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1 (1672)
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128
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128AGOSTINOcol cui nome anticamente fù chiamata la Città, che fino al presentevien figurata con la imagine di quella donna. Questa appariua ve-stita in habito succinto, con la spada in vna mano, & vn libro nell'altra, con vno stendardo, in cui erano l'armi della steßa Città.Fù questo pensiero, & opera d'Aurelio Benelli giudicioso, e valorososoggetto: non meno indefesso negli studi della pittura, che eccellentenella musica, e volle significare, che Mercurio celeste messaggiero,mostraua alla patria, & all'arte d'Agostino, ch'egli, che sommamente hauea honorata l'vna, e l'altra, era fatto cittadin del Cielo,alludendo con le stelle, e con la figura accennataui alla persona, &alla casata di lui. Eraui il motto SPLENDOR AD SPLENDO-REM. num. 3.Non mancò Lodouico d'honorar la memoria del morto cuginosi come viuo caramente l'amò sempre; onde effigiò nel quarto luogo laPittura piangente, e la Poesia in atto di consolarla, per dichiarareche se l'arte hauea perduto un'huomo così raro; non per questo si doueadir morto colui, ch'era per viuere immortale, e più glorioso al mondone i versi de i poeti, onde lo segnò con le parole alludenti al nome,AVGVSTINVS VIVET. num. 4Lorenzo Garbiero, nell'ultimo luogo di questo lato, conside-rando la malignità di tale, c'haurebbe potuto inuidiare all'onoratamemoria, che si lasciaua d'Agostino, la qual'egli con lo studio, e lavigilanza s'hauea meritato, che perciò era dedicato alla eternità; vifigurò con eccellente pittura lo steßo Studio con la Vigilanza, chetenendo in mezò l'Inuidia, la percoteuano: questo, che si mostrauavn giouinetto alato; con le pugna, e quella, c'hauea vn gallo à can-to; con l'hasta, che teneua in mano. Staua loro di sopra alla partedestra frà le nuuole riguardandoli vna donna attempata venerandache dalle mani aperte spargeua raggi sopra di loro, & in segno, ch'el-la era l'Eternità, teneua la serpe, che si morde la coda, v era il sot-toscritto motto. VIGILANTIA, ET STVDIO IMMORTA-LITATE DONATVR. num. 5.Il primo de i luoghi del lato sinistro fù d'Hippolito Ferrantino;e questo conteneua la figura di Cerere, come quella, che tien la curade viuenti, la quale si querelaua innanzi à Gioue, per lo danno, cheveniua al mondo della perdita del Carraccio; onde Gioue ordinauaalla