196di bianco al fatto, e ricominciare da ca-po un'altra volta; e così seguitare, fin-chè non si trovava un pittore, che quellagrand' opera, che richiedeva molti anniper terminarla, la finisse tutta, per averlacolorita d'una sola mano. Le quali consi-derazioni forse vennero in mente ancheal Granduca, ed eziandio non avendo dise una vana stima di conoscersi sufficientea discernere ciò con chiarezza, e vederequali erano le ragioni, che preponderava-no in questo litigio, chiamo a se JacopoEmpoli, che era il più vecchio, e il piùaccreditato professore della Città, e cheaveva dato costanti riprove della sua ono-ratezza; e narratigli tutti i dubbi, e icontrasti inserti circa a quel lavoro, il ri-chiese segretamente del suo sincero pare-re. Il quale onoratamente gli rispose: Se-renissimo, chi biasima faccia. Dal che bencomprese il Granduca, qual era il senti-mento dell'Empoli, e a qual partito gliconveniva d'appigliarsi, e ad esso s ap-prese.B. Questa risposta è bellissima, e calzantissi-ma, e degna d'un Savio dell'antica Gre-cia. Oh quante volte, e in quante occa-sioni, fuori anche di queste arti, torne-rebbe in acconcio! Ma tornando ad An-nibal Caracci, quali altre traversìe ebbeegli,
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