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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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214l'altro tolte via (*), come è seguito aquella di Bernardo Castello, e anche adalcune altre, per dar luogo a qualche scon-ciatura d'un di questi professori canonizzatiper eccellenti a voce, o piuttosto a furiadel popolo ignaro, e di certi che senzasapere il perchè si credono periti dell'arte.M. Tale fu la maniera, con la quale si ac-quistò credito quel Gio. Luigi Valesio, chedopo aver tenuto scuola di scherma, e diballo, e poi messosi a fare il maestro discrivere, di trenta e più anni cominciò aimparare a fare gli occhi, e datosi all' in-tagliare, e toccare in penna, in ultimo poivolle anche imbrattare le tele, e riuscì unmediocrissimo pittore. Ma perchè, comescrive il Malvasia in principio della suavita: (a) Maggiore talora fu il grido diquegli artefici, che più protetti dalla for-tuna, che portati dal merito ſi videro piùdel dovere stimati ec. (b) con l'energia diun ben aggiuſtato diſcorſo faceva apparirele sue cose quelle, che per se stesse non erano,e col(*) La tavola del Pussino è stata fatta eccellente.mente di mosaico, e l'originale messo nel PalazzoApostolico di Monte-Cavallo. Quella di Vovet, es-sendo sulla lavagna, è perita tutta affatto misera-mente nel levarla per mettervene una di mosaicofatto non su la tavola di Vovet, ma sopra unad'un certo Bianchi non finita.(a) Malv. Tom. 2. a c. 139. (b) Ivi a c.140.