ferie confirmamus , ér appvobamus filli f que inviolabilis j 4 po[lolicce fir- mitatis robur adiicimus , ér ér Jingulos iuris , é” fatti defe- ttus A ■ 0 V 0 Mlés IH ittiut ; ris,M Jkf/ tia futi m funi mjm bàttiti ll km ) ( ' t5 % % ’> e- ab k cri M*,èt Ìwm,K 'ritmai tmmfri ur, m[tk in fMÌi[tr* 'Jiiijiàfi aliij f; ««] fu, b0> u fatanti ; & -o«( 83 ) 9 > Bus , ft qui dejuper quomodolibet intervenerint ,fitpp tennis , bis ta- men fuperadditis , ac omnino fer- vandis conditionibus . Primo vi- delicet : quod a prodiftis Mona- dati in di fio Monajìerio Cafiema- rhyficut prqmittitur , admittendis, Abbates regulares , adipforum vitata, iuxta eorundem JMonacho- rum ufum , cum omnibus , & ftn- gitlis tAbbatum iuribus, facultati- bus , <£• prorogativi folitis , ^ confuetis eligantur . Abbas vero huiufmodi prò tempore femper ltalus eligi debeat , Monachi , quantum fieri poterit , etiam Itali admittantur . Secando : ditti Monachi fic fubrogandi , atque Mo- nafìerium , Abbatia prodiga ■ Regime» Ciflercienfe Etrurio in F 2 eo- •*§ ( 84 ) 2°* corum Superiorem Jemper , & per - perno recognofcant , é" recogno- fcere teneantiir , iifdem modo , é- forma , quibus in Gallici prò tem • pore exiftentem tslbbatem Gene - ralem Ciflercii recognofcunt , è 1 recognofccre temntur . Eidemqne Regimini facuii:as pradiftum Mo- naflerium Cafemaris , illiufq ; /Wo- tiachos , per Vijitatores a Capituh generali deputandos, de quinquennio in quinquennium vijhandi , «- fdempariter modo , é" forma, qui- bus id in Gallia per didimi Abbi- tem Generabilijervatur , tat . Tcrtio : in elechonihus novi Abbattè epufdem Monajlerii Cafi- maris , c.v quacunque caufa prò tempore faciendis y /heper obitum, Jive per rejìgnationem , #///• quo- l/f ^ 1 Wwfriu Atei ruiiiufa •WKr.ife uj/rdàii m,àk Jtsrtsib àsjip •«©3 ( 8 5 ) se* quomodocumque illtus Abbdtis of- ficiuni vacare contigerit , umis Monachus a ditta Regimine deputarne intervenire, ac elettio ami eius profani a , è? afiifìentia fieri debeat , & adhanc effettuiti Prior ipfius Monaflerii Ca/carniris M0- nacìtos ipfius Regiminis monere debeat , ut dittum deputatimi , qui elettioni buiufm0dipr t efit, nominare curcnt , é° fi is intra menfem iminifi ;jc do,? fallir ifa jervmJ i die!» il jkiiiip” 0f!l fcfef pofi nominationem huiufmodi non venerit , eo elapfo , Prior eiujdem Monatterii Cafiemaris Capitulum illius dMonackorum , ut ad ele- ttionem procedant , convocarepof- fit; hifque omnibus cajibus , quij- quis ex illis in Abbatem canonici’ a/Jmnptus fucrit , de fu a dignita- te ì ac Regimine prreditto in ve filile 3 ri ( 86 ) §> ri debeat , & ita jemper, & m- violabiliter fervetur. ‘Decernen- tes eajdem pr ««,t4 "if/inj C” ini f li : éimtrfi f , è- fm f f? Ifà kr mniiij }; uhm i/rèfm 'itffinp m ((inni t ìcféi M 0 iiàtiik t jf isvis nM ■ 0(10 fi Acfi ■*og ( 89 ) Sfl»’ ftra , r*)> ** ) afe D; ? ''"Km. v $, mk i juvd! t/l pi M,éiHlii,tn unta [faid i; < 7 j,?inéi'à. *98 ( 91 ) §<► fererentur , prafentibia prò piene , <&* fufjicicnter expreffìs , dr verbuin infertis babentes, ilìis alias in Juo rotore pennatifuris adprtemi JJorum effettuili , hac vice dum- taxat Jpecialiter , & exprefsì deroga mas , caterifque contrariis qmbufcumque. Dat. Rornai apud S Mariam Maiorem fìtb ninnilo Pifcatoris, die 7 Aprilis . Pontificatili nojlri anno decimofepti- .. mo. tj ^ * 1 • j j • j, Ci diamo a credere di ave- (tiicrm re comprovato ad evidenza, con quanto abbiamo riferito crii, tilt bn ora , qualmente i Mona- ^ er ) » e li Monaci di Buon- r J; e follazzo, e di Cafamari,non ■ uV c °ftituifcono alcuna Religio- ^ ne novella, dalla Santa Sede tojiiw 11 ' non approvata, ma eh 7 egli- «03 ( 9 2 ) no fono veri Religiofi Cifter- cienfi, uniti al Corpo dell’Ordine, lotto la dipendenza de’ Superiori Maggiori delle Provincie ; che la Riforma ivi introdotta , e {labilità, altro non fia , che 1’ OHervanza e fatta della Regola di S Benedetto , e delle antiche Co- {lituzioni dell’ Ordine di Gi- flercio , come I’ atteflano due Abati Generali del detto Ordine, cioè a dire D. Niccolò Larcher nella fu a Patente data li 9. di Luglio dell’ anno 1711. e D. Edrnondo Perrot in un’ altra , fatta fotto li 18. di Gennajo del 1716- nelle quali Patenti teftimoniali» i fo- praddetti Abati, riconofcono i Monaci della Trappa, e di Buonfollazzo, per veri Profelli dell’ Ordine Ciftercien- fe, itetelo. tót Fr 110 > fffisfGa Gnffés llMtlij v m ■ htrmiMj «fitriti imitili i Mas Moni1 ‘mas % frmh ffiji lltis OJorf lèniì t ■« 3 ( 93 ) scic , non che veri OiTervatori della Regola di S. Benedetto, e de gli Ufi primitivi di Ci- ftercio. Nos Ir. Nicolaus Larcher Abbas Ci- Jìercii, Sacr# facultatis Parìjìenfis Dottor Theologus, Chriflianijjimi Re- 1 ci SI * ls ’ 111 f a P remo Burgundi# Senatu Sfornili Jlltn mtichcG rdintlE teftanott :1 denoti D.for fui Pie o dell 'e jndo Per, fono»; 171 M nonio' 1. ’rappì'f; >r veti 1; primtts Confìharitts natus , Univerjì Ojìerci enjis Ordinis Caput, ac Su- perior Generalis, eiufdemque CapituU Getter alis plenaria authoritate futi- gentes ; falutem univerjis . Strìiliorem Ordinis nojìri Obfervantìam , corfefti irrigante Agricola, iuxta primitivas Patrum nojìrorum Injlitutiones , è Mo- mjìerio de Truppa , non fine ingenti gaudio in Bonoj'olatio , & aliis pluri- ribus Monasleriis transplantatam com- peri in us magnavi ac ce pi fi e in creme n- tum , ac per uberes virtutum omnium fruftus mirum ubique fparjfie fuavi- tatis odorem . Verum qui non dormit Inimicus videns iratus e si, infremuit, & tabuit , tiec valens fanftum hoc ex Deo *>?. ( 94 ) ^ Deo coiiflium , c?* opus diJJolvere, mordacìbus faltem convitiis impetere aggrejsus ejì : ita ut fervor Orationum, & auflentas vi chi s , & fpiritus pan. pertas , qui bus ^Angelici Eremorum tllorum IncoU Deo fervire Jhtdent , nedittn habeantur in derijum, jed & novitatem redolere, & tanquam in- folitus vite breviande modus , ac hi- jìitutum a S. Sede nufquam fnijje ap- prabattini a multispublicetur ; Nosve • ro qui variis SS. Pontificum Decreta, & mviffimè Brevi fel. recor dati onis Alexandri Pap. VII. die 9. Aprila 1 666. Capitulorumque noslrorum generali um Conftitutionibus inherendo, tenemurftriStiorem Obfervantiam, non modo prole gore , ac zelo Charita- tis compiesti, veruni etiam prò vi- ribus dijfundere, ac propagare, cun- Siis notimi facimtts , re mature per- pen> a, ex re lattone proborum viro- rum nobis faSta, illud Dìfcipline re- gtilaris genus in prediglis de Truppa, Bonofolatio , & aliis ejufmodì Mona- (tertis praSticatum , nibil aliud effe quam ".fc, '">(1 traili,(, ,CI fati "w fa “ tojjiBj *d«, «li nafif. «ferii fj 5 >mDok 1 rmk* ili 3 ( 98 ) §<► rum Ordinis nojiri Ujuum ex eretta, itones , qmbits ab initio uj'que nane, fammi Pontifica confirmaiionìs jm robur cum j'emper adduleriut, & fu. premi Terree Prwcipes protedionem, & fummos honores tribuere digitati (ini, ita Ó* nos Obfervami am tdam , infoienti^ , aut ìnconfideratmns fu. Jpicionem non mereri, hmno dìgnm effe iudicamus, qute maìoribus in dia Cedi cumulata benedidmùbm , omnium edam noftrum favoribus, & grains excipiatur. Datum Bifuntu Jé nofiro , fecretariiq; mftri figno manuali , necnon Sigilli mftri impresone. anno Domini 1716. die 18. Januemì. Fr. Edmundus Ab. Citi. Gen. Fr. Comcau Secretarius. In Gomma la Sacra Congregazione delia Difciplina Regolare, mai Tempre qualifica, come dell’ Ordine Cifter- cienfe, quello Monallero di Buonfollazzo, nelle facoltà, c-he fi degna concederci di tetn- t®P°. Il tutti ricever # Ckl’d Hfjo/d Em r mi Lftit ne Citi mente 1 fono d ultimati efTo, è perciò l piacciati licerai i km '‘Nlt*' r Miiiain jktim-i Ì.W»ì^ Mtràii &M,I fimi ii, m ffiSifm vinifr ifnt if firn JS Ab.Csi: pereti®. >3craCof )ifcip!®' ipre fjj rdine 1“ Mon^j nelle ;OI)C# lii *os( 99 )*► tempo in tempo (giufta 1* ufo di tutti i Regolari d’Italia) di ricevere, evelHre iNovizzj. FORMOLA DEL MEMORIALE Che V Abate di Buonfollazzo trafmette alla Sacra Congregaz- della Difctpiina Regolare, per la facoltà accennata pur ora , colla rijpojìa di d. Congregazione. ri Eminentifs. eReverendifs. Sig. L ’ Abate del Monaftero di Buonfollazzo, dell’ Ordine Ciftercienfe, efpone umilmente alle E E , V oltre, che il numero de’ Soggetti, che fi fono degnate dargli licenza ultimamente di ricevere in elfo, è già finito ; fupplica perciò le EE. VV- che fi compiacciano concedergli nuova licenza per altri Soggetti ; che della grazia, ec. Sacra Congregai io fuper Difciplina G 2 Re- •«o?( ioo)é?o*- Rettilari licentiam impertitur Supe- rioribus ‘Regularibus Or dini s Cifter- cien/ts Etruria , ad quos pertinet, ut pr,cter Novitios per modum provifto- nis ìam concejjos Monaft crìi S. Savi- iti , Pijana Dioecefis, bac vice tantum, alias duodecim Clericos , feti Cborijìas, & [ex Laicos, feti Converjos, nomine Monafterìi Bonifolatii , ad babitum probatìonis , pariter per modum prò- vifionis, recipere in eodem Monajle- rio S. Savini, & finito tempore No- vitiatus ad Profejjtonem admittere licite poffìnt, & valeant ; fervatis ta- men omnibus, & jìngulis de iurefer- vandis , Conslituttonibus Ordinis, cut- terifque contrariis, quibufcumque non objìantibus. Roma: i z. Septcmb. 1717. J. Card. Imperia!is Prs£ J. De Vico Secretarius. Quello parimente è lo fide della Sacra Congregazione de’ Vefcovi, e Regolari, come chiaro dimoftrano le due Bolle riferite poc’ anzi, per lo 110- 1 ftro «•2 ( IOI ) §<► {Irò ftabilimento nelle Badie di Buonfollazzo , e di Cafa- mari. E la facra Penitenzieria dinomina Tempre Abate dellapiU jìretta Ojservanza dell ’ Ordine Cifìer- cienfe, quello di Buonfollazzo, ne i Brevi , che le occorre d’ inviargli. Ditello nobis in Còri- fio Religiojo Viro Abbati Monachorum Cislercienfùm Qrdinis S. Benedici Jìritlioris Obf'ervamix Monajìerh S. Bartbolomcei Bonijòlatii nuncupati, prò- pè, et extra muros Civitatis Fiorenti?, Congregationis Re ('or mata S. Bernardi Pr ovina £ Tnftie ( 10 3 ) ^ afylendis Novemùris ufque ad Paf- iba, iuxta conjtderationem ratiouis, orlava bora notiis furgendum ed, ut mdkè am finis de media notte fau- jetur . Si è creduto con diverfe infigni Congregazioni Riformate deli’ Ordine di S. Benedetto, che per sfuggire gl’inconvenienti , e gl’ imbarazzi, infeparabili dalla inegualità delle Ore , verrebbe!! a fecondare lo fpirito del Santo Legislatore , fi Piando 1’ ora della fveglia , alle due dopo mezza notte, giuda 1’ ufo di contar 1’ ore in Francia. L’ Officio della notte ( cioè Mattutino, e le Laudi) coll’ Orazione mentale, dura comunemente due ore , e un quitto; e dipoi giammai non .andiamo a ricoricarci, tolto- G 4 ne «02 ( IC^)^ ne le Domeniche, e le Fede comandate, fondati fopral’ ordine efpreiTo, che ne dàS. Benedetto , d’ impiegare il tempo, che immediatamente ìuccede all’ Officio nottui- no, nell’ imparare a mente li Salmi, ovvero in qualchelet- ibidem tura fpirituale : quod vero reflit, temporis pofì vigilìas ( che è quanto dire 1’ Omzio della notte) a Fratribus, qui Pfalterii, veliedio- vani aliquìd indigeni, meditatiom in- ferviatur. Quello lì è il fenfo , che i più dotti Cementatori della Regola hanno dato a quelle parole , Meditationi in ferviatur , le quali in quello luogo altro non fignificano, che Rudio, o attenta lettura, affine di apprendere ciò , che lì legge , z di trafmetterlo dalla mente a! cuo- cuote quale’ [opri dare: ta al: pitol( Reso menti Marti della li SA già rat ridico lionato Tutti 1’Orar % fepre pii Win i (cheè^ 0 dèli! 1 jkii,® i/, diate 1 fenfo,j curatori ì dato Jf- ni inf(0- iogo alrm ? : {tudiOi 1 * cuore . Chiunque bramafle qualche più diftinta notizia l'opra quello propolito, potrà dare a Tuo talento un’occhiata alla dilucidazione del Capitolo ottavo della nollra S. Regola, nell’ eccellente Contentano del P. D. Edmondo Martene, dottiffimo Monaco della celebre Congregazione di S- Mauro, del quale mi converrà prevalermi lovente in quello piccolo Icritto, avendolo, con mia foddisfazione, già ravvifato per Autore veridico , lineerò, e disappaili o nato . Tutto l’Officio Divino col- ¥ Orazione mentale, dura a un diprelFo fett’ ore , e mezzo per giorno , compresavi ancora la Meda grande, che noi Sempre cantiamo, nel canto Gre- ■ o ? ( 106) §<► Gregoriano , come pure gli Officj di Prima, Terza, Setta, Nona, Vefpro, e Compieta, dal cominciamento dell’Inno Te liicts ante termimm , fino al fine. Precede giornalmente alle Ore canoniche il piccolo Officio della SS- Vergine , falvo però a Compieta, che lopon- ghiamo in ultimo, aggiugnen- dofi appretto il lolennc Canto della Salve Regina. Almeno per la terza parte dell’ anno , cioè in tutti igiorni di feria, dopol’ Officioca-’ nonico , abbiamo in ufo di recitare parimente 1’ Officio de’ Morti. Le Domeniche , ed altre Fefte comandate, ci alziamo per Mattutino , e andiamo in Chiefa un’ ora prima del fo- lito, [oefp[ e ‘ 10 ' percioct !enne,c D0 rente, ( litet km Orènei inali. Inoltri ripa! Sol avendo e « reti rottemi noi ei b i mezzo fon peri itvteie. ™ noi 8% d c °ìoe ( umpi cti '»i fisD|| i unente £ •iccoloì 'gine, (ik. che lopc lem b 'ù, tempi' i tutti $ ’ oM 5 in J ' e roti ■ M iti®*; ( 107 ) Salito , ordinandolo S. Benedetto efprefTamente : Dominio) die Rtg x- temprrihs furgatur ad vigilias; im- 11 • perciocché P Officio è più Colemie, cantando vili in nota il Te Deum , e 1 * Evangelio corrente , colla Dodologia , Te decet laus , come in tutto 1’ Ordine di San Benedetto collii mali . In oltre nelle undici principali Solennità dell’ anno , avendo noi per collume di cantare tutto P Officio della notte in canto fermo, allora noi ci leviamo precifamente a mezza notte, e P Officio dura per appunto quattr’ ore intere. Vuol qui notarli, che avendo noi fol tanto un ora il giorno di Orazione mentale comune, fi è lafciato in arbitrio 4 ( 108 ) §<► trio di ciafchedun Religiofo di sfogare in particolare gli affetti del Cuore d’avanti al- 1’ Auguffilfimo Sacramento. E vaglia il vero, eglino fon per modo fedeli, ed affidili nella pratica di quello Santo Elercizio , che tutto dì ve n’ ha più d’uno in Orazione,ne- i tempi dellinati per le priva- R*g'C. te Letture fpirituali . Si cmi 2 °' borni nibus potentibus volnmus alitpt Juggerere , non prafumimns nifi am burnì li tate, <£r re ver enti a ; quanto m- gis ‘Domino Deo unìverjorum, crn omni burnì Utate, puritani devo- tìone fupplieandum esl ì & non in multilaquio , jed in pur nate cordisi compunzione lacrymarum nos exaié- ri fciamtts. Et ideo brevis deb et effe, & pura Or atto , nifi forte ex affeèn, & ìnfpìrationis Divina gratta protenda tur . In Conventu tamen ommè brevietur Or alio , 9)§<* §• U. de' Sacri Arredi , e [jn Ornamenti di Cbie/a . SiciaitùVJOi abbiamo altresì proc- ), edi; ^ curato di conformarci ne’ li ( ^ Sacri Arredi^, e negli Orna- nienti della Chiefa, all’ antica utt0 femplicità de’ noftri primi Pa- 3 mimr dri, e Inftitutori, anzi, per me- j yglio dire, di tutti gli antichi ;Li; ti Monaci, i quali non avendo . atat P“ J° P i& Chie fc Pubbliche , jtonwt-ma lolamente Cappelle inte- ■ m ^d riori, per loro ufo particolare, fi fegnalarono ancora in effe ^pwiiell’ amore della fanta Po- 'eilìf verta, appagandoci delle Pia- wniittenete di femplice Camellotto, uriw^od’ altre materie di refe , o drw^di lana, con galloni, e frange ijij‘0 1 pure di feta, fenza oro,oar- i'^f gento . Permifero tuttavia , y mlv) che •«>3 ( 110 ) ?<► che fi adopradero i Paramenti di Drappi di feta, che trovati fi fodero nel prender pofTedo di qualche Monade, ro, che unendoli all’ Ordine, avede abbracciato il noftro Exori. Inftituto. Confirmarunt ne retine- cf e \ C rent ^ ruces <* ureas > f eu ttrgenteas, ' 7 fed tantummodo ligneas, coloribtis de- pictas, neque Canddabra, ncque Tbiu ribula tùli cuprea, neque Cajulasmft de fuftaneo , vel lino, Jtne auro, & argento . Similmente i Camici, e ie Tovaglie da Altare, dovevano edere ditela femplicelenza fiorami, e fenza trine. I Calici, le Patene, le Pif- fidi , gli Ofienforj , ficcome ancora i Vafi dell’Olio Santo , debbono edere d’ argento , e non d’ oro, giufta 1’ antico ufo di S.Chiefa,per lunga ferie d’ anni odervato, co- jìironu rologio ai / dimen fere d in cfe< precet altri f vate, Calice altresì indorai véirjtf, I Cai le fami le Croc vernicia Wtf 4 è ( >1110, / Jrwifitn '«.foléi k,ms ..arnia,? are, dei* femptó Mitrati itene,» or j, fej d’ oto# <§(iii )?<► come r attefta F Eminentifs. Baronie nelle note al Martirologio Romano, aggiunte a’ 7. di Agotto. Bollono nondimeno i detti Vali lacri ef- fere dorati; ed oggigiorno , in cfecuzione delle Rubriche precettive, da S- Pio V, e da altri fommi Pontefici approvate, la parte interiore del Calice, e della Pilfide , come altresì la Patena dev’ eflere indorata . Calix debet effe aureus , vel argenteus , vel faltem habere Cup- Mi (F al - pam argerteam intus inauratavi , fimul cum Patena itidem inaurata. cehbr. I Candelieri, i Turiboli,e le Campane fono di ottone , le Croci di legno tinto , e verniciato, come pure il Battone Paftorale dell’ Abate, che è di femplice legno brunito. Per ( 11 2 ) ^ Per mantenere V ideila antica monadica femplicità , i nodri Santi Fondatori non ufarono Dalmatiche, Piviali, nè Tonacelle, come noi nè tampoco le ufìamo al prefen- te, a tutte le loro coduman- ze conformandoci. Nè que- do è rito dngolare , attefochè lo praticarono da principio , come fanno anche in oggi, i Padri Certofini , e i Padri Cappuccini ; avvegnaché que- di ultimi abbiano le Chie- fe patenti all’ ingredo di tuttora. to il popolo. Dalmaticas , Cap * oflerc. p as , tunicafque ex foto dimi feruti! ■. • 17 ' Pallia autem Altarìum, ut de lino fio- rent, & (ine pittura piane pracipie- bant, & ut ampuHs vinaria (ine auro, & 1 argento fierent... .fed, Calices argenteos, non aureos, fed, (i fieri potejì, deawatos . §. IH- , 11 il. putiti ,i tori | '.N, Oc noi |ì si preti collima . Ne qn;. attefoci principi), e i hi le Cfe ilTodìtr, laiitf.fij ut ity iirkfaf vt,F *«( ”3 )!► §• III. L Ubbidienza. N On vi ha per certo Virtù Religiofa, che a noi fia inculcata , e raccomandata, quanto quella dell’ Ubbidienza; S. Benedetto cominciando , profeguendo , e terminandola fua Regola dalla ferie de i precetti, che a’ luoi Di- fcepoli porge , per animargli alla perfetta olfervanza di quella Virtù , la più importan. te della noltra Profelfione . Quindi è indirizzarne egli il Prologo , e ravvifarvi per iùoi Difcepoli folamente quegli , che fpogliatifi affatto della propria volontà,prendono le fortilfime , e lucidilfime armi della Ubbidienza, per militare a Grillo Giesù, vero Re, e H Si- ■*>* ( 114 ) ?> Signore..... concludendo il Santo Legislatore poco appretto , dover noi apparecchiare non meno il Cuore* che’l Corpo, ad oggetto di militare alla finita obbedien- Proiog. za de’ comandamenti. Ad te ^Jned er S° meas J ermo dirigitur, quifqiiis ' abrenuntìans propriis voluntanbus , Domino Cimilo vero Regi miiitaturus, obedient'us fortijjima , atque preclara arma afumis . ergo praparandt fnnt corda , § ( 116 ) 20- perio. E P altro nella vente- fima feconda delle fue Lettere , così favella : Prima apud eoi confa deratio obedire Maioribus, & quidquid iufterint facere. Tornano adunque molto in acconcio le mature giuftiflime rifleflioni del gran Tritemio, laddove dilucida i palli poc’ anzi allegati della noftra Re. gola. Nihil partii ( dice il dotto Scrittore ) habet inhac 'Regalatiti adhuc propnis defervit voluntatibm . Monachiti enim, qui non propriam di- tnifìt voluntatem , non ejì, quod dici- tur ; homo irritator eli Dei . Primani namque Instrumentum Monachi eft abdicatio propria voluntath , (ine quo, nullui Monachiti eft : Rtlinque igitur propriam voluntatem, fi vii Monachili fieri. Quindi non dee al certo recar maraviglia, che S. Benedetto , non contento di a- ve- > f ? Kfl[. le moki Trite^ . i palli k ■ noftal! lice ito ejl.f ffti.j 9 /Wj ì w/Jnt* Lee il <*' , che S. t ntcnro^ «• ( 117 )§<* vere efprelfamente adeguato un intero Capitolo alla Ubbidienza , manifellando a’ buoi Alunni tutta P ampiezza di quella Virtù, ne faccia eziandio menzione nell’ antipenultimo della fua Regola, e quali dilli , per poco in tutti i Capitoli , come a chiare note il dimollra il dottiamo Padre Don Benedetto Haften* nel fuo eccellente Trattato , delle Difquifizioni Monadi- Rev s che . Prinms humilitatis gradas e fi Be»ed. Obedientia fine mora. H.£C conventi Ca P- 5- bis , qui nihil fibi Chriflo charius exi- fìimant , propter fervitium fantlmn , quod profejji funi, feti propter tnetmn gehemite , vel glori am vit£ £ter:i£ : Mox ut ali quid imperatum a Maiore fuerit, ac Ji divinìtas imperetur, moravi pati nefciunt in fadendo : de quibus Dotninus dicit ; in auditu auris obedivit mi hi. Et idem dicit Dottorili 3 bus: - ■<©s( 118 )>• bus’, qui vos aadit, me audìt . Ergo hi tales relinquentes slatim, qua fu a funt, &* propria»! volitatatela dejerentes, inox exoccupatis manibus , & quoti agebant imperfedum relinquentes ,vi« ciao obedient'ne pede iubentìs vocem fadis feqiutntur ; et velati uno momento pradida Magifìri iujjìo, frper- feda Difcìpuli opera in velocitate ti- morie Dei , amb# res commnniler citine explicantur ; quibits advitam fenza la menoma ombra di proprietà , conforme a quello, che S. Benedettile- to richiede. Nibil omninòbabere , 33 * quippe quibus, nec corporei, nec vo- Imitates licet babere in propria potevate .... Precipue hoc vitium ampu- telar de Monajlerio , ne quis profumai ^tik -caiini^ » ctielfj. 1 c v% gola: 0»r Il [finii' noiDffi. Tientell wàti,i iteri# logliam^ ■*02 ( 12 5 ■) §<► mat aliquìd dare , aut acciperejìne iujjtone Abbatis, neque aliquid habere proprium, nullam omnìnò rem, ne~ que codìcem, neque tabulas , neque p'aphium, Jed nìhil omninò , qutppe qiiibus, nec corpora, nec voluntates licet habere in propria potejlate ; omnia vero necefiaria a Patre Monafte- rii Jperare , neque quicquam liceat habere, quod Abbas non dederit , aut permìjerit. Omniaq ; omnibus jint communi,utfcriptum efl,nec quifquam fu. m ejje aliquìd dicat, vel preefumat. Quod fi quifquam hoc nequìjfìmo vino depr'^%|volle punto alterare quella a- ‘kflfe.ftinenza, quantunque ridotto ‘ punto eltremo. Carnium att- edulium, quamvis in ipfo tempore )■ tài^pnè ufqtte ad mortem etri de 'Roya . Fin qui il Padre Ma- billon. Confittone) i noftri cibi ne i foli erbaggi, radici, legumi, ri- io, miglio , farinate di vena, o d’orzo, e latticini. I legumi, e le altre vivande fi condifcono col latte, prezzemolo, cipolla , aglio, e qualche erba odorifera . L’ olio 1* ufiamo fo- lamento per le infoiate , fuor -pfsifki delle quali non le ne mette putì fii'ipunto nelle porzioni della l; Comunità, come nè pur del OÀjM Butirro, fe non fotte per qual- ‘che infermo abituato , che vi'0 1 ^.mangiatte in Refettorio. J, 1 Quelli cibi così femplici, 110 fi e comunali, non faranno per 111 fi, •i, «fjiiia,. min è: (tiunl^ìi 1 ccrto ravvila ti come firaor- dinarj da quegli, che averan- lwWt n o contezza delle autterita sr 13 i«i- <8 (134) ^ primitive deli’Ordine Cifter- cienle, tutte fondate fopraìa Regola di S Benedetto, come vien foftenuto con prove incontraftabili, e affai difFufe dal P. Martene nel fuo dotto Comenta,rio fopra il Cap. 39, di detta Regola, che ha per Mar*'"- titolo : De menfura ciborum. Ex ’s Ben'J diclis baclemts liquet quales debeant pagsu ejfe perfeéhrum Monachorum cibi; rimirum viles, inventa , & parata perfaciles , ut funt fab£, pi fa , radi- ces, olera , legumina , ò*fra chi s terrt Tandem quod ad ciborum condimen- ta fpeffat, abfit procul faccbarum{ al Tuli enfimi Monachorum ver bis utar, Confiit. Cap. 39.) cinnamomum, car • riopbylum, piper, ér alice fpecies aromatica _ Certe Santlus Pater Be- nedidus alia non vult ciborum condì • menta, quam qus(l4o)2<* particolare mortificazione per lo l'acro tempo di Quarefima, i noftri SS- Fondatori , per conformarvifi appieno , digiunavano gli ultimi tre Venerdì di ella in pane, ed acqua, e ne’ tre Venerdì precedenti fi contentavano di una fola pietanza, fenza mineftra, il che noi abbiamo la confolazione i,- di praticare a loro imitazione, q e a loro efempio . Hìs diebm V Qap.