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1 (1672)
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L'IDEA10Al che riguardò forse Torquato Tasso descriuendo il giardinodi ArmidaDi natura arte par, che per dilettoL'imitatrice sua scherzando imitiEgli è inoltre l'edificio tanto eccellente, che Aristotele argo-menta se la fabbrica fosse cosa naturale, non altrimente diquello si faccia l'Architettura, sarebbe eseguita dalla naturacostretta ad vsare le medesime, regole per darle perfettione,come le stesse habitationi de gli Dei furono finte da Poeti conl'industria de gli Architetti, ordinate con archi, e colonne,qualmente descrissero la Reggia del Sole, e d'Amore, portan-do l'Architettura al cielo. Così questa, idea, e deita dellabellezza fù da gli antichi Cultori della sapienza formata nellementi loro, riguardando sempre alle più belle parti delle cosenaturali, che bruttissima, e vilissima è quell'altra idea che lapiù parte si forma sù la pratica, volendo Platone che l'idea siavna perfetta cognitione della cosa cominciata sù la Natura.Quintiliano c'instruisce, come tutte le cose perfettionatedall'arte, e dall'ingegno humano hanno principio dalla Natura istessa, da cui deriua la vera idea. Laonde quelli, che sen-za conoscere la verità, il tutto muouono con la pratica, fingo-no larue in vece di figure; nè dissimili gli altri sono, che pi-gli ano in preſtanza l'ingegno, e copiano l'idee altrui, fannol'opere non figliuole, ma bastarde della Natura, e pare hab-biano giurato nelle pennellate de'loro maestri. Al qual malesi aggiunge, che per l'inopia dell'ingegno, non sapendo essieleggere le parti migliori, scelgono i difetti de' loro precet-tori, e si formano l'idea del peggiore. Al contrario quelli,che si gloriano del nome di Naturalisti, non si propongononella mente idea alcuna; copiano i difetti de' corpi, e si as-suefanno alla bruttezza, & à gli errori, giurando anch'essinel modello, come loro precettore; il quale tolto da gli oc-chi loro, si parte insieme da essi tutta l'arte. Rassomiglia Pla-tone quelli primi Pittori alli Sofisti, che non si fondano nellaverità, ma nelli falsi fantasmi dell'opinione; li secondi sonosimili à Leucippo, & à Democrito, che con vanissimi a tomià caso