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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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236niera, in cui avea acconcia, o piuttostomalconcia la sua il Rosselli: Laonde (se-guita pure il Vasari) i poveri pittori dispe-rati d'avere a ſoddisfare alla poca intelli-genza del padre ſanto ſi diedero a guaſtarequanto avevano fatto di buono, e questoavvenne, siccome dice lo stesso, perchè ilPapa (a) non molto s'intendeva di ſimili co-se, ancora che se ne dilettasse assai: che èil solito errore, che non si caverà mai dicapo, specialmente a' Signori grandi, che ildilettarsi d'una cosa, e l'intendersene nonè lo stesso, e con questo errore in testagiudicano dell'opere de' professori magi-stralmente, e dicono con una franchezzaammirabile: questa opera e buona, e questaè cattiva: questa è fatta bene, e quella èfatta male; delusi in questa maniera dagliartefici goffi, e ignoranti, i quali quantomancano di scienza, tanto abbondano d'a-stuzia e di furberia. Così fece BernardinoPinturicchio, il quale per ingannare lagente di questa fatta, o come dice il Va-sari: Per sodisfare alle persone, che poco diquell'arte intendevano, acciò aveſſono maggior lustro, e veduta le sue pitture, sentiteche bel ripiego trovò, descritto dal mede-simo Vasari: (b) Usò molto di fare alle suepitture ornamenti di rilievo messi d'oro, dimo-(a) Vas. T. 1. c. 438. e 439. (b) Ivi a c. 500.