175M. Dite anche far di bisogno d'una inelpli-cabile pazienza, essendo un Tiziano, cioèun pittore, che nel mondo non ha avutosuperiore, e sentirsi fare il maestro addossonon una volta per disgustia, ma tutto dìda un fratoccolo, che non sapea dove siavesse il capo. E di non minor sofferenzafu d'uopo a Paolo Veronese, allorchè vide,che certe Monachelle barattarono con unquadro triviale d'un Fiammingo uno suo,che rappresentava la gloria de'Beati, co-me narra il Ridolfi medesimo, (a) il qualquadro di Paolo si può ben credere, chesarà stato un prodigioso sforzo della no-stra arte disgraziata, e un incanto degliocchi per la spiritosa invenzione, per lavaghezza ammirabile del colorito, e permille altri pregi, di cui Paolo sapeva ar-ricchire le sue pitture. E se non vogliamopartirci da Tiziano, non fu minore losmacco che ricevè, quando li fu barattatala famosa sua tavola del martirio di (*S. Lorenzo, colorita, e inventata altresìdi fierissima maniera, che egli aveva fattaper collocare in S. Francesco della Vignacon un quadro fatto da Dio sa chi, e Diosa come: E vedere, che a coloro, chefe-[a] Ridolf. part. 1. a cart.314. e part. 2. a car. 44.(*) Questa tavola fu intagliata in rame egregia-mente
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