66do se ne dilettano, credono d'intendetsene, il che è un solenne equivoco, cor-rendoci troppo dall' intendersene al dilet-tarsene. Che se col diletto avessero con-giunta la cognizione e l'intelligenza, o al-meno la docilità, o il lume nel conoscer sestessi, seguirerebbero quell'aureo precet-to, che dà lo stesso Vasari in queste pa-role: (a) Nel vero chi mette mano a fab-bricare, e a far coſe d'importanza, non dachi ſa poco, ma dai migliori dovrebbe ſem-pre pigliar consiglio, per non aver dopo ilfatto con danno, e vergogna a pentirsi d'es-serſi, dove più biſognava, mal conſigliato.B. Io per me credo, che chi non s'intendedelle tre belle arti del disegno sarebbemeglio, che nè anche se ne dilettasse, poi-chè non si promoverebbero tanti arteficigoffi, e non si vedrebbero scappar fuoritante opere mostruose, delle quali si puòdire col medesimo Vasari: (b) Iddio scampiogni paeſe da venir tal penſiero, ed ordinedi lavori, che per essere eglino talmente dif-formi alla bellezza delle fabbriche nostre,meritano, che non ſe ne favelli più. E inol-tre i Signori col mancare di cognizione,e voler pure imprendere a fare operegrandi, hanno rovinate queste arti; perchè gli artefici tirano a compiacere il lorocat-(a) Vas. To. 1. c. 105. (b) Vas. T.1. c.25.
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