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Abecedario Pittorico : Contenente Le Notizie De' Professori Di Pittura, Scoltura, Ed Architettura
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duti, e guasti, con diversità di se-greti per fare vernici, e colori, edaltre cose necessarie ai Pittori. E-leonora prima moglie di lui, di-pinse fiori, frutti, cucine con i suoiutensili, ed altre galanterie a buonaperfezione condotte.GIOSETFO PORTA, detto del Salvia-ti, o Veneziano, o Grasagnino, perchè scolaro del Salviati, ed am-mogliato in Venezia. Nacque inCastel nuovo della Grafagnana l'an-no 1535. Fu col suo Maestro a Ro-ma, poi a Venezia, dove stabilì lastanza; pratico nel dipignere a olioma piu a fresco, aggiugnendo la Ve-neziana alla Romana maniera, nongli mancò da travagliare nei Pala-gi, nelle Sale, e nelle Chiese.Giunse la fama del suo valore aRoma, e lo volle Papa Pio IV. perdipignere nella Sala Regia Federi-co I. Imperadore, che bacia il pie-de a Papa Alessandro III. opera,che gli fu rimeritata con mille scu-di d'oro. Ritornò a Venezia, di-pinse, scrisse, e disegnò varie ma-tematiche figure, le quali pensavadare alle stampe, ma sopravenutodalla morte, gettò gli scritti nelfuoco, e d'anni 50. morì. Ridolfipar. 1. fol. 221.GIOSEFFO PUGLIA Romano, detto delBastaro, attese alla pittura, e nelbuon fresco fece grande riuscita:nei Chiostri della Minerva, nellaBasilica di S. Maria Maggiore, inS. Girolamo dei Schiavoni, ed in al-tri luoghi si conosce lo spirito diquesto giovine, il quale fu porta-to via dalla morte nel fiore dellasua virtù. Baglioni fol. 351.GIOSEFFO RIBERA, detto lo Spague-letto, perchè nativo di Valenza,stud sopra l'opere del Correggioin Parma, ed in fatti chi vede ilquadro dipinto nella Chiesa di S.Maria Bianca di Napoli, lo stime- del Correggio, e non dello Spa-gnoletto. Per abbattere poi l'opere

del Dominichino in quella Cittàinfierì la maniera con i colori delCaravaggio, e tanto si stabilì negliorrori, che si fece connaturale ildipingere dilaniati Bartolomei, ar-rostiti Lorenzi, Stefani lapidati, Isio-ni su le ruote, Tizj sbranati, Tan-tali tormentati, e simili tragicheoperazioni, con le quali diede som-mamente nell' umore di Napoli.Quando, e dove terminasse 1 suoigiorni, non ne parlano il Baldinucci, il Sandrart a fol. 182.Raccontasi di costui, che mentre sur unapubblica strada disegnava i chiaro.scuri di Polidoro da Caravaggio, pas- a caso un Cardinale, che avendolo osservato attento alla sua occupa-zione, fatta fermar la carrozza, lochiamò a, e veggendolo, benchè ditalento proviſto, lacero e mal ridottodalla povertà, alla sua casa condur-re il fece, e vitto e vestito gli esibì.Ma avendo pensato il Ribera che ciògli poteva nuocere, ricusò l'offerta;di che adiratosi il Porporato, lo licen-ziò con dirgli, ch'era un ingrato Spa-gnuolo. Dopo di che con maggior ser-vore si pose a imitare ora il Correg.gio, ora Annibale, ma ſopra tutti ilCaravaggio. Passato a Napoli, perfarsi strada si accomodò con un pit-tore ricco, a cui piacque tanto laſua maniera di operare, che una ſuaunica figlia in moglie gli diede,dichiarollo suo erede. Essendo in queltempo in Napoli il Domenichino perdipinger la Capella del Tesoro, lametà fu assegnata al Ribera, che vidipinse il miracolo di S. Gennaroch'esce dal suoco; nella qual operamirabilmente riusci. Ma quanto sucommendata la sua sclirità e virtùdel dipingere, altrettanto su biasima-to il ſuo altiero e ſuperbo contegno,con cui disprezzava il Domenichino,pubblicamente dicendo di lui, chenon sapeva dipingere; il che pure so-leva dire di altri pittori di grido.Di anni 67. morì, lasciando una fi-glia,