DI ARISTENE.douendo commettere vna battaglia, & veggendo la rotta, &danno, che ne doueua la patria riceuere, s'inteneri di guisa, cheper non scompiacere il Re, che beneficiato lo hauea, ne far quella rouina alla città, in cui era nato, non veggendoui altro me-zo, prese il caldo sangue di toro, & ne rimase estinto.ARISTIDE.RISTIDE pur anch'egli di questa nobilissima patriad'Atene fu buon Oratore, diſcreto Senatore, e compito in ogni sorte di virtù morale. Disse vna volta Te-Amistocle nel Senato, che sapeua vna cosa molto diprofitto alla Republica di Atene, ma che non voleua manifestarla se non ad vn solo, che fosse a questo dal consiglioeletto. Il Senato determinò, che questo fosse Aristide, comehuomo di grande equità. Gli disse dunque Temistocle, che sapeua le naui de' Lacedemoni essere in vna cert'Isola, doue facil-mente sarebbesi potuto attaccar fuoco & abbrucciarle tutte, congrauissima iattura delle cose de' Lacedemoni. Ilche hauendoAristide vdito, riferi poi a tutto'l Senato, che quello c'haueaTemistocle detto era bene gioueuolissimo, ma che non era ho-nesto; nè più disse. Così volendo gli Ateniesi cosa honesta fa-re,L3
Amor della patria.
AristideGiusto.