\<)Qucidrageftms ( 141 ) S 0 * coglie vino, confitte in Sidro, o Birra. Ma, benché S. Benedetto conlideratte , che i Monaci averian dovuto attenerli totalmente dal vino ; compatendo non pertanto alla umana fiacchezza, permette nella Tua Regola , che a ciafcun Monaco diali ogni giorno una Emina di vino. E perchè fono varie le opinioni degli Efpolitori circa la detta mifura, volendo i PP. Mabillon , e Martene , che contenefle non piu di diciotto once di vino, altri riducendola a once dodici , come leggefi pretto Smaragdo , che allega V autorità di S. Ifidoro, ed altri finalmente Rendendola molto più , tra’ quali Monlignor Caramuele , già Monaco Benedettino, e poi «w ( 142) fa- Vefcovo di Vigevano , che crede contenelTe once quarantotto di vino , non mancando eziandio chi ne aumenti vie maggiormente il pelo ; noi per attenerci alla via di mezzo, l’abbiamo {labilitàd’ once ventidue per ciafche- dun giorno di. vin pretto, e capace di portar acqua in Reg.s. quantità. Umtfquifqueproprium ha- Bened. fep d omm ex Deo, aliasJìc,aliusve- a t’4°’rò Jìc, &• ideo cum alt qua fcrupulofi- tate a nobis menfura vièìus aliorum confiituitur. Tamen ìnfirmorum con - tuentes imbecillitatem , credimus he- mmam vini per (ingulos , fuffìcere, per diem ; quibus autem donai Deus iole, rantìam abflinenti5 ( 145 ) X * ipfe filtrò fatisfecerit, & prodtderlt delictum juum, dum per alluni cogii 't- tum fuerit , malori fubiaceat emenda- tioni. Polliamo aderire con verità, che da quella fedeltà di accularli delle proprie colpe,e di clTerne pubblicamente proclamato, non meno che dalle vive, e caritatevoli ripren- fioni, che ne fanno i Superiori , dobbiamo riconofce- re il mantenimento di quel poco di bene, che alligna, e germoglia tuttavia nella no- lira Oflervanza . Il P. D. Edmondo Martc- ne prova invincibilmente l’ufo delle umiliazioni frizzanti, con un palio di S. Bernardo , il quale non fece alcuna difficoltà di umiliare vivacemente un Converfo, in cui K con- ^ ( 146 ) 28» concorrevano quali a gara a renderlo ammirabile,la fem- plicità > e T innocenza; il che fece il Santo , perchè quegli dava fegno di foverchia fiducia , trovandoli ridotto all’e- ftremo periodo di lua vita. Sopra di che quel dotto Autore fa quella giudiciolìffìma rifleffione : Quod ji ita morétti, tv™i”dum S. Abbas impetebat, quomodopii- R’H-S. tas [anos , & valente sì e indi a non e 8 >^ attella , che 15 riprendere lì polìono eziandio le perfone più pie, e più per. fette, fcnza menzogna, nè finzione ; attefochè , h£C omnia (die’ egli) non ajjertivè proferii «• tur, (ed ìncrepativè. Dopo che i Fratelli li fono accufati de i loro falli, vengono e Hi proclamati da gli altri , di quelli, che forfè non ave- jfevafl' liti da tifino 1 zioni fi vegnac ne del Edmo tempo poli d Ipiitm t m ih pilliti jt Ù. é-1 « timpc kiir, ,L’ u( ZlOUl ì t 1 0( Ni «i ridotai fio di fa i aoteoià «a? t ad c.Tf i ■*2 ( I47 ) »■ avevano notati ; pratica difu- fata da i Religioni di Monte Calino, e da altre Congregazioni fu’l loro efempio; avvegnaché, giuda T orfervazio- ne del piu volte lodato Don Edmondo , folTe già in ogni tempo olfervata da i Dilce- poli di S. Benedetto . Public am,Mortene Jpotitamamque confeffìonem jequeba-d' tur occultarum culparum publica etiam ienunciatio , quam proclamationem r itit>us. fi Maiores noP-ri vocarunt , eamqtte fa M-prìm. Olloiio Cliij tis innuìt ipfe S. P. Benedifius , Jìa■ ^ s '”' ut deli cium ,dum per alium co-%\. ' putum fuerìt , maìori vindici# fobia- ceat . Ab e a tatuai abfl'ment Cajjinen- ,,/h, nos eorum ex empio , licet om- (fotte ni tempore apud nojìros ujitata vi- à. deatur. L’ ufo di quelle proclamalo razioni è Tempre paruto alla confervazione della Difcipli- chc^ fr na Regolare cotanto giove- 1 ^ K 2 vole, " <3(l48)2> volc, che è Rato introdotto, e ftabiìito nei!a maggior par. te delle Religioni, come dal- Coftitnzioni chiaro apparifce. La verità del mio dire comprovano fpecialmente le Co- ilituzioni dell’ Ordine infigne de’ RR. PP. Predicatori di San Domenico diflintl. 2. cap. 6. e quelle de’ PP. Agoilinia- ni Scalzi par 6 . cap. 1. de culpìs: ove prefcrivelì un metodo di proclamare, pòco dal nollro dillinaile in quelli termini : In prodamatìonibus antan culparum butte modani Jèrvari vola- mus , ut pel ita licemia loquendi a Prelato , dicat Proclamala Jians, non ex a- gerando verini , ne ente accufatio Jit acetifaiulis : Frater N. babet dicere Inani culpam ; & tane ilio qui pfochi- Hiatus fuerit Jurgente , Ó*, fl non fiera Sacerdos, genuflettente, ji non re cor * | H0 jaltf le loro antiche , e moderne ìbis, 11 »' fi mi fi fini m l j tiur, imjd 'imi piti I'#', r In frmni ém,(' #,»G e a k (uff ili, i ì lc cenn i)ì !t °i% ! e i mio Ir almemeiti 'Ordirò Prelato: ■0 ifid :: ■’PP..te ' af, le in (f^i ;ht0ff 1 et**’ 'A'\ t ìi *3 ( I49) §► cordetur , fub'wngat proclamata ; re- cor detur Ir. N. quod tali die, tallio- co, tale quid dixit, vel fedt , feti fa- cere omifìt. Tane proclamatili ,genibus flexis, bumiliter dicat Juam culpam, vel petita fupradiéh modo licentia , ino de fi è fe excujet : non enim volumi! i, quod aliquis culpam fu am, vel alteriti in Caphulo , vel extra, fertina- titer, vel furibitndè pr te fumai defendere , fub poeti a gravi s eulpee. Si antan proclamams negaverit, velfeex- etifaverit, proclamimi non inflet, nifi iujjiti, vel interrogatili a Tt iore . in proclamante enim apparerò debet ebaritas , & modeftia ; uterque vero Jermonem putita dirigat ad Priorati, nec mutuò loqnantur, nè forte, quod abft, in Capatilo eontentiones ori untar , & culpte culpii addantnr, & locai correptionis fiat locai corruptio- n'n. Diffi poc’ anzi, effe re il metodo dalle Coffituzioni de gli accennati Religiofi divifato , K 3 poco <88 ( 15° ) &* poco al noftro d idi m ile , ed ora vuol qui moftrarfene il divario . Predo di noi egli è co- fa inudita, che alcuno apra bocca in Capitolo per fua di- fcolpa. Quando talvolta ciò addivenga, benché molto di rado , a qualche Novizio , delle noftre coftumanze meno informato, tutta la Comunità ne dimoftra fpecial dolo. re,proftrandofi ognuno colla faccia per terra ; volendo con queU’atto di umiliazione, quali riparare la colpa del Monaco di foverchio fenfibile alle umiliazioni, non che prevaricatore della fanta Regola, la quale vuole, che venendo fatte al Religiofo qualfivoglia ingiurie, con tacita cofcien- R eg x. za abbracci la pazienza: Qui- 7-i» 4- buslibet irrogatis iniuriis t tacita conj- cieii- non riore , 1 | anin tele; Ina Ùì o/rrei le colp étto 'togli ■b,{K ìieiofo [ l’era! fantini tira coi »(; iiliaziont,p tipi tì» ) fenili in che pi® fanra W ( che veri t ■•«§ ( 151 ) §«► (ìentta, patientìam ampie fiatar. E gli è non pertanto permeilo, (jì w, W* incerare in difparte il Superiore, adducendo con quiete d’ animo , e piacevolezza tutte le ragioni convenevoli in fua giuftificazione. I Padri Carmelitani Scalzi, oltre i confueti Capitoli delle colpe , deputano a quello effetto in ogni Convento un Padre per zelatore, il quale ex officio dee proclamare , qualora gli fra noto quakhe difetto , benché cialchedun Religio fo polla ciò fare. Per altro quello efercizio, quantunque umiliante, fi pratica con tanto di carità, che ben lungi di alterarla, o infievolirla , non fa, che accref- cerla, e corroborarla ne i Re- ligiofi ; appieno peifuafi, che K 4 tan- ■«8 ( 152 ) §► tanto i loro Fratelli, i quali gli proclamano, o gli accufa- no, quanto i Superiori, che gli riprendono , non hanno altra mira, che del loro profitto fpirituale. Donde ne vie*' 1 ne, edere trito coftume predo di noi , e per poco generale, di offerire prieghi particolari alPAltiifimo per quelli, che noi veggiamo applicati ad accudire in quella maniera, e cooperare al noftro avanzamento nella Perfezione Religiofa. Non fi permettono proclamazioni in Capitolo, che de- i difetti elleriori, e giammai non debbono elfer fondate fopra meri fofpetti, nè fopra cofe folamente udite riferire, iwl Sl anme ver ° P ec ™tì caufa latens C'p.ìófawti tantum c, Abbati , autfpiritua - libus Jenioribus patefaciat, qui (ciani curare '■«in* *NL \ A Uondc^ COilucii;; poco ■è paét, quelli, clt:; iati ai e- i2niera,Eil )iroIO|A* Iti, C puf tfc (li ; u jì# 1 0 +8 ( 1 5 3 ) 2 * curare fua, & aliena non detenere, tìht publìcare , Quanto alle colpe interiori , elle \ tngono rifervate al facro Tribunale della Penitenza; avvegnaché per lo più i Monaci Pedi le manifeftino fpontaneamente in particolare al Superiore, sì per udirne i configli, e le ammonizioni, come per loro confolazione fpirituaìe. Quello coftume ci è ingiunto dalla Regola, e ne^fT multa poco men,che conti- so . canova P occupazione del Su- c -7”* peri ore, verfo il quale i Re- \lZil ligiofi tutta la confidenza pof-^^- libile, molta fchiettezza, ed apertura di cuore tempre di- moftrano. S.VI1I- C> *.1 *>g( t 54 ) §<► §. Vili. lavoro manuale. T erminato il Capitolo, fi da principio alle opere manuali, che è quanto di- reali’ efercizio del lavoro regolare, e ciò particolarmente P E fiate , come appanfce nel Capit 75. degli Ufi Cifiercien- fi . Finito Capitalo , (jr pr•'? itt ' è quanta;. ^Iliivorjj, nicolirs 1 ^ giteti JjCifcffl . fftfHÈ éàiilmì confiderà s , come b j li dé « inflètè no di JK* ifora, ^ Ulto# ( 155 )2*> un quarti de Coniar, acconciamente allegata. Veljijcdlam texe turno, vel candirmi lentia piede vìminibus , J arri alar humus &c Vuole a irnitazion loro S. Benedetto , che i {'noi Difce- poli v’ impieghino a un diptero Tei ore; non già in lavori di mero traftulìo , e divertimento, ma bensì adififo- dare, o dibofear terreni, tagliare il fieno , fegar le biade, ÌVellere alberi, e sbarbicare le felve intere, trafportare il concio , e vangare nell’ Orto , come ad ognuno è ben noto eflerfi praticato da i noftri glo- nofillìmi Fondatori. A primari bora ufqtte ad horam pene quartata 48 hborent, quod necejkrium fuerìt ( ecco il lavoro della mattina ) & agitar nona temperìus , mediante oda va bora, & ìterum, quod jaciendumeft operetur ujque ad Vefperatn ; ecco quello del dopo pranzo. Fu* 156) §> Furono quei gran Servi di Dio a tal fegno zelanti, e a quello laboriofo efercizio così applicati, che per impiegare in elio alquanto di tempo più dell’ ulato , recitavano talvolta T Officio Divino ne’ Campi; quivi pranzavano, e prendevano eziandio la me- Uf.Ci ridiana. Bis temporibus fe cationis , fiere, c.0» Mejjtonts, fola Conventi! s tijqne 84 ’ ad Sextam laborm e , ér ante Prtmam, fi opus fuerit, exire, eb’ extra Alo- nafierium prautiere, £$* dormire , fi necefie fuerit. Egli era loro parimente permeilo di tenere accanto al letto gli arnelì, e gli llrumen- ti di cui valevanlì ne i loro differenti lavori. Tanto è vero, che il lavoro manuale veniva da effi annoverato fra le principali offervanze della Mo- piloti,' aditili ’waviMi Divino^ ranzarfflOjJ vr ;®/m Cairn $ ,0'tórjA l l k f, N «irj "ifornit i pirito èl lcntimato ie;jJ pk :re le Co- e Coogre- enlano è nelle pini- tofto il ili) m gioii) ile"’ 111 fa* ie . hé ) n.eif® Gè ( 163 Minori digiunano ogni Venerdì, ancorché in detto giorno cada il Santo Natale, attefo P elfer ciò prefcritto dalle loro Regole, e Coftituzioni, fenza alcuna eccezione di Solennità . Laudabiliores tamen, qui Ma ' tl »• Vesta Sanéiorum fpiritualibus potius quarti corporalibus gaudiis Jludent ce-firjr$ 67’ lel>rare , animabus potius , quàm torporibus reficiendis, in bisce Feftis laborant, qua de re Ciflercienfes commendar Petrus venerabilis lib. 1. Epifl. 28. idque adita ut etiam nunc magna cum laude , nonnulla Monachorum, Monialium Cangregationes. I giorni, che non fono di digiuno,noi andiamo a pranzo un’ ora , e mezzo avanti mezzo giorno . Per li digiuni dall’ Ordine prescritti fi va in Refettorio appunto a mezzo dì; e mezz’ ora più tardi per li digiuni Ecclefiaftici ; ade- L 2 ren- •«>2 ( 164) morendo in ciò all’ ufo approva- ,fM° to dalle Religioni piu Oifer- vanti, e alla pratica di tutta M' la Chiefa Cattolica, da alcuni fecoli : avvegnaché i nollri £°P 011 primi Padri, ripieni dello fpi- non co rito di penitenza, e di mortili- cazioni non mai fatolli, oll'er- H wl valTero letteralmente anche in w: il quello punto la Regola ; lic- jcolaC come in quei tempi tutti i | r ^ Fedeli, ne’ giorni delle vigi- che in / lie dalla Santa Chiefa coman- bratto date, non rompevano il di- dine,e giuno , che dopo I’ ora di No- dpi na, e (blamente dopo Vefpro niforii nel l'acro tempo Quarefimale; je 1 qn il che luilìlteva eziandio al lafciad tempo dell’ Angelico Dotto- ne coi /carni* re S- Tom malo . Quindi è «totem ^«.T^.ancora in quello punto efferci Mit %u»d dno ' 1 dilungati un poco dalla t%{ lr & quar- penitenza de’ nollri primi Pa- # "” ;i 47 dri , i quali, fecondo la Re- Corp. ,§ 0 ^ r a PmOlr. lci( k J’Hii ^ i n| ni del. r e diami itoli, o| ( . ntc anele i,i tegola ; !ic- .npi rotti i delle ligi- ie(i co» ori è So- jopoldfl 1 ezi; ilicoll®; oDlO^f n jo^ oUnpff •ondo 1,1 ' f «02 (16 5) ? 0 » gola, non pranzavano ne’gior» ni di due padi, che a mezzo dì ; ad Sextam : ne’ giorni di digiuno di Regola , tre ore dopo mezzo dì ; ad Nonam : e non cominciavano areficiar- fi, che fu’l far della fera ne’ digiuni della Chiefa; ad Vefpe- ram: il che aggiunto alla piccola Colazione della fera, avvegnaché ella non confida , che in fole tre once di Pane afeiutto ne’ digiuni dell’ Ordine, e in due (olamente ne’ digiuni delia Chiefa , colla mifura del Vino, quafi uguale a quella del Pranzo, non lafcia di edere una mitigazione confiderabile ; elfendod contentati i noftri antichi Padri di bere, come porta l’ot- tantedmo Capo de i loro Ud: De bibere , idest pota, pojl Vefperas. L 3 §• X. ■*g( 166 ) §► §• X. La qualità, e quantità degli Abiti. I Ntorno alla qualità, e quantità degli Abiti , T Órdine Ciftercienfe fi è conformato appuntino a quello , che prefcrive la Regola (opra quello particolare, concedendoci due Tonache , due Cocolle , una più nuova, e più lanofa per 1’ inverno, 1’ altra ulàta, e più leggiera per 1’ ef- tate, e per dormire con minore imbarazzo. S. Benedetto vi aggiugne Scarpe , Calzette , Mutande di tela, ec. fenza però far menzione delle Tonicelle , o camice di lana, che non furono mai per- meftenell’ Ordine Ciftercienfe ; perlochè 1’ erudito Padre Mabillon nella Prefazione al quinto fiin^ pjg-4 0, itfiik i f penne: Carni* io foli rifui» centi i noafù lavoro j dnos Tra Itrtfrtl mitfi te/M, Imk («h és favttc tflbalt | Vd hj Oii 1 £ con/or* qieio.ck incedendo- , due Co- iova,ejiiiì no, Pah ri pn\’elle cornili- S. Beneder- carpe, Cidi tela, tt cnziorf; amì ^' 1 167 ) 20» quinto fecolo Benedettino pag. 40. ebbe a dire : lane* interni* , prater 'Regni* anfioritatem, conce]]*jìtnt .Dell’ ideilo parere è il P. Martene ; onde a noi permettendoli V ufo di tali Camice di lana, non piccolo follievo, e conforto cene rifulta ; potendo ne’ più co. centi calori della State, ognuno a filo talento,alla fine del lavoro , mutarli .Sufficit Monacho