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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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163
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163che queste alla fine, benchè con pena, siscuotono, ma passa a i fatti. Ciò accaddeappunto al disgraziato Domenichino, quan-do era in Napoli, che appena compita unaparte della sua pittura nella Cappella diS. Gennaro: (a) cominciarono a mostrarsiſcandalizzati d'un lavoro tanto baſſo, diceanessi, e triviale, stentato affatto, e puerile.Non eſſere ajutato dalla natura, natopittore, ma a forza d'un gran battere, diun gran leccare far apparir le coſe quelle,che veramente non erano. E chi dicea: si-mili ingegni freddi, e pigri esser nati piùper starsene stentacchiando al treppiedi suqualche tavolina galante, che per moſtrareriſoluzione, e bizzaria ſu i ponti attorno acupole. Alle quali false, e calunniose voci,che cosa mai volevate, che rispondesse ilpovero Domenico? Sarebbe stato di me-stieri il poter portare a Napoli l'opere, cheavea divinamente colorite a fresco in Ro-ma, o a Grotta Ferrata, e specialmentegli Angoli della cupola di S. Andrea dellaValle che avrebbero turata la bocca atutti. Ma come avrebbe poi fatto a scher-mirsi dal fastidio, che gli diede quel Vi-cerè, il quale gli fece far per se varj qua-dri, e imbevuto d'una falsa opinione, cheil Domenichino col troppo star sopra le suepit-L 2(*) Malvas. T. 2. à c. 333.