>3
•«63 ( 212 ) §©••
fèrvare, ma nè pure affaporaredi quando in quando. Alloraio ; ti dai tu forfè a credere( gli rifpoli ) che folle più fantala tua vita d’ allora, e più ac-cetta a D/o ? Quello non già( dille egli ) maffimamente per-„ chè in oggi io fo molte cofe,del-,, quali una fola, che allora fatta„ avelli, non pure Santo tutti mi,, averebbono riputato > ma quafi„ diflì meritevole ili adorazione.„ Ma di grazia [gli dilli io ] in quan-„ te occalìoni fperimentavi tua#, io.» < l ue ^ detto dell’ Apoltolo , cheper molte tribolazioni fa d’uopo,„ che noi entriamo nel Regno diJ° h ' I0 y Dio? e quello del Beato Giobbe;I5 ' „ Se giullo io fono, non alzerò il
,, capo, elìendo fàzio di afflizione,e di mifèria?_Non mi Av-
viene ( rilpofè egli ) di avere nulladi ciò provato , ma il più dellevolte io mi fentiva acceiò d’ unamore più intenfò, e più foaveverfo di Giesù Criflo • Ed iofòggiunfi. Pativi tu allora per
„ amore
3)
33
33
33
33
33
amore dipiefcnteirilpole».
quìince',, perciocc„ nente n
,, pelo di
,/apiitoj^ menti,io dm, compiili'
. indugio i,dance, (,làvagabo, dodìme? vaditro 1s ti;mico> miei Coi» ^bandii^piacer' roatt/baft
‘J&oì
7»t,