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Delle Vite Deʹ Filosofi Di Diogene Laertio, Libri X. Ripieni DʹIstorie Giovevoli; Soggetti piaceuoli, Essempi morali, & di Sentenze graui ... Con lʹAggiunta dʹvn Compendio delle Vite deʹ piu illustri Oratori, & Poeti, che sieno fioriri per tutto ʹl mondo neʹ secoli adietro. Abbollite purʹhora di figure bellissime di Giosefo Saluiati [i.e. Guiseppe Porta] ...
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ITAre l'ingiuria, ma non farla. Chi vuol corregger altri, primacorrega se stesso. Brutta pouertà è quella, che dalla gola pro-cede. Molti perdono il proprio, per cercar quello d'altri. Cor-reggi i tuoi figliuoli senza ira. Il figliuol modesto non reputagraue, quello che gli commanda il padre. Disdiceuole cosa èfar il peccato, ma più brutta il perseuerarui. La felicità è sem-pre all'auuersità soggeta. Di rado ci vien danno alcuno, cheFigliuolnon ne siamo noi stessi cagione. Colui fa doppio peccato, chePeccatodel peccato non si vergogna. Vn sol bene diceua Socrate, è ri-maso fra gli huomini, cioè il sapere, & vn sol male, l'ignoran-za. Fu richiesto s'ei riputaua felice il Re di Persia, che viueain quei, & egli rispose, che non lo poteua sapere, se non glifauellaua. Puossi altrimenti sapere, gli su detto, & ei disse di, perche non sapeua, s'era dotto ò ignorante, giuſto ò ingiusto, prodigo ò auaro, sapeua in che potesse la sua felicità cō-sistere. Questi, & molt'altri detti notabili, à Socrate s'ascriuo.Maligni no, & per conchiuderla, tanta fu la sua sapienza, così in fatto,cotro Sc.come in iſtima, che l'oracolo per ſauiſſimo lo publicò. Per ilcrate.che contrasse tanta inuidia, appresso alcuni potenti, che vn certo Anito lo prouocò contro Aristofane Poeta, & commosse Melito, che lo accusasse, che non adoraua gli Dij della patria; mainduceua vari, & nuoui Dei, & che corrompeua col suo fauella-re la giouintù. Per le quali impo$itioni, i pazzi Atenie$i a morte lo condennarono. Fu preso, & incancerato per vn mese intiero, con mirabil sua costanza. Essendogli finalmente detto, chegli Atenieſi lo haueuano a morte condennato, riſpoſe, ha la naSocrate tura anco loro alla morte condannati. Della maniera della morbee il vete si contrastò; ma la deliberatione fu, che gli si desse il veleno.leno.Egli lo beuuè intrepidamente, presenti molte persone, & lietodello dispregio della morte ragionaua. All'hora la fiera Santip-pe sua moglie, correndo in mezo del popolo, come forsennatacominciò a gridare, guai à me, che questo huomo innocente-mente è fatto morire. Alla quale Socrate volgendosi, come tiCostanza duoli disse, di questo? non sai, ch'è meglio morire innocente,di Santche nocente? Adunque fa, che l'innocentia mia sia refrigeriope.alla tua melanconia, & di tutti gli amici. Mori questo saggiogentile di nouanta quattr'anni, nell'anno appunto, ch'egli vnaAteniesisua dottissima opera compiuta hauea. Ne segui poi grandissi-pentitidel fattemo pentimento ne gli Ateniesi, per hauer vn tal huomo fattomorire, & hauendo consideratione alla malignità, & inuidiadie