ReguLS àlias Tunicas, & duas Cuculias ha Bened. bere propter uocìes , & propter la^“f‘ s vare ipfas res . Cuculiami in hye- me villofam, in*jìate pur ani, ani ve- tuftam . dentar ab Abbate omnia, qu* funt necejjaria , idejì Cuculia , tunica , pedules ( delle Scarpe ) caliga, brach* ( delle mutande di tela } cultellus, graphium ( un puntando da fcrivere) mappula [.un moccichino] iabul* ( tavolette coperte dì cera, fopra le quali li fcriveva )fhnoralia L 4 cal- -05 ( i<53) §«»• ! , (calzoni di rafcia per li viandanti...) if£°^ Mabii.t n -^ em p e tuu j cas cor pori adb per ubbidire alla Regola , qtialchi ss/^che ce lo comanda , come inCift« 7 ° ? ’ cofa più convenevole allo pom flato di povertà, e di peniten- larpiù za della Monaftica profeiho- ogni a ne, e sì generalmente racco- ieller mandata da tutti i Santi, che ampli trattati intorno alle no- Are foglili Stufili/fi, M ( ffijunn toSìàm ' 1 W]I.W}.' , che noi he àlgol- ì comuni- liUtpb, idi, e® evolc i® ieK ì (ICCO* ! i Siiti,® rnol” 0, lite ; *02 ( 169 ) 30 - {Ire obbligazioni compilarono. De quarnin ver uni omnium colore, aut Re S- c - grofjìtudine non caufentur iMonachi , 5 5 ’ [ed quales inveniri pofiunt in Provincia , qua degunt , aut qnod vilìus comparar i poteji — Veflis fit Monachi ,Caf./n>. ciudi corpus contegat tantum , ér re- i CaR '^ pellet nuditatìs verecundiam , & [rigori s rettilidat iniuriam, non quq fe- minaria vanitatis , & elatiouis enu- triat .... Competit Religiojìs vìlitasD-Tbom. Ve fiium, quia Re ligio ejì flatus poe- 2 1- un enti £, & contempius Mundi. l ^[ art ‘ In qualità di Religiofi della Congregazione di Cluni, i no- ftri Fondatori ubarono per qualche tempo i’ Abito nero in Ciftercio, ma pofeia io can. giarono in bianco, o per parlar più giufto, preferirono ad ogni altro il color naturale delle pecore , con ciò divi- fan doli di fecondare maggiormente le intenzioni del no- llro ( 170 ) §► ftro Santo Legislatore. Il P. Mabillon, e ’1 P. Mar- tene approvano il fentimento de’ noftri fanti Fondatori , foftenendo il primo, che già un tempo i Benedettini portavano la Tonaca bianca, per le ragioni che allega alla pagina 40. del fuo Preambolo al Quinto fecolo Benedettino, giuda la citazione del P Mar- tenc , alla pag. 709. del fuo Comentario fopra la Regola, ove parimente pag. 711. egli atteda , edere i nodri Padri degni di lode, per aver cangiato il color nero in bianco, edendod in quedo punto, come in molti altri, allo fpirito primitivo della Regola più Mobili, approdimati. Tunica ad talos de- ÌQC - eit ' jluìt albi paffim colorii , ante annos oflingentos, ut in variis Rubimi, alio- rum - ( 0 f IIÌ0ÌO jiaìM; 10 f ' jiitd fofttb almi mM Hi In ,jin ta fu Per delirnc chiam la, co] zette, la Rcj 11 P. ! n er tetnp( ■«§ ( 171 ) ?<*• rumque iconìbus objervavimus, atq^ etiam in Rituali Anianenfi, & ratio fané id positi Liba t ; quandoqu idem tunica qua cuti adherebat ( nam lane di Vitriaco, che è quanto dire, più di 150. anni dopo la uj: c fondazione dell’ Ordine Ci- 82. ftercienfe . Sine Cuculia tunica , Mortene ca i‘ t gj s , jacere non debent .... Santini 7 Re?pagBenediclus nihil hoc Capitalo definii, 3 5 ^ 4 . Jèd ex Cap. 55 . faltem tunica, & Cuculia indutos quiefcere debere Monache s ‘Beneditiinos colligimus ; Jhffìcere enim ait Monache , duas tunìcas , & duas Cucullaspropter nocles, & prò - Card.Vi.pt lavare ipfas res . ... In qmbits r^leais, cum tunica, & Cuculia vefìiti c. 14 jacent Cifìercienfes . §. XI. Qualità , e apprezza de'nostri Letti. I L fornimento de’ noftri Letti , confitte precifamenre nelle cofe prefcritteci dalla Regola, cioè in un pagliericcio trapuntato , coperto di un rozzo panno, per confer- vare gli Abiti ; una coperta <8 ( 173 ) ^ ordinaria, cui li aggiugne un Coltrone in tempo di verno, e un Capezzale di paglia trita , e battuta . Strumenta autem R t , s . leciorum f'ufjiciant, matta,fdgttm, Una,Bened. & capitale... Nam matta e fi Hratum 5 5 • durian, mortificationi aptum, ut patet ex S. Augufiino, libro quinto contra Fauftum Manichmum Cap. 3. Benché la noffcra Regola ci preferiva 1’ avere i noltri let, ti nella medefima ftanza, come gl’ Infermi negli Spedali; Singuli per fingala letta dorm 'tant ;Ji ibidem potè fi fieri, omnes in uno loco dor- Ca P zz - miant ; fì autem multitudo non fìnit, deni, aut viceni citm fenioribus pau- fem, &c. contuttociò approfittandoci del Privilegio conceduto da Eugenio IIII. a’no- ftri Monaci della ftretta Ofife rvan za di Caffiglia , come fi legge nel Privilegio nono ; C 'oncedimus quod licitò valeant, & có cj I •^(174)^ pofjhtt , Cellas babere in Dormitorio , ila quoti uMi/qui/que Monacns pojjit per (e babere Cellam &c. e conformandoci all’ ufo comune, non pure di tutto il noftro Ordine, ma eziandio di tutte le altre Religioni, avvegnaché di ftrettiifima Odervanza ; noi concediamo aciafcuno de’no- l>ri Monaci una Cella particolare nel Dormentorio ; al che quando- non follimo {pinti da altro motivo , lo faremmo al certo in conformità de’ SS. Decreti di Clemente Vili, ne’ quali fi legge, in proposto del- T>?cret. ^ Riforma de’ Regolari . UmtJ- qui [eque unica Cella, eademque cumcmf 0 0 ià^ Mt i# eI o w. W •«©§( 175 ) §<► fonnacchiofinon poco difol- lievo, c di modificazione. §. XII. Il modo di trattare gl ’ Infermi . A L tempo de’ noltri primi Padri, allorché il Superiore faceva trafportare un ammalato alla Infermeria, P Infermiero avea cura di recarvi fenza indugio la fua Tazza, il boccalino della regolare bevanda, e’iconfueto fornimento del fuo letto; d* onde polliamo di leggieri argomentare in quanta mortificazione vi veliero inque’tem- pi i loro Infermi, e quanto fia piu mite , e men leverò del loro il noftro modo di procedere . Quando infirmus uf.Cap. veiiit in Infirmitoriutn , debet Infir-uà- mrìus ajferre Scypfjttm , iust 'uiam , & fra- Jlrdmenta ledi eiits in Infirmitorhim. Egli è ben noto quello, che ordina in tal propoiìto il Beato Guigo, quinto Priore della Certofa maggiore , contemporaneo di San Bernardo. Non permetteva quel gran fervo di Dio , che ben di rado a’ fuoi Certofini altro rimedio, falvo il cauterio, ed il falaffo ; pretendendo, che ficcome quando godevano buona falute , venivano trattati molto diveriamente da i Secolari, cosi da i medefimi dovevano altresì nelle malar- Gw?.c.tie differenziarli. Infirmidiligen- 3 s.anu. admonantur attendere , ut memores quit.fla. . . . 5 . . tut.Car arreptipropojiti , ut janos ajams, itati- tvjtan. grotos ab tigrotti jecuìaribus debere cogli e nt difcrepare.nec illa in Eremis,quti vtx in Urbibui inveniantur expofcere ibidem &c. Medicinis ,excepto cauterio , & c* >9- janguinis minutione ,perrarò utimur . Ma ■*« ( 177 ) Ma nulla vi ha in quello particolare di più pofitivo, nè di più autentico , quanto la bella rifpofta di S. Bernardo ad alcuni Religiofi ; i quali non vivevano già ne’ Deferti di Nitria, o della Tebaide , nè in qualche orrida catapecchia rimotilììma da ogni Città , ma a’ Monaci di S. Anaf- tafio alle tre Fontane , non lungi da Roma, ove il clima e 1 ’ aria , erano fin d’ allora infalubri. Scio quidem ( dice il Santo nella 34 6. delle fue Let- aKàs tere) Scio quidem, qnod in Regione habitatis infirma , & multis ali qui ex vobis laborant infirmitatibus. Sedme- mentotequis dixerit: libenter gloria- 2 .Cor. bor in infirmitatibus meis, atinhabitet 12 -? 10, in me virtus Chrisli; & cum infirmar tunc potens funi . Compatior inique , & multum ego compatior infir- mitati corporum, fed timenda multò M ma- *>2 ( 17 8 ) §«*• magis , ampliujque c avenda infmnitas animarmn. Propterea minimè compe- tit Religioni vefira medicinas quare- re corpor ale s, Jed nec expedit falliti. Nam de vihbus cpnidem ber bis, fi qua panperes deceant, interdum a li quid Jitmere, tolerabile efl, fi hoc aliquando folet fieri. Al vero fpecies emere, qna- rere medicos, accipere potiones, Religioni indecens eli, (fi conir ariani puntati, maximèque Or dini s nojlri,nec bone fi ali congruit , nec puntati . So. pra di che il piiilìmo P. Ma- billon nelle note foggiugne : Bernardus in hac Epiftola medicinas non denegat, Jed quas humus , fi nativa herharum fpecies jupveditent , mn quas Medicorum Apotheca. Il 13. Faftrcdo , terzo Aba- di Chiaravalle , fenile con egual zelo, e con Pentimenti non punto difTonanti da quel- 440 - li del fuo fanto Predecellore, ad un Abate della l'uà Filiazione , che fi trattava con fo- ver- itrehia oretefto < Rettene iifci'o fc tów. Le due n meri me qm io lé er. Meli fi f Metter* aunalati, anplid, 'é mec Inqm^ 3o ftrii Setoli c. litote % fisi. (?fu !c èjiié ™Wf,J«• ùw,k urump- [ nufti,n rumi. So. tP.Ht $m,r. uas.^KJ- ItHifii'iilli : :rzo Aìii- [cri'Ie ^ 7 li» 7 «!• •*os(i79)§o* verchia delicatezza , fotto pretefto di malattia. Al che riflettendo il celebre Orftio lafciò fcritto . Summa ( Sandis vi- ris ) medicina fttit vittus par emonia, &“ abtfinentia, nè dìcam , non utt me - dietim . Le due Lettere allegate pur ora meritano di eflèr lette , come quelle, che comprovano ad evidenza, con quanta cautelali procedeffe, per non permettere nell’ Ordine a gli ammalati, che i rimedj più femplici , e 1* ufo di alcune cole medicinali affai comuni. Inquanto a noi, che legniamo ftrade di gran lunga più agevoli di quelle de’ noftri primi Padri, abbiamo un Medico ftipendiato, ed un Ceruleo , non che uno Speziale in cala, il quale manipola i rime- M 2 dj, «©8 ( 180 ) dj, e quindi ci li prefenta- no i medicamenti più confa- cevoli alle noftre indifpofi- zioni. Ciò che abbiamo introdotto , per conformarci appieno a’ iovraccennati Decreti della S. M. di Clemente D* Re - Vili, ne’ quali fi legge: Qui 'guiar 'a. vero InfmnoYum curie prtepofiti j'unt , 3 * • omni fedulitate, ac churitale operam fuam prefìabunt , ac cavebunt , nè quii agrotis omninò Jefit , quod ad fallita * tem recuperandam pertineat. Noi diamo in oltre a’ noftri Infermi de’ brodi graffi, e una libbra di groffa carne il giorno, ma non mai pollami, come quegli, che non fi trovano mentovati in alcun luogo non pure della noftra Regola , ma nè tampoco de gli UfiCifter- cienfi ; e tuttavia non biafimia- mo punto le Congregazioni , che ile pj 1 ir»!" limi) e tfl'ò 1 nino 0 A ()U in l'ero lo hpoi le Congi fiali fcoi thè (egre mangiava "he fi p ire Man f uo Com k Jbiam, ^marcìap. nnatì De- Clett V.j iMiìfii id jJfiÉ* 'tintili. cfeea'nolfri licli.t® cai polla®,* [jté.’f; jnoiip ■^ ( 181 )§<► che permettono a i loro Infermi P ufar pollami , uccellami, e falvaggiumi. Carmum R«g»L vero quadrupedum omnìno ab ornui- Cap ‘ bus abftmeatur comejìio , prxter om - nino debiles , ér&grotos .... Carnium Md.c, quadrupedum ejus infirmisi omnìno- 3 ^* qtie debilibtts , prò reparatione concedami’ . A quello propolìto , cofa in vero da trafecolarne per ló llupore fi è , che in certe Congregazioni riputavano quafi fcomunicarigl’ infermi, che fegregati dalla Comunità mangiavano Carne. Sopra di che fi può confultare il Pa« dre Martene alla pag. 478. del fuo Contentano l’opra la Regola. L’ inligne Congregazione di Monte Calino procedeva con rifirette maniere ariguar- M 3 do •*>s(i82)^ do de’ Monaci infermi, leggendoti nelle Coftituzioni di etia fopra il Capo 36. della Regola , le feguenti parole, che fedelmente traferivo da un libro volgare ftampato in Roma da Francefco Zanetti 1 ’ anno 1581. Sìa avvi- fato il Medico , che udita diligentemente dall' Infermo la qualità dell' infermità , non dica ad ejjo Infermo i Rimed] > e medicine , 0 modo di vivere , ma all ’ Infermiera ...nè mangino carne due volte il giorno, fe non con coniglio de' Medici , e crediamo che bafli ad ogni per fona ott'oncedi carne per refezione. Jìié tifi Q? loro (li Chicti. colo, 0 notìri F. mferifi fumé 'con tute: aura pot h Sediti domini Comuniti Priore gj Amento ^ colle §. XIII. c sAmminìfìrare /’ Olio Santo , o P e/trema Unzione in Chiefa. Ualora le malattie de’no- dri Religiolìpermettono loro di edere tralportati in Chiefa fenza il minimo pericolo , o nocumento, due de’ nollri Fratelli Converlì vegli trasferirono in una Sedia portatile , agiata , e grande, con tutta la cautela, e premura poldbile. Quivi,pofata la Sedia in mezzo al Coro, e attorniato 1’ Infermo dalla Comunità genudedà ; il Superiore gli amminidra il Sa- gramento dell’ edrema Unzio ne, colle confuete cerimonie di Santa Chiefa, terminatele quali fi riporta all’Infermeria. Se vi fode datemere qualche M 4 pe- I ■*8 ( 184) S * pericolo in quello trafporto, fe gli conferifcono gli ulrimi Sagramenti nell’ Infermeria,e a quelli fi ha Tempre cura particolare, che per tempo ino- ilri ammalati lì difpongano. La pratica pur ora detta , fe ben rimirifi , troveremo non clfere ella punto più lira- ordinaria di quello, che collu- mavalì già un tempo a Cluni, e in altri Monalleri Benedettini , giulla P alferzione del P. Martene nel fuo eccellente Trattato. De antiquis Monacho- C g^ 5 mni ritibus. Si quis Frater , confivi- 7ì9 fius fuerit ab infirmìtate , ut necejfe 74 °- fu OÌeo [anelo per ungi ,Jì tantam vir 74 T -, tutem habuerit , ut ambulare poffit '‘i 9 1& ab uno vìdelicet , five a duobas fra tribus fuflentatus , debet venire in Ca pitulum, & proftratus cor am Abbate & omnibus Fratribus ,petat veniam de omnibus negligentiis , & peccatis, qtw . 