ssmescell.
DI ANTISTENE.de gli asini ancora. Alche to o molti rispondendo, che non sipoteua questo fare, per esser massime l'asino, non atto a quellasorte di fatica, egli replicò. Non importa questo, ad ogni mo-Dettodo anco nella Republica nostra, molti ci sono, che non son atti mordace.a dar consiglio, & pur gli addoperate. Haueua egli molta libertà con gli Ateniesi, per esser huomo giustissimo. Anzi fecevn bellissimo atto, da tutti molto stimato con quella solita libertà. Essendo venuti alcuni giouani fino da Ponto, per vedere& vdire Socrate, cotanto stimato, capitarono dou'era Antistene. Egli non disse loro cosa alcuna della sua morte, ma di-rittamente, pensando loro di andare a Socrate, gli condusse ala casa di Anito, & iui lasciandoli; ascoltate disse costui, che èpiu sapiente di Socrate, poiche l'ha accusato, & fatto conden-nare. I giouani delusi, si doleuano della lor guida, che in ve-Malignoce, dimenargli a Socrate, gli hauesse menati ad vn tal maliconosciugno; & in breue si seppe questo per tutto Atene. Col che fece 10.Antistene conoscer a gli Ateniesi l'innocenza di Socrate, riuo-cando la memoria della sua virtù. Et tanto frutto fece conquest'atto solo, che il maluagio Anito, ne fu subito vergogno.samente della Città cacciato in bando. Si trouarono dieci to-mi de gli scritti suoi, ne i quali vi erano uarie compositio-ni dotte in diuerse discipline, ma per lo più in Filo-sofia. Timone Filosofo gli rinfacciaua il vitiodella lingua, e tassaua gli scritti suoi comeripieni di molte ciancie. Mori al finedi noiosa infermità di tisichez-za. Vi furono tre altri An-tisteni; l'vno della sco-la d'Eraclito, l'al-tro Efe-sio, e'l terzo Historicoda Rodi.VI