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Delle Vite Deʹ Filosofi Di Diogene Laertio, Libri X. Ripieni DʹIstorie Giovevoli; Soggetti piaceuoli, Essempi morali, & di Sentenze graui ... Con lʹAggiunta dʹvn Compendio delle Vite deʹ piu illustri Oratori, & Poeti, che sieno fioriri per tutto ʹl mondo neʹ secoli adietro. Abbollite purʹhora di figure bellissime di Giosefo Saluiati [i.e. Guiseppe Porta] ...
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76r
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DI CICERONE.li che ne scrissero amici ò nimici. Più di tutti Caleno, & Salu-stio gli rinfacciano pouertà, & bassezza di sangue. A qualicofi rispondeua, in me comincia la casa mia, & in voi finisce lavostra. Vaglia più il testimonio di Plutarco, che dice esser na-to in Arpino, & discender per antica origene da Tullo Re deVolsci. Fin da fanciullo dandosi al studio dell'eloquenza, ven-ne a tale, che ne consegui al parer commune la palma. In Ate-ne sotto più precettori imparò lettere Greche, & in Rodi declamò in lingua Greca, si che ne fu da tutti commendato. FuCicerone Academico il proprio della cui setta era niuna cosaaffermare, ma disendere ogni contraria parte. In Roma d'vnaad altra dignità ascendendo giunse al Consolato, & ne me itòda Catone nome di padre della patria per hauer estinta la con-giura di Catilina. Gouernò la Cilicia, & ben pareua che perle cose iui egregiamente operate, douesse conseguirne il trion-fo, ma le potenti fattioni di quei tempi lo impedirono. Attesemolto a difender pericolosissime cause per mostrate in ciò lapossanza del suo fauellare, & per acquistarne il fauor della plebe. Ma perche ne difese, & vinsse vna importantissima, che siagitaua per Roscio contra Silla, per tema della potenza se n'ando in Grecia, fingendo che per rispetto dell'infermità era co-stretto partirsi di Roma, & mutar aria. Perche con verità af-ferma Plutarco, ch'egli fu timidio, di poco spirito, & appressomagro, di poco cibo, & di molto crudo stomaco. In Atene vdiAntioco Ascalonita quale approuaua grandemente per le belleinuentioni, & per la soauità del dire, ma circa i precetti nonmolto lodaualo; perch'era vſcito della vecchia Academia (òambitione, ò discordia lo mouesse) di Carneade, & vna nuoua inuentata haueua. Poscia hauendo Tullio ricuperata la sani- del corpo & resa più soaue la sua voce, che da prima vn po-co aspretta era, fatto etiandio certo della morte di Silla fece aRoma ritorno. Nel ritorno a Rodo si fermò, & essendo iuipregato da Apollonio di declamare in lingua Greca lo fece contanto stupore di quel grande Oratore Apollonio, che per confusione di mente stette per vn'hora fuori di se. Al fine così glidisse. Certamente mi rallegro, ò Cicerone della tua grandeeloquenza, & sempre terrò a memoria la fatta oratione. Maho bene gran misericordia della fortuna de' Greci, conciosiach'io vegga il sapere, & l'eloquenza, le quali sole di tutti i benierano lasciate a noi, per tua cagione esser a Roma, & a l'ItaliaA 4pas.

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