0 dè tifi 0ìfl j[ dm, è [tàus,. mnm ^ è fui. fhrtk pim. lo m il massi fonimi to Yefc w nella waiìo c fica tv %I2; qit£ commijit.& data abfolutione revertat ad lettimi f,unni ..., & per- gant ita omnes ad Infirmimi intuì- gendtim. Frater qui ingraveficente infirmi at e fenjerit fe inproximo ab hoc fidi culo migrattirimi, fi in Capitulum vult ire ofiendat Priori, & pofiea ducant eum duo fratres inter manus , fi efi adeb Infirmus , petit veniatn, re- umque fe de multis negligentiis contra Deum , & contra illos confitetur : ab- folvit eum Prior, cunttis refpon - dentibus, Amen : ipfie cunttos , fiquid contra eum deliquerint abfolvit , omnefi- que de finis fedilìbus inclinant altius , polka reducitnrin Infirmitorium inun - gendus. Io mi fcordava di un atto al maggior fegno eroico, e di fomma edificazione del^San- to Vefcovo Malachia, riferito nella fua vita da San Bernardo compilata, che autentica evidentemente , e forte autoriza il noftro coftume di am- •*©§ ( 186 ) amminiftrare talvolta V Olio Berna?. Santo in Chiefa.. Interea Mala- a C ^ U1S tu ^ et -t e J acro un S l • kxe- Cap‘l ialite Conventu Fratrum, ut folemni- w. 71. ter fieret, non fuftìnuit, ut ad fe accender ent: ipfe defcendit ad eos ; ia- cebat (t qutclem in folario domus Superiori s , ideft in Cubiculo Superiori. Ungitur, <& j'umptoViatico, Fratrum Je orationibus, Fratres commendam ' Deo, ad le cium revertitur. §. Xiìll. Morte fopra la Paglia, e la Cenere. Llorchè 1’ Infermo avvicinali all’ ellremo periodo di fua vita, P Abate li porta all» Infe rmeria, per ivi fare colla Cenere già benedetta il primo giorno di Quarclima, una Croce fu ’1 Pavimento : indi vi li {tende fopra molto diligentemente buona quantità di Paglia intera, e lunga, e in ella 187 ) §<► ella fi corica l’Infermo, quando ciò polla farli fenza pericolo d’accelerargli la morte. Si batte polcia a più colpi la tavoletta, o una fpecie di battitoio, o martello di legno, per congregare la Comunità, la quale fi trasferire folecitamente all’ Infermeria, per la raccomandazione dell’ A. nima, recitando ciafcuno nel- 1’ andarvi alcune volte il Credo, in un tuono di voce da poterli P un 1’ altro agevolmente intendere, il che viene tutto prefcritto da gli Ufi antichi di Ciftercio. Cum ali- u /^ ap ‘ qitis morti penìtus appropinquaverit, fonatur ad terram fitper fagum ,fup- fofito prius c'tnere in modum Crucis, & aliqua matta , vel Jìraminis aliquanto ; debinc percufja crebris idi- bus tabula in Claujlro, occurrunt ornile s velocitar ad morientem , Credo in Df ( 188 ) Beunt dicentes bis, vel ter, terni alte, Marte *! 11 P°ff wt tmdiri . Cceterum non de antìq.qualifeunque cinis , fed fa òhi s ex far - Monach. men t 0 ru m cremiis, & beneditlus Fe- ’^ria quarta in capite Jeiunii, morien- 3 .pag. tibus Jnfirmis fubjlernebatur, ut lib. 77 3 * 3. Cap. 9. videre esl, ex Conflitutìonu bus S. Benigni Divtonenfis, & Fioria' cenjibus. Ciò era parimente in ufo a Monte Calino , come lo di- moftrano chiaro le Rubriche del Breviario Benedettino , ferine al tempo deli’ Abate Oderifto primo, paffato a mi- Mabui. glior vita nell’anno 1105. lm- Am,ai. mittente exitu ( dicono le accen- ^70.nate Rubriche) deponatur Infir- ». 11 6. mits in terram fuper Cilicium, confper - P *£4 8 Sfum àttere. 11 B. Guigo grand’ amico di S. Bernardo, eletto quinto Priore della Certofa maggiore nell’anno ino. ingiu- gne 0ie nel Cap Statuti wr\0 (iflidÌM re spi* JJ quali fermati kCom allora. maggior Ferie tudine, noitri l niente J i > alt aeip. ; prora, *} eleni fcììim mm, h ■«03( 189) §► gne lamedeìima coltumanza, nel Capo tredicefimo de’ Tuoi Statuti, così dicendo . Cumjam mori videbitur Infirmus , tane Priorad morientem feftìnat , depojìtoque jitper benedittum cinerem , litamam prout res paùtur longam, vel brevem facit . li quale Statuto fu pofeia confermato nell’ anno 1259. ne ^" la Compilazione di Rufferico allora Priore della Certoia maggiore Per lo che , quella confue- tudine, che noi caviamo da’ noftri Ufi, fu fempre anticamente praticata ne 5 Monalle- rj , giulla la bella riflelfione delP. Martene, il quale comprova , e autentica con diverbi efempli il fuo parere. (dice egli) mnmllos legamus tremum in ledo fpiritum reddidijje ,»ach.nù. communem tamen Monajìerioru ujum 5 'f as ' habuijje notmdmn eji , ut ad terram 112 ' V «OS ( 19 0 )§<*»• in ci fi ere, cilicio deporti mover en- tur , quam praxim plurimis exemplis confirmarepojjumus , liccome evidentemente lo conferma. Vdainc. Famuli qui funi in talibus multum có'nfìtèt ex ere itat i, multumque periti, cani vi - cium,u deriut jam cjtis exitus horam immi- Cap. 9 . nere t Cilicium expandunt , cinerem defuper a (perglint, Infirmimi de leclo levatimi in Ci li cium Jubmìttunt . Ma qui vuole in oltre notarli , che quella era pratica comune , ed ufitata anche da i Secolari,fino al Secolo fedicefimo, come rendei! manifello nel libro detto, Liberfacerdotalis, o col trito vocabolo Sacerdotale Romamtm , compilato dal P. Alberto Callel- lani dell’ Ordine de’ Predicatori , e approvato da Papa Leone X. di feliciflima ricordanza : e conciodiachè fulfe il Rituale di que’ tempi, quinci .ètrorf pollilo #rare(] il All i inflitti io 11 CI! d Caiiavere.] teloni il ìtlltiwCii Hhijìr ini dm 4| .l’iftel situale 1 logorio :i Santa stillini. * Sti nfcrmi fmti.Mil lw, tim vièmu. Ir in olire ufaiffl- tonto- come ®- Ito to\ 1 tritovoa- 'jm w rtto (# » u , r\..^ Ip I ) 2> di è trovarfene, di Stampe di- verle, ma per non elfere troppo profilò piacemi di rammemorare quella di Venezia del i 548. In cui fra gli altri riti della Chieia fi leggono le Orazioni proprie delle Ceneri, fo- pra delle quali doveva collocarli il Moribondo , e del Cilicio di cui doveva ricoprirà il Cadavere. Hanno le predette Orazioni il feguente^ titolo : Benediclio Cinerum, quibusponendns eft Infirmai moriens, & Cìlicìi , quo Cadaver defungi eft involvendum . L’ iftelfo rito fi legge nel Rituale fatto per ordine di Gregorio XIII. dal Cardinal di Santa Severina , in quelli termini . Benediclio Cineris, & Ctlicii, cum a li qui s ‘Re ligio fu s , vel Clericus * moriens .... vel aliquis vìr I pius decedens, ex pwnitentia, mit de * votivi e fufeipere optai , aut poftulat t ut «8(192)8»- .j,|a Pii ut fìbì morienti , aut mortuo ìmponan - ^ jg Debbo aggiugnere a quan- ^ on< r to ho detto fin’ ora del no- ^ ^ ftro procedere rifpetto agl’ caùie Infermi , che tutti generai- ien,aI11 , mente bramano con ardore Bent0 immenfo, di ricevere l’Eftre- me ma Unzione in Chiefa, e di m JV, morire fulla Cenere, e filila j™ 1 Paglia . Ma io non condifcen- ™ J ' do a dar loro giammai quella miI1( ì confolazione, che diconfen- fo del Medico e del Cerufi- r co. Polliamo in oltre aderì- 11 re con verità, fondata fopra \I0nv P efperienza , già fattane da ‘’nonc lungo tempo , non edere mai J ggi,ck fucceduto alcun finillro ac- nor/f u ] t cidente a i nollri Infermi, nò per avergli condotti a munir- fi de’SS. Sacramenti in Ghie- iPofi,^ fa, nè per avergli coricati fo- pra )> . ora k% Spetto i{ aitti generi con ardiK cvcrel’flb Ciliègi Kit, e a confo e dicmb- càelCerufi- lolticife fondata ¥ fi fatti® da on elfo ® 3 *«»? 3til *08 ( 193 ) 2*- pra la Paglia. Eglino per lo contrario vi godono una pace profonda , compiacendofi il Signore Iddio, di verfare fo- pra di elfi le fue grazie a piene mani, nel formidabile momento del loro pafFaggio, come ognuno puote di leggieri notarlo ne i Ragguagli della£'"gj invidiabile preziofa morte di zia &c. alcuni di loro. dati in luce àaP™*'** . v 5 Firenze poco in qua. prejz» i - V Guiduc- ci.eFran Silenzio perpetuo. ìn Mu a _ _ _.^-v • -I 1 no prefìo VTOn vi ha pur uno, eneo Ottieni- nonconofca i grandi van-^^g" taggi, che dal Silenzio perpe-^ tuo rifultano ; e quindi è, che il P. Martene {lima bene avventurati y e felici quei Reli- giofi, che polFeggono un fondo di virtù aliai doviziofo, N onde §'Q** ■«2 ( 1,94 ) onde attenerli da ogni commercio con gii Uomini, fog- gettandolì fponraneamente alla legge di un fileiizio inviolabile; avvegnaché quel dot. to Benedettino non fia di parere, che la Regola di San Benedetto lo comandi , e lo preferiva in termini efpreffi, facendo egli correre notabile divario fra quelle voci : \Jemper filere , e F efprdlione ufata.dal fopofcr ictalc Ol Santo Legislatore, cioè . Omni c ‘^-4 2, ‘tempore Silentio debent Jìudere Alo- Man nachì.... Quamvis làudemus , beatof Coniimn q ue p-^dicenms eos , qui pojjWit, va- P^i8ì ^ ent f ue ita T er P e t u ò fiere , ut nullo homìnum confortio indigeant ; atqne ut hoc wobis alt quando Deus donimi concediti , obnixe deprecamur . Al principio di quello breve Ragguaglio, fu da noi riferito, come i SS. Fondatori dell’ Ordine Giftercieiife-, lì pro- tettaci de coi? che ei iMona firn ni teleria trepen rendono tollerane S?nifr(i ifiiìt Olili! tezzad eie è aon ei] toro pi Wà Si "onfiajjj •mandi, d 'mini elprel, ucreaouli h'ocì;jm cioè. Obì propoiero di vivere nella letterale Olfervanza dellaRego- la di S. Benedetto : ex integro, ■purè, ad l'iter am ; fono proprj termini di San Bernardo : onde come farebb’egli polfibile, che elfi avellerò permeilo tra i Monaci reciproche conver- fazioni, o ftabilite, e ordinate le ricreazioni comuni, mentre per la tellimonianza, che rendono quegli ftelìi, che le tollerano, e le ammettono, S. Tater ( cioè S. Benedetto ) militili in ‘Regala temptts loquendi prò - pofuit ? Chiunque ha qualche contezza delle Regole Monadiche è aftretto a concedere, non eflervene pur una, che tanto precifamente fpecifichi e determini tutti gli Elercizj regolari, quanto quella di S. N 2r Be- •^( 196 ) Benedetto. Donde nafce dun- % e ft r que, non far egli punto men- zione, nè dire una fola pa- gole, a rola di quelle mutue conver- giovey* fazioni ? non divifarfi da lui ilo,® ciò, che doverà collimimela fdrucc materia, nè prefcriverfi il tenti- nenie po, che averanno a durare? retiti laddove egli regola con tanto Ferità di precilione, e di efattezza rendoi1 il tempo , e la durata del la- bile,tic voro , della lettura, e degli rare,e altri Efercizj ? Poteva forfè tiundic quel gran Santo ignorare lo bìamfat fmoderato appetito, e la sfre- fimo ei nata propensione, che hanno gli Uomini a farli lecite mille fu 0 ^ libertà nelle Converfazioni ? pj e( jjjj E per fare argine a quelli in- ore tu* convenienti, come per pre- venire i mali, che ne potevano ^ ridondare, avveduto, e pru- ^ U1 dente quanto egli era, avreb- ^ )k Cifoli,, utiiecoiiv;, Mk\ Aitili®» 'iverfiilrca o a dorile? ola con» di cfmin in, càgli itevi tò mmù gelile- ■*08 ( 197 ) be egli mancato di preferive- re, e {labilire efattiiììme Regole , ad effetto di rendere giovevole, e fanto un eferci. zio, in cui egli è fi agevole lo fdrucciolare in qualche azione men retta , e il traboccare in qualche offefa di Dio ? Verità , che pur troppo ne rendono manifefla , e palpabile , non pure le Divine icrit- ture, e le Vite de’ Santi,ma eziandio quello, che ne abbiano fatto noi pure luttuofif- lìmo efperimento. Squaderni pur chi vuole a fuo talento tutto da capo a piedi il Libro de’ nollri Ufi, ove tutto vien divifato con efattezza di gran lunga maggiore di quella della Regola, che per certo non gli riufeirà giammai di rinvenirvi un mi- N 3 ni- 4 *oz ( 19B ) scornino periodo, onde poffain- ferirfi, che le Converfazioni tra’ Monaci fufiero tollerate, allorché i primitivi fervori dell’ Ordine tuttavia fiorivano. Quello, che Guglielmo A- bate di S. Teodorico di Re- ims riferifce del filenzio di Chiaravalle, nella Vita, che fetide di S. Bernardo, è della perpetua taciturnità , che fi ofiervava in que’ tempi felici da’ noftri Infiitutori pruova /«riconvincente irrefragabile. De. Remar, niquein valle illapiena homìnum (fo- l ^‘ 1 ‘ c 'no parole del mentovato chiariifimo Scrittore) in qua neminì otiofum ejse lìcebat , omnibus laborantibus , &fin- gulis circa inìuntla occupaiis, media die , medie nociis Silentium a fuper- venientibus inveniebatur, pr&ter la - borum fonitus , vel fi Fratres in lau~ dibus Tiei occuparentur . Porrò fìlen- tti ìéiD>' ÌJii** 1 11 diti® jliid d® Un tempo gajliard ìefimo. >e nel r ìemd uciocc. kkié nenie 0' • facenc Azione piai co 1 mio ] 'man ’^elTo ^lont Meo dite. 1 fienài ^ Via, che irrfo, idei iti, ck i tempi & oi\ pwi j bomi«n* ^fo* •noeta®® mi ititi® f iiitikjf I» * o §( 199 ) tii iplìus orda , & fama tantam etiam apudfsculares hom'mes Jupervenicntes /ibi faciebat reverenti am, ut & ipjf non die am prava, vel otiofa ,fed ali- quid etiam, qtiod ad rem non aitine . ret, ibi loqui vercrentur. Ma niente dimoftra,e a un tempo ideilo autentica piu gagliardamente illilenzio mede fimo , che quello, che fi legge nei terzo Sermone di San Bernardo dell’ Avvento . Imperciocché , cfortando i fuoi Reìigiofi a darli vicendevolmente ottimi, e fanti configli, e facendcfi da fe quella obbiezione cotanto naturale : qual configlio potrò io dare al mio Fratello ( dirà per avventura taluno ) fe non mi è permeffo di dirgli , nc pure una parola, lenza efprclTa pcr- uiiflionc dei Superiore ? Ri- N 4 fpon- - •02 f 200 } ?0*- fponde , aoverfi efortare i Fratelli, porger loro ajuto,e fervidi, non già colle parole, e colla lingua, ma colle opere , e in verità, che è quanto dire, giuda la rifleflìone del P. Martene , con un tenore invariabile di coftumi , e col s. s^« buon efempio. Sed & Fratribus S Advenu n0 $ rtS » mteV q U0S vlvtmUS > ÌPJ° .