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Dialoghi sopra le tre arti del disegno
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130E quantunque se ne veggano ancora diquelle, che paiono di buon gusto, e fattea imitazione delle cose Greche antiche,o delle moderne de' migliori maestri, tuc-tavia, quanto a me, non appagano l'oc-chio, come le fabbriche di quei valentuo-mini, che si son nominati di sopra. E postoche, considerata parte per parte, ognunasia buona, e regolata, ne risulta un tuttoinsieme, che non soddisfà, e si può direcon Orazio:Infelix operis summa, quia nescit poneretotum.M. Questi sono quegli architetti, che io chia-mo di buona intenzione, perchè vorreb-bono far bene, si sforzano, ma nonavendo il fondamento, non sanno fare.Dopo aver studiato i principj sul Vignola,come si è detto, e appreso, che il mododi fare de' Greci, del Bonarroti, dell'Am-mannato, del Dosio, del Buontalenti, delCigoli, e d'altri simili, è il buono, e per-fetto, cercano d'imitargli; ma non sa-Pendo inventare, in vece d'imitargli, glicopiano, e gli copiano male; perche pren-dendo di quà, e di varie parti buone,credono di fare una buona cosa con l'ac-cozzarle poi tutte insieme, e non sanno,che