ì ure ». 5 , 'fraternitatis , & focietatis Fumana , confiti, & auxilìi fumus debitores, hac enim volumus ut et ipfi nobis impendant ; confilìum, quo erudiatur igno. rantta no dira; auxilìum,quo iuveturin- firmìtas nojìra . Sed forte erit inter vos , qui tacitus refpondeat dicens: quod ego confilìum dabo Fratri, cui nec unum quìdem dicere verbum fas eft abfque li centi a ? Ad quod ego: non deerit certe quod facias, tantum- modo charitas fraterna non defit. Nufi lum ego confilìum melìus arbitrar , quàm fi exemplo tuo Fratrem docere fìudeas, qua oporteat, qua non oporrnt Ferì» tif t 1 0lìj^ 1 fd f (fic'5 goli podi frani rand rrof nendi fi, c; mente tu, fi delle’ Poi requ nardi perii contr ^ola »Uf » e iis ■« 0,3 ( 201 ) Sofie?'/ ; provocans eum ad melìora , & con (idem et, non verbo , ncque lingua, feci opere , & verìtate. Non è egli evidente, che quello era precifamente il luogo di rammemorar loro il tempo dellaconverfazione,e dello fcambievole colloquio, efor- tandogli adarfìin effo l’un l’altro falutcvoli configli, trattene!! dofi in divoti ragionamenti, e animandoli vicendevolmente, fi alla pratica della virtù , fi alla perfetta odervanza delle loro obbligazioni? Polliamo parimente allegare quell’ altro palfo di S. Bernardo , non meno decilivo per lo Silenzio perpetuo, che contrario alle Convenzioni regolari de i Monaci. „ Lo fpirito dell’Uomo [ die’egli'] „ è naturalmente più inclinato a fof- •«03 ( 202 ) g <* fofpettare il male , che a cre- ’ dere il bene , ma ipecialmente qualora la Regola elàtta del fi- J5 lenzio non permette, nè a voi, 5} che avete dato occasione al di- 3J lordine , di addurre le voitre n difcolpe , o di farne fculà , nè n a lui di fcoprirne la piaga, che , 5 un temerario lolpetto gii ha „ fatto nell’ animo , per curarla. „ Ond’ egli fi lènte conlumare „ da un fuoco interno , che a i „ cancelli delia Morte io avvici- „ na , mercè che per mancanza ,, d’ apertura , e di sfogo , la ,, lua piaga divien mortale: quim ' ,, di lòfpirando, e gemendo den- „ tro di le , colf anima tutta a- „ mareggiata , ed lucerata , ad „ altro non puote nel Ilio lilen- „ zio penlare , che al ricevuto „ oltraggio. Egli non può più o- „ rare , non può più leggere , „ nulla più meditare di Santo , e „ di Spirituale ; e quindi un’ A- „ nima per cui Giesù Grillo non „ ildegnò di morire , melcbina- „ mente •«93 ( 203 ) §«► „ mente muore , conciofliachè „ deftituita fi trovi del tuo con- „ vcnevole nutrimento Sin qui S. Bernardo volgarizzato, ed eccone il tefio Originale. Proni Juntautem fenfus homini*, faBemar. cogitationes ad malumpotihs (ufpican - 9 dura , quàm ad bonum cr eden dura; „/ 4 , ‘ prafertim ubi difciplina (Pentii, nec te qui in cauj'a es , excufare permit- tit, nec Uhm vulnus fufpicionis aperire , quod patitur , ut curetur . Ita uri tur ili e, & morhur,claufo, & leticali vulnere intrafemetipfumgem ens , dim totus in ira, & difceptatione po- fitus nihil aliud (ìlens verfare in mente potè fi, nifi injuriamquam accepit: non poteri orare , non poteri legere , non fanctmn , aut fpirituale aliquid me ditari, & ita intercepto vitali fpi- rittt, dum fuis dejìituta alimentìs, vada ad mortem anima, prò qua Còri - Pus mortuus eli. Quid tu interim qu- lormj ft! -*>s( 211 ) 30 - perfefiionis in Evangelicis , <#* Apofto- licispraceptis ; nibil in Literis San fiorii Putrii invento; nibil in antiquorum Mo- nacborum dì fin intelligo .• quod non buie Or ditti,buie conjonet ProfeJJìoni Ère. Sin qui iltefto originale . Ec- cone ora una fedeliilìma tra- «iìw. Riduzione. „ Elfendofi non ha guari trasferì rito al nolìro Monalìero un cer- » to Fratello, che al mondorinun- „ ziava, fu dal noftro Reverendi^ „ lìmo Abate alla mia picciolezzà » congegnato, per edere nelle di£ „ cipline Regolari inftruito. In- „ cominciò egli un giorno, mara- „ vigliato,a domandarmi; quale a ,, me lèmbraffe, che folte la ca- „ gione, che trovandoli eglitutta- „ via in Abito, e Profetuone di >, Secolare , lèntivalì bene IpelTo >, compungere, e in un certo af- » fetto di Amor Divino rifolvere, » e di tanta dolcezza di fpirito » gioiva, quanta ( diceva egli )non » dirò di potere ora a lungo con- O 2 „ fer- jf tini, « •Mjèiji. . Mià i ut wrnalu afe- amor diiWi W filtriti® IlitUÌ ptdw#' às, !t0 f W fa 33 >3 •«63 ( 212 ) §©•• fèrvare, ma nè pure affaporare di quando in quando. Allora io ; ti dai tu forfè a credere ( gli rifpoli ) che folle più fanta la tua vita d’ allora, e più accetta a D/o ? Quello non già ( dille egli ) maffimamente per- „ chè in oggi io fo molte cofe,del- ,, quali una fola, che allora fatta „ avelli, non pure Santo tutti mi ,, averebbono riputato > ma quafi „ diflì meritevole ili adorazione. „ Ma di grazia [gli dilli io ] in quan- „ te occalìoni fperimentavi tu a#, io.» < l ue ^ detto dell’ Apoltolo , che per molte tribolazioni fa d’uopo, „ che noi entriamo nel Regno di J° h ' I0 y Dio? e quello del Beato Giobbe; I5 ' „ Se giullo io fono, non alzerò il ,, capo, elìendo fàzio di afflizione, e di mifèria?_Non mi Avviene ( rilpofè egli ) di avere nulla di ciò provato , ma il più delle volte io mi fentiva acceiò d’ un amore più intenfò, e più foave verfo di Giesù Criflo • Ed io fòggiunfi. Pativi tu allora per „ amore 3) 33 33 33 33 33 amore di piefcntei rilpole». quìince' ,, perciocc „ nente n ,, pelo di ,/apiitoj ^ menti ,io dm , compiili' . indugio i ,dance, ( ,làvagabo , dodìme ? vaditro 1 s ti;mico > miei Coi » ^bandii ^piacer ' roatt/baft ‘J&oì 7»t, fomohe 04,4 i) che alia i; ire Santo tutti i iputato i ma pi ;!e Jiàrni 0i io] in p fammi tu ’'Apoltdo,ck lizioTOte^fi i,o nei wp wfrz <%( 213 ) §G»- „ amore di Grido, quanto fai al „ pretènte? Nè meno un’ora fola, „ rilpote, (offriva io quello, che ,, quìinceffantementepatifco. Im- „ perciocché, lènza fare del rima- „ nente menzione, non averei nè „ pure per un giorno (offerto il „ pelo di un hlenzio così profon- „ do, nè per che che fufie averei „ faputo attenermi da ozioli ragio- ,, namenti Anzi dopo quelle, che „ io diceva poc’ anzi, lagrime di „ compunzione , io faceva lènza „ indugio ritorno alle rifa, e alle „ dance, e a mio talento, qua, e „ là vagabondo (correva ; edelìen- „ do dì me deflo padrone, iogode- ,, va di trovarmi: co miei Congiun- „ ti ; mi compiaceva di ciarlare co i „ miei Compagni; a menfè bene „ imbandite interveniva ; non mi „ difpiaceyano le gozzoviglie; le ,» mattinate a mio talento io dava », al fonno ; e mangiando , e be- „ vendo,oltre i limiti della neceff v „ fità io tratcorreva. Taccio degli » ftimoli deli’ ira, che alcune voi- O 3 „ te ■«8 (214)3* 4 j, te mi tormentavano ; le liti, le „ contefo, e lofimoderato appetito queliode „ delle colè mondane , alle quali venuto a ,, quanto io poteva , flava attaccato, foriere ,, Ma ora [ dilli io ] quali fono i formati „ tuoi coflumi, come vivi, che ’ taudoci 1 „ fai? Ed egli forridendo, quello, 'dati, { „ rilpofo, è facile a dirli , poiché ’’ porfand „ non fi lafoiano ignorare- Egli è d „ di vero fcarfilfimo il nutrimento, J j a p ro „ E abito groflolano , la bevanda t foogo; foaturifoe dal fonte , ci addor- ,, mentiamo per lo più lui libro. ^(j r „ E poi alle Manche membra un ,| tretta!]t0 „ pagliericcio non punto foffice fi ^ ^ „ appretta ; e allorché comincia nnn rnm „ il Conno ad edere più dolce , il „ luono di una Campana ne co- JL „ ftrigne a levarci • Patto lòtto fi- jf „ lenzio, che col ludore delle no- tra ■ . „ Are fronti, mangiamo il noftro ,, pane; che a tre fole perfone, e JÌF 5 „ molto di rado, e appena di co- j ',’ e „ lè necettarie, favelliamo. Non è J^i „ egli vero, che in noi chiaramen- f ]®ta te fi verifica il detto dell’ Apo- Colo/.2.„ ftolo : mortificate le yoflre mem- J^ k „bra, ^ .forare Fé; ®oil nutrii® i la tali iar, ci aè. arche cominci] K più dolce,! lampara ® ® laianio i» itole pef ^(21 5)§<* bra ^ che fono (òpra la terra ? e „ quello del Saimifta: Io lono di-^ „ venuto a gli occhi tuoi qual vii „ fondere? Daddovero quali tra£ ,, formati fiamo in giumenti, por- „ tandoci dovunque venghiam gui- „ dati , lènza contraddizione , e ,, portando lènza ricalcitrare tutto ,, ciò , che ne viene addogato . „ Alla propria volontà non fi dà ,» luogo : ad ozio , e a dilfolutezza non li dà tempo. ISlè qui (limo doverfi rralaiciare alcune colè „ altrettanto dilettevoli, quanto le „ altre fono gravole • Non litigi, „ non contele , non lamentevoli „ doglianze di Contadini crudel- „ mente angariati, non compaia „ ficnevoli clamori di Poverelli ol- „ traggiati li odono fra noi. Pace „ è da per tutto: da per tutto tran- » quillità, e dagli lirepiti del mon- » do mirabile libertà. Tra’ Fra- » telli tanta unione , e tanta con- >, cordia, che cialèuna cola parti* v colare lèmbfa di tutti , e ogni » cola di ciafcheduno in pàrticola- O 4 „ re. re. E quello di che fuor di maniera io prendo gufio fi è, non farfi qui alcuna diftinzione di perfone, nè averli punto riguardo alla qualità del legnaggioLa necdfità, e non altro, dà occa- , fione a divario, la fola infermità a difoguaglianza • Imperciocché quelle colè, che ih comune da tutti fi lavorano, ad ognuno fi diflribuifoono, non già fecondo il dettame di carnale affetto, o di particolar dilezione, ma fecondo che a cialcheduno abbi- fogna. Quello è parimente degno di maraviglia , che a trecento Perfone, le non erro, il volere di un fol’ uomo ferva di legge, tal chè la colà ufoitagli una volta di bocca, con tanta premura da tutti fi elèguifoe,come lè in elfa tutti concordemente avefiero con girato , o uditala dalla voce immediata diDiome- defimo. E per dir molto in breve, non vi ha punto di perfe- fezione ne i precetti Evangelici, ,tid I§ Fi DO I Abai fiEk S. k riffimi ned’ lnfa none fenza Egitti fiano Me cerar uppia vano, a «OZ ( 217 j, e negli Apoftolici ; nulla icorgo „ negli Icritti de’Santi Padri ;nul- „ la nelle Sentenze de’ Monaci an- „ tichi ravvilo , che non fia con „ quello Ordine, e con quella Pro- „ felhone uniforme. Fiorì il B Aelredo nell’ anno 1164 e fu eletto fecondo Abate di Rie vai nella Dio cefi Eboracenle , per ccnlìglio di S. Bernardo, di cui fu perfet- tilfimo imitatore, come le Storie d’Inghilterra 1 ’ atteftano. In fuftanza il filezio perpetuo non è lenza efempio, poiché > fenza rammentare i Monaci di Egitto, i quali ( al dire diCaf- fiano) tanto inviolabilmente P olfervavano, che nè pur di- cevanfi tra di loro una parola ; fappiamo da Guglielmo Mal- mesburienle, che le Monache di Fonteverardo lo guardavano ancor elfe con tal rigore, che -«>§ ( 2l8 ) §<*■ che non aprivano bocca, falvo per favellare in Capitolo, e per accularfi delle loro colpe . Ma quello che reca più di ftupore fi è, che quelle Sante Donzelle offervarono fedelmente un fi- lenzio così efemplare per lo fpazio di tre Secoli, e mezzo ; poiché fu fondato il loro Ordine , nell’anno i ioo e la legge efatta del loro lìlenzio non fu, che nell’ anno 1450. per autorità della Santa Sede moderata . Sane JEgyptiorum Monacho- # rum veiiigiis quanihm potuti Sanctus c.Pater inbtefit, qui, ut teftatur Caffìa- mts,perpetuò jùebani : nani finitìs ( in- qmt Caljìanus ) Pfalmis, & quotidiana Congregatione , ffcut Juperius com- memoravtmm abfo lui a, nullus eorum vel ad modicum fubjìfiere, aut fermo- cinari cum aliquo audet , Jed nè qui- dem per totum diei jpatium è Cella fua progredì , aut dejerere opus, quoti in (219 )§<► e a folìtus e fi exercere , prafìmit, quoti ita explent f'ores iiigrefji, ut nulla inter eos fermocìnaùo pamitus tmdiatttr . Prie ter caler arum ille-WiHeh». cebranim abdicattonem , quantuhimìl- Mnì,n ‘f- luti ett, quod tu nullo loco loquantur prater in Capitulo .propofìta a magi- g ii c } s . ftro per emù s tactturnitatis regala „ quia Jetnei laxato fìlentio f cernirne pronte flint ad muffitatidum frivola. I Monaci Cluniacenfi furono sì oflervanti del Silenzio , che fotto il governo di Sant’ Odone , fucceffòre di San Bernone nell’ anno 927. inviolabilmente di giorno, e di notte l’oServarono . Sìlen- Maini. tinnì juge interdi'ti , notte adeò fa - crum , ut iliaci ante Prima Off cium ab. 4- violavi ducerent nefits . Ed all or- che una indifpenfabile necef- fità a chiedere alcuna cofa gli coftrigneva, fi fervivano di cenni di mano , de’ quali fu nell* *ù& (220)g<* nell’ Ordine Benedettino Io flelfo Sant’ Odone ritrovato, re . Silentiumita(ludìosè tenere, JineceJk fui (Jet ,Jìgnis prò ver bis ut en. tesi malgrado de’ rimproveri, che loro venivano fatti da quegli de i loro Confratelli, che, come meno al filenzio inclinati , gli riprendevano , come fe ingiuria facelfero al Creatore, deile mani in luogo della lingua prevalendoli. Ma quello amore delfilen- zio non riflette fra’limiti del Monachifmo, poiché fappia- mo, che l’olfervanza funne fe- veramente preferitta in molte altre Religioni , come puote ognuno inferir di leggieri dal Ragguaglio pubblicato dal P. Fra Benedetto da Montefia- feone della introduzione delle Monache nel Monaftero di S. Si- S. Siilo di Roma, per opera di S- Domenico; ivi leggendoli, che la Priora prepollavi dal Santo, Prafatas Montales de Ordì- nìs obfervantiis docuìt, loditi perjigna mannum hidicavìt. Si prevalgono eziandio de’ Pegni di mano i PP. Carmelitani Scalzi ne’ cafi di urgente necelfità , per non violare il filenzio, fedelmente olferva- to ne i loro Romitaggi. E nelle Coftituzioni de’ Conventi del Ritiro de’ PP. Minori Of- fervanti Riformati di Roma, approvate dalla S.M. di Alef. fandro VII. e d’ Innocenzio XI. fi legge, al Cap. terzo, che in detti Conventi debbe olfer- varlì perpetuo efattilfimo fi- lenzio, indifpenfabile da qualunque Superiore, benché vi fi trovalfe qualfilia Principe ' Ec. 222 ) §► Ecclefiaftico, o Secolare. Polliamo in oltre alle rire con verità, che il noftro filen- zio non merita giuftamente., e a tutto il rigore il nome di perpetuo, dante che tutti i noli ri Religiofi pedono far capo in tutte le occorrenze,e parlare, come fanno in effetto, al Priore, e ad un’ altro Superiore fubalterno, e principalmente all’ Abate ; la cui ordinaria occupazione, fuori del tempo dell’Officio , confifte in porgere orecchio a’ fuoi Fratelli , i quali non celfano di adediarlo opportuna importa, nitate, come facevano già i Monaci di Chiaravalle al tempo di S. Bernardo; il quale gentilmente fe ne lagna , di- J^'™ r ; c e n do : Hinc e si illa veftra impor- dld.ver} lim opportuuitas , qua tam Jiepè fa- alias 6 4. tiga- Jstis- piofe 1 Moli ti Co ticoli gli al tacce flieife IIC colta 1 circa 1 a’loie ligiofo ca di fpecia’ cevert die n POflg0 '«mie glutnr iioi ■*2 ( 22 ^ ) ^ tiaatis, ut mnltoties etìam cimi necef- Je non Jit multimi in bis diei expen- datis . Di più i Novizii , e i ProfelTi del Noviziato hanno il loro Padre Maeftro ; e i Frati Converfine hanno uno particolare , a i quali , gli uni , e gli altri non mancano di far raccogliere tutto dì buona mefle di occupazioni. Il Camarlingo altresì ha facoltà di parlare a i Converfi circa i loro lavori , non che a’ Foreftieri ; come pure il Re- ligiofo, che efercita la Carica di Forefteraio , elfendo fpecialmente incaricato di ricevere , e fervire gli Ofpiti, che non di rado qui foprag- giungono. Evvi ancora V Infermiere , il quale parla con gli ammalati v Laonde , fe a tuttociò ag- giu- ( 224) Sfl** giugniamo le Conferenze, le quali fi tengono tutte le Domeniche dell’ anno , e in alcuni giorni fedivi dell’ Edate, forza è concedere, che pref- fo di noi ritruovafi abbondantemente tutto ciò, che fa di mediere a rimuovere , e dileguare la pretefa malinconia, che alcuni poco efperti fi av- vifano effere il frutto più copi ofo, che nella nodra foli- tudine fi raccolga. E vaglia il vero , tanto è lungi , che fra quede mura foggiornino gramezza, medizia, e malinconia , che anzi un non fo qual afpetto gioviale , fem- biante ameno , ed altri contradegni edemi della pace del Cuore, che concorrono a gara fu ’l volto de’ nodri Reli- giofi, più che in qualunque altra 43 mCo 0 diti** brunii ito tilt®* faenza < ■i la mg! ingiovanì iocre, pe uà lettere indine li fidano 2 riletto, e tfo ne r tapefatto In fom ^ pari l Pzevalg °»ft; Wttc le| "■'lènj. ? Mondin. :,0 > che fj ii «vere, et imalinconia, » cfpeni iiaF- ( faro pi co-j f noh (oli- i E raglia lungi, ck (oggioraino tii^ e malin- i un non io sviale, lc®‘ >d altri » ìtW ji .corrodi e’nol^ in ( 225)20 altra Comunità,gli fanno am- ' mirare con idlupore dalle persone divote, e di alto affare, che fovente fi portano a vietar quello Chioftro. Anzi giacché T occafionelo porta, dem- brami di non dover paffare fotto filenzio, poter io attediare fenza efagerazione , come la maggior parte de’ no' diri giovani Religiofi, avvegnaché per altro dotati 'di mediocre , per non dire fcarlif- fima letteratura, in quella fo- litudine lì formano, e vi ac- quidlano apertura tale d’ intelletto , e di mente , che io dleffo ne rimango attonito, e dlupefatto. In fomma , per ritornare onde partimmo , foggiungo, che le dieffe autorità, di cui fi prevalgono alcuni per fo- P die- 4 -«8 ( 226 ) §&• llencre le Converlazioni reciproche tra’ Monaci, li pof- fono intendere molto probabilmente de i Ragionamenti, e de’ familiari Colloqui, che i no Uri Religioli tengono, come dicemmo poc’ anzi, co’i Superiori, o al piu delle Conferenze , le quali li fanno nella maniera, che ora fiamoper 5. ^/.riferire . Utile fuerit loqui , fi de Co,, virtute,, opportuno tempore, dijferatur. È i )a y lS Celi enfis, quan doque cum dijcipulis colloquimi familiare habere dici tur, S.ecul,fec. Bene' dift.pag.6io. 1 ' - §. XVI. r■ , ‘ . La Conferenza. \ L E Domeniche dopò Nona , che fi dice preci fa- mente a mezzo,giorno,il Superiore conduce i Religioli - ■ • nella ìdiito" efercizi°i Itatene' g 1 {l0P\ va la noto! dogli itti periore mi !inz3,cor amento 1 o fopta ( della Saci do noi et ipolizion di Trent *rali di hkrì m %I10( - i'ofi del ! |: %ri • v,ft » fi^qiumrt l'awi- •«§( 227 )§<► nella ftanza desinata per tal efercizio • anzi per tutta P filiate ne’ giorni feftivi, che non fiano piovofi, gli precede, e va con elio loro in un luogo apprettato a queft’ effetto nel bofco , alle cui falde è pofta la noftra Badia .'Quivi, avendogli fatti ledere, apre il Superiore medefimo la Confe-* lenza, con un divoto Ragionamento fopra P Evangelio * o P Epiftola del dì corrente* o fopra qualche altro palio della Sacra Scrittura, efeguen- do noi così non meno le Di- fpolìzioni del Sacro Concilio di Trento ,che i Decreti ge- nerali di Clemente Vili. projeSfir Regularium Refonmtioiiff’ii dove^$^ vengono obbligati tutti i Reli ~craScri- giofi del Klonattero ad inter-/**divenirvi; aggiugnendofi in ol- P 2 tre •«2 (228 )^ tre al §. 38. di far qualche Conferenza fopra la difcipli. na regolare. Il Superiore, terminato il luo Ragionamento, cooje . fa parlare i Religiofi P un do- M} 0 j po 1’ altro , e quegli , che a Refe 10 : favellar s’accigne, alzatoli in chedt piedi, col capo fcoperto , al pol i( ] cenno del Superiore li rimet- occupi te a federe, e li ricuopre : in- j^ffion di riferifce con fempii cita ciò, in quel che gli è fembrato più capa- Duj 1 ce di edificare , e di com- dunque muovere, nelle fue letture par- ne rifili ticolari , o nelle pubbliche, vanragg' che è quanto dire, nelle Ope- 0 ricrea re de’ PP. Rodriguez , Sangiu- altro fi re , Segneri , Pinamonti, nel venienr. libro delia Imitazione di Cri- no da q I lo, e in altri Trattati Spiri- fi f Q j tuali. tìy: Allorché il Religiofo ha u e . celiato di favellare , il Supe- sìu riore ^ ■ riore jertopr quello -, 1 il* «tatti N1’ 1111 è «Ni, 4 |l alziteli u lcopeno,j! riore fi rimei- inoiopo- wplicithìo, iolo h 1 W tiote <8 ( 229 ) seriore dilucida alquanto ilfug- getto propofto, foggiugnendo quello,, che Iddio gli pone in cuore. Si fanno per 1 ’ ordinario parlare tre, o quattro Religiofi in ogni Conferenza, che debbe durare un’ora, dopo la quale ciafcuno fi ritira, occupandofi a far mature ri. flelfioni fopra le verità udite in quel pio trattenimento. Da quelli trattenimenti a- dunque (empiici, e religiofi, ne riiultano i frutti, e gli avvantaggi delle convenzioni, o ricreazioni , come che per altro fieno efenti dagl’ inconvenienti, che di rado foglio- no da quelle andar dilgiunti. . In fomma 1’ufo di fare tutti i nollri Efercizj in comune, come il lavoro,ed altresì le letture particolari , che P $ noi ■«OS( 230 )§«»■ noi facciamo, e nel Capitolo , e fotto il Clauftro a ciò desinato , e non mai nelle Celle, rende il noftro filen- zio di gran lunga più agevole, e comportabile di quello de’ RR. PP. Certofini , benché fia loro conceduto di parlar- fi, e di converfare infieme, in certi giorni della fettimana. Che fe,mal grado di quanto abbiamone’ due ultimi articoli aderito, taluno pretendere di tacciare come inumana P ofTervanza del filen- zio perpetuo, converrà dunque per innanzi accufare d’ inumani quei Santi Monaci dell’ Egitto , i quali colla ritiratezza , la penitenza , e ’l lìlenzio giunterò al fommo della perfezione , divennero i padroni, per dir così, degli -og ( 231 ) So* Elementi,il terrore de i Demoni, il conforto de’Popoli, e l’edificazione della Chiefa. Converrà parimente involgere nello flelTo rimprovero le divote Religiofe di Fonteve- rardo , quantunque dalla Santa Sede folle approvato il loro Ordine, colle fue Cofh- tuzioni,e per confeguenza il filenzio perpetuo. §. XVII. Lo Studio . N On iflabil irono i noftri fanti Fondatori alcuno Audio regolato , conciolfia- chè la Regola non P ordini punto , non ne faccia alcun motto, e non definii più di tre ore per la lettura. In oltre S. Benedetto non po fe mai perle mani de’ Difcepoli fuoi P 4 altri •«§ ( 232 )?<► altri libri, falvo quelli che gli fembrarono atti a nodrire , e corroborare la pietà ; quali fono, a cagion d’ efempio,la facra Scrittura, i Leggendarj de’ tormenti, e della morte de’ Martiri, le Vite, e le Collazioni de’ SS. Padri dell’ fi- remo, e diverfì Trattati Morali , o A fcetici de’ Sacri Dottori , e Padri della Chiefa . Quello è il parere del P. Mar- tene ,ove fpiega nel fuo Co- Regui mentano della Regolal’inftru cemento 56. delle opere buone; letfiones Jancìas libenter audire. Quello gran letterato fog- giugne, che i Monaci non debbono leggere i libri de’ Gentili ,nè i fogni de 1 Poeti, e de’ Filofolì, fe non fofle per confutarli , o per valerfene a vie maggiormente ftabilire, e prova- are la iiofir* 1 chenor Xi.0 teli'’ chef* diate fmul l peni l filhcit flint co rnhfi cifitnr. Lao noftri' libri qi dbm vnmae P'iiqii P« fati Noi; i de'Sacri Dot- dà Chià , ,r eàlP,i\k , nel (no Co- iter m ( 233 )§<► vare la verità de’ Mifterj di noftra Fede ; impiego però, che non conviene ad ogni Torta di Monaci, ma folamen- te a i veri fapienti , e dotti , che per comandamento deli’ Abate vi fi applicheranno. Procul ergo a noftris Gentilium libri f rocul Poetarum, ani Philo[ophorum mfnt% fallacia .... nifi forte ad eorum ine-Cap. 4 . ptias confutandas , & ad myfteria Re i ul - nostra Fidei confìrmanda ,. . Jed bac^' 14 * omnium non funt ,fed Dofiorum dnm •• taxat , & eorum quidem non eliant omnium fed quibus id ab Abbate pr3 ( 23 8) comincia Romani Pontificis , la cui mercè fu quattro anni appretto quella caritatevole Religione rimetta in piedi, eper- * fettamcnte reintegrata. Concedo però, che loftu* dio, e lc'fcuole regolate fo- no attolutamente necett’arie a gli altri Ordini Religioni, per lo rotale adempimento delle loro obbligazioni, come quelli che furono inftituiti, perchè porgettèro ajuto a i Vefcovi, ed a i P.arochi, nell- ammi- niftrare al Pòpolo i Sagramen- ti, e nell’ iftruirlo , e ammae- ftrarlo ne’mifterjdella Fede, e ne’ buoni coftumi 5 mercè delle Predicazioni, delle Mif- lioni, e delle Scuole^e d’altri limili impieghi, come giornalmente fanno ,con pariedi- ticazione\ e profitto de’ fedeli, Ni, t ; cgrjti. 1 > che lo (In; regoliteli). ‘-ncceffariea Xiloli, per itnento delle i,comequel^ mi, perchè liVefom, nell’ ammi- n^eramen- 0 ,tì* j defilale. *>3 ( 239 ) §a* li, non pure gli Ordini Mendicanti , ma eziandio i Che- rici Regolari, e la maggior parte delle Congregazioni Monadiche , le quali in prò de’ Proffimi, le preaccennate funzioni fi addogarono. Ma in quanto alle Religioni , che dedite alla contemplazione delle cofe Divine, profetano vita folitaria , o perpetua claufura , come fono i Padri Ccrtofini , gli Eremiti Camaldolenfi,e diMon- tecorona , quelli del Monte- fenario a noi vicini , incliti Alunni di S. Filippo Benizi, e i Monaci di S. Bafilio della Uretra Offervanza del Tar- donin Ifpagna5 quelle fin dal loro. primo cominciamerito hanno, fempre efclufi glilludj regolati, come meno al loro •<3 ( 240 ) 50 filenzio confacevoìi;alche fi portarono i SS. Fondatori di quelle, non fenza grave ponderazione , calcando P orme, e feguendo giufta lor polfa, P efemplo de’ Monaci antichi, i quali ( come non P ha potuto rivocare in dubbio il P. Mabillon nel fuo Trattato degli ftudj Monaftici ) non avevano faputo indurli a dare in tutti i loro Chioltri a gli ftudj ricetto ; e non per tanto {'piccarono fra loro di tempo in tempo, come pure oggigiorno veggiamo accadere, l'uggetti non meno peri’ efemplarità de’ collumi, che per pregio di letteratura, ri- nomatilìimi. Quindi è chela S. M. di Clemente Vili, allorché trattoli! di riformare il prefato Ordine di S. Balilio, detto ' ftoja L Sfinii li ì'k fefc * kk Àia « orae non fin t indori là- ìfo Choin 2! •*©3(241 ) s» detto del Tardon nelle Spagne , vietò loro efpreflamen- •?e,non pure lo lludio, ma P ’ ingerirli in udir Confeflìoni di Secolari,e F annunziare a* Popoli la Parola di Dio, come cofe poco alla loro Pro- fcffione di Solitari confacevo- li , non che col lavoro manuale per poco incompatibili. Ctm Divi Ba/ìliì lnsiìtutum monaftì ExBu ?- cum fit , quidqttìd ìpfius quìetem , xranquillitatem impedire potè fi , aut\m. perturbare , velati eleemofynas pete- dat - re , Confeffiones fecularium atidi.^f°^ xm re , Verbum Dei populo predicare ,m i»Bui Collegia ad Philofophiam , vel TheoloJ ar,oMa - giam ,feu alias fcientias addifcendas, s *°frf >a habere, feu Religiofos ad Vnìverjita■ tes , /ludiorum caufa , mittere , omnìnò Vecret. prohibemus , nè iftarum rerum ftudio u f™ y0 dediti , laudabile manuum lahoris inftU tutum dejerant . ère. Ma parendomi ora abbaca ftan- •*s(24l)^ ftanza aver di ciò favellato, e forfè con foverchia proliifi- tà, mi farò lecito di loggiu^ gnere, conchiudendo quella breve fatica, che quanto abbiamo cfpoito fin ora , irre- fragabilmente , a mio giudizio, comprova, che i Monaci della Trappa , di JBuon- follazzo , e di Cafamari fono veri Religiofi dell’ Ordine di Ciftercio , e che alla Odervanzaloro non debbeil titolo di novello Inftituto attribuirti; tutto il loro tenore di vita ( come fi è fatto toccar con mano) in altro noncon- tillendo , che nella compiuta efecuzione di quella Regolare Difciplina,la quale fioriva nell’ Ordine medelìmo, ne i tempi avventurofi di S. Bernardo . E le io non temefiì d’ “guanto i 1:11 ora, irr t . a mio alidi. i>ctie iij. a, di E». Ciùniari fo- li dell’ Odi- , e che à ioti debbili lèmmi- . \oto tenore : {ino toc® uro non®’ ■Ila compì® ; ’ .. 1Ì Jt. ; utiia i vr •«3 ( 243 ) §<► > ncorrere la taccia di troppo irdito , potrei con tutta verità illegare P ampia teftimonian- :a,che io delfo n’ebbireite- atamente 1’ anno pattato dal- ■’ Oracolo della viva voce del iantittìmo Regnante Pontefi- :e Clemente XI. allorché in juefto propofito , meco degnandoli favellare,dille a chiame note ; edere la noftra Otter- vanza dalla Chiefa approva- ;a, come quella in cui niente litro , che 1’ antico fervor Ciftercienlé compiutamente •iliorir fi vedeva . Ma fe ta- ? uno non fapelfe di leggieri in- durfi a predare a i miei detti mera credenza;ecco la ftef- à verità comprovata a mara. /iglia dal fulfeguente reccn- ilfimo Breve , ove ad evi- lenza rendei! manifefto, non Q i aver- ■*02 ( 244 ) ^ averci la Santità fua introdotti nella infigne Badia di Cafarnai, che per farvi allignar di bel nuovo , frìmavumelidi Ordiuis Ciftercienfis Inflìttami, regitlaranque difciplinam : altra vie maggiormente irrefragabile prova , calcare noi i fendei , che i Santi Fondatori di Ciftercio ne divifarono. Quindi pon- ghiam fine, aderendo , che per legittima naturai confeguen- za, la noftra Ofiervanza non è,come vi ha chi lo fpaccia, tollerata fedamente , ma approvata , e confermata dalla Santa Sede , e da tanti Sommi Pontefici, quanti fur quegli ,che P Ordine Cifiercien- fe fin dai fuo primo nafei- mento, mercè delle loro be- nignilfime Bolle d’ approvazione, rinvigorirono. Di' S i m ‘'0! Oh ' CLlM jfrjm Ci à Hìius « Lùrkmiii (ti, Mjfer ft me oeriru V k fìrfttt &fljlerij tyfflMjjj, Wa; »tìOri ,f «rc.«*i!Ìiiraiijiiì i vie iwsgiot' giV\\e piova, fmicri, diti ori di Cifrerà ). Quindi poi ferendo, ck pi: arai confegaet OiTeivanza no: ; ài lo faccia, mente, ma ap- onfermita dall: ; da tanti Soft quanti tur f* dine C.iitercier •«05 ( 245) 3 o» DiieBo Fi/ìo Livio Giulini a Mediolanó , Sionacho expre/se •profejjo jìri Bio ris Ob/er vanti ce Ordinis Ciftercienfis. CLEMENS PP. XL DileBc Fili. Salutem . Religionis zelus , vite _ prò fequamur. Cum itaque ficut di - leBus hilius nofler Atmtbal S. R. E . Cardinali^ Albanus nuncupa- tus , nofler fccundum cameni ex fratre germano nepos , Abbas , yfo/ perpetuus Cornmendatarius Monafleriì ^Abbatta nuncupata Cafemaris , Verulanen. Dioecef. Ordinis Ciflercicnfa , expofuit , ip/e primavum di- ~Bi Ordinis Infili ut um , Reguìa- remque difciplinam in Monaflerio huiufmodi reintegrare cupiens , Qj VM» t * 0 é( 246 ) vini facultatis, fibi a Nobis per quajdam nojlras defuper in fimi- li forma Brevis die vii. Menfis ' Aprilis proxime eìapfi expeditas lineras , at tributa , a di fio Mona- fierio diletto s Filios Abbatem, & Monachos Provincia Romana Congregationis Italia ditti Ordi- nis amoverit, & in eorum locum dilettos pariter filios Monachos Mona ferii Beata Maria de la Truppe etiam mmcupati , Ordinis buiufmodi tranftulerit , & fièro * gaverit , in pradittis verbmttris litteris inter alia fiatuatur, ut a Jecundodittis Monachis in primo- dittum Monaflerium Cajamaris , ficut pramittitur iam admijfis , Abbates Regulares ad ipjorum vitam } urna eorundem Monache - rum *(■ t'i 0 * é (tjjUvii m, fili ItmilevM est ilm ékjuij istmi flj[a tt/sepriftl wti* èli ... yutijj in 1 Gì (cui ! etarit Pii jjjfl t«)* a .\'*l te ¥ fJi'inciif t lialu iifli Ori è’in nrmlrn tr fluì Mmè ms Hm & lt mafsii t Ork ifhiltrit, è* alta jlutiMffl)® 31o 0èi! in p* ’to'mW 0 ' w tf# S« m «og ( 247 ) §0»- rum ufum eligantur , ac Abbas huiufmodi femper Italus elìgi de- 3 beat, ipfe Annibai Cardinalis Ab - bas , feti perpetuus Commendata - rius ì eo quia Alonaflerium huiufmodi (ufficienti Monachorum numero , qui ad eiufd. Abbatis elezione m devenire valeant , deflìtu- tum de profetiti reperiatur , Te y qui ut idem Ànnibal Cardinalis Abbas , feu perpetuus Commen- datarius affieni , Monachus ex- prefse prò fejjus firittioris obfer- vunti# ditti Ordinis exiftis , de tua fide , prudentia , iute grifate , vigilanti a , & Religionis zelo piu- rimum in Domino confifus , in Abbatem primoditti Monajlerii Caftimaris a nobis deputari piu- rimum dejideret: Nos te prtimijjo- Q^4 rum «Og ( 248 ) è> rum meritonm tuorum intuita fpecialibus ... volentes , & a qui- bufvis &c ... cenfentes , fuppli- cationibus ipftus Annibalìs Car- dinalis Abbatis , feu perpetui Commendatarii , nobis fuper hoc humiliter porr e Bis , benigne inclinati , de Tener abilium Eratrum noflrorum ejufdem S. R. E. Car- dinalium negotiis , & Confulta- tionibus Eptfcoporum , & Regu- larium prepofitorum conjilio , & attentis narvatis , Te Abbatem primo ditti Monatterii Cafema- ris , cum omnibus , & fingulis fa- cultatibus , preeminentiis , prerogative , auttoritate , gratiis , & indultis , ac hono ribus, & oneri- bus folitis , é° confuetis , ad tui vitam ypro hac vice tantum , Auffa- mie S.M' 1 0 Jjplis liffi ‘p4 ■ini CjjiitM . mimai, ;■ m frtftst mnt,te ili iti tm ìtmrmti M, fui Kews & (jf m 1*1 |>l(1ii i»i«u : '7^,, Amiks Cor. »/ w optiti i «oliis fujiir In ttMpfié ’iifilm Fmif a k S. 1 F.ùi- w, taf ufo forum m[è,è tis , Ti Ém milirìì Cairn■ h,df>§U jfliliK.Sf* a-:é ltli,i 1 fa' 0 ! -06 ( 249 ) § 0 - thoritate Àpo fobie a, tenore pree- fentium conshtuimus , & deputa- nuis . Mandantes propterea in viriate S. obedientue , ac indiana - /io/w noflrcs , aliifque ar bit rii no- [tri patnis omnibus , ér fìnga lis memorati Alonafterii Jtdonackis ,<&* per/bnis , /// /e W demandatum libi per prafentes Àbbatis huju- fmodi ofjicium , illiufque. iiberum exercitium , //m# eorundem uno- rem prafeniium recipiant , é" adiriti tant , teque recognofcant , ér /» omnibus bujufmodi ofjicium concernentibus faveant , é" ap* fant , pareantque , obediant reipeBivi’. Ac decernentes ipfas prcefentes literas firmas , valulas , e-r ejjicacescxifere,èr fore ffuof- que plenarios , é* integros effe- Bus Bus fortiri , obtinere, ac tibi in omnibus, & per omnia plenif- finte fuffragari , ficque in pra- mijfis per quofcumque Judices Or- dinarios , & Delegatos , e ti am caufarum Palatiì Apoflolici Au- ditores iudicari , ir definiri deber e, ac irritimi . ammari . Non objlantibus pramiffis , & Co/fitutionibus , & Ordinationi- bus Apojloiicis , ac , quatenus o- pus fit, MonaBerii , ir Ordinis prajatorum Statutis , ir Confue- tudinibus , Privilegùs ... innova- tis. Quibus omnibus , & fin gali s illorum tenores _ derogamus , caterifque contrariis quibufcum- que. Datum Roma a pud S Ma- riam Maiorcm . Menfie Maio 1717. Anno XVII. IN- . attimi f f lr MÌ}ìs ì j ? Orimtmi- ìt , tjtitim fluì , c v Ordirà i/r;s, è Cou/if- lt(ÌlS,..0M Ài, ? jf 4 trariis n. M 10 c- INDICE P Roemio . pag. i. §• 1 • Dell Officio Divino. pag. 102. $. 11 . Semplicità de ’ Arredi , e Ornamenti di Chiefa . p.t 09. §. 11 i. U Ubbidienza. pag. 113. §. 1111 . La Povertà . pag. 121. §. V. Il Voto di Stabilità. pag. 125. VI. La qualità de’ noBrì cibi. pag. 129. §. VII. Il Capitolo delle Colpe.pag. 143. §. VIII. Lavoro manuale. pag. 15 4. §. VIIII. I noHri Digiuni, pag. ióo. §. X. La qualità , e quantità degli esibiti. pag. 166. §. XI. Qualità , e afprezza de ’ no- Jlrì Letti. pag. 172. §. XII. Il modo di trattare gl' Infermi. pagi 17 5. § XIII. zAmminiBrare l' Olio Santo , 0 l’ eftrema Unzione in Cbìefa pag. 183. §. XIIII. Morte fopra la Paglia , e la Cenere. pag. 1^6. *. XV. §. XV. Silenzio perpetuo. pag. 193 §. XVI. La Conferenza. pag. 22 6 §>• XVII. Lo Si lidio. pag. 231 Conclusone. pag. 241 APPROVAZIONI Il Sig. Abate Gio: Ilari fra Cafotti legga il prelente libro , e riconofca,fe in efio li trovi coli alcuna repugnante a’ Dogmi della Santa Fede, e a’ buoni coiiumi,e riferifca. Dato il dì 17 Dicembre 17 17. Towrnajb Buonaventura Arcivefcovo di Firenze . In decurione de’riveriti comandamenti di V.S. Illuftrils. e Reverendilììma ho let~ to attentamente quello Breve Ragguaglio delle Cojlituziottt delle Badie della Troppa, dì Btiottjbllazzo , e di Qafamari dellafretta Offiervanza dell ’ Ordine Ciftercienfe ; e non ci ho trovato cola repugnante a’Dogmi della Santa Fede , o a’ buoni cofìumi, ma bensì il fiore, e la cima della Perfezione Evangelica,e lo Spirito di GiesùCrifto, che regna da per tutto in quelle Sante Leggi ; onde non è maraviglia , che P efatta Gfi'ervanzadi elle,abbia popolato per tanti Secoli di Santi il Cielo , ed abbia riaccefo a’ dì noftri 1’ antico fervore, e rinnovellata la primiera Purità dello fiato Monadico. Giudico pertanto che fia degno della pubblica luce delle fiampe, perchè la Lettura, eia Meditazione delle verità, che qui fi contengono, può edereutilifiima all’edificazione, e de’ Secolari, e de’ Religicfi. In fede di che di propria mano mi fottcfcrivoj quello dì 19. Dicembre 1717. Ciovamèatijla Cafotti , Attefa la foprafcritta Relazione fi ftampi. Tommafo Buonaventura Arciv. di Firenze. ]] Molto Rev. Padre Carlo Antonio Tub- * bii Min Conventuale, <ì compiaccia leggere, e rivedere con la lolita l'uà attenzione il prefente Libro intitolato: Breve Ruguaglio delleCoflituzioni della Badia della Troppa, ec. e riferire, fe in elio vi fia co- fa alcuna repugnante alla S Fede Cattolica, e a’ buoni collumi Dat. nel S Oli- zio di Firenze. li zo. Dicemb 1717. F.Vincenzio Conti da Bergamo Inquif. Geli. Reverendi/}. Padre Spiegando in fe tutto il cattolico candore quelle facrofante melliflue Leggi, richiamate pur oggi nella Tofcana , meritano , che fia loro aggiunto quello della pubblica luce, a chiarezza, e conforto de’ Pulìllanimi, che o trepidano, a por quivi la mano all’ aratro, o pollala, di leggieri fi rivolgono indietro. Tale è’I fenti- mento, che in oflequio dell’ordine datomi daV. P. Rev mt umilmente le rimetto. DiS. Croce quello dì 24. Dicemb. 171 7. lo F. Carlo Antonio Tubbii Min . Cono. Attefa la fuddetta relazione fi (lampi. F. Vincenzio Conti Inqut/it.Gener. Filippo Buonarruoti Sen. Aud. di S. A. R. Il M. R. P. D. Gio: Gualberto Foli fi compiaccia leggere, e rivedere quello Libro intitolato; Breve Ragguaglio, ec. e riferif- ca , fe in elio fi contenga cofe repugnanti a! nodro vivere Cidercienl'e Monadica. 0 . Franco Lonatì Abate di Settimo , e Capo del Governo Ci(lercienje di Tofcana , ec. In efecuzione dei comandi dellaP. V.Re- ver " 1 * ho letto quello Libro intitolato: Breve Ragguaglio delle Coftituzionidelle Badie della Truppa, ec- e l’ho trovato une- ruditillìmo Ragguaglio, non folo della noltra Indituzione Ciltercienfe, ma ancora dell’ Origine , progredì , declina- menti, e rellaurazioni della Religiofa,e Regolare Monadica Benedettina Olfer- vanza; onde è da defiderarfi, che fia dato alle dampe : tanto più, chedimodran- do nelle dette Badie rinnovato il primiero rigore della vita Monadica, potrà chiunque dalla mifericordia dell’ Altifli- mo riceverà quello fpirito di perfezione, eleggerli un tale Stato , e così rendere piò certa 1’ opera della fua falute. Che è quanto è il mio fentimento : in fede Io D. Gio: Gualberto Foli mi Jottofcrivo quefto dì 3. Gennaio 1718. Attefa la fuddetta relazione fi dampi. D. Franco Lonati Abate, ec. ERRORI Pag. verf. 4. 1 6 . Cluniania- cenfe 7. 20 dìemmdlihis 18. 19. di S. Benedetto 33. 18 .exemptionem ttnionum . 94. 6 . ilìormn 95. 25. lenzior 136. 1 i.refiofcere 162. 7 .adferum 176. 18 .admonantur 202. i9.1ucerata 208. 23 .ciba CORREZIONI Cluniacenfe Benedidns diS. Bernardo exemptionum, amo mtm illaYum Henriot reflorefcere ad Jeram admoneantur ulcerata Cibo ’W r