L'IDEAQuam simul ad duras religatam brachia cautesVidit Abantiades, niſi quod leuis aura capillosMouerat, & tepido manabant lumina fletuMarmoreum ratus eßet opusIl Marino celebrando la Madalena dipinta da Titiano, applau-de con le medesime lodi alla pittura, e porta l'Idea dell'Arte-fice sopra le cose naturali.Ma ceda la Natura, e ceda il veroA quel che dotto Artefice ne finse,Che qual l'hauea ne l'alma, e nel pensiero,Tal bella, e viua ancor qui la dipinse.Dal che apparisce non essere giustamente ripreso Aristotelenella Tragedia dal Casteluetro, volendo questi, che la virtùdella pittura non consista altrimente in far l'immagine bella, eperfetta, ma simile al naturale, ò bello, ò deforme; quasi l'ec-cesso della bellezza tolga la similitudine. La qual ragione delCasteluetro si ristringe alli pittori icastici, & facitori de'ri-tratti, li quali non serbano idea alcuna, & sono soggetti allabruttezza del volto, & del corpo, non potendo essi aggiunge-re bellezza, nè correggere le deformità naturali, senza torrela similitudine, altrimente il ritratto sarebbe più bello, & me-no simile. Di questa imitatione icastica non intende ilFilosofo,ma insegna al tragico li costumi de' migliori, con l'esempio debuoni Pittori, & Facitori d'immagini perfette, li quali vsano l'i-dea: & sono queste le parole. Essendo la tragedia imitatione demigliori, bisogna che noi imitiamo li buoni Pittori; perche quelli espri-mendo la propria forma con farli simili, più belli li fingono.δόντες τὴν οἰκείαν μορφλὸ, ὁμοίους ποιομῦτες, καλλίους γράφεσιν.Il far però gli huomini più belli di quello che sono commu-nemente, & eleggere il perfetto conuiene all'Idea. Ma nonvna di questa bellezza è l'Idea; varie sono le sue forme, eforti, e magnanime, e gioconde, e delicate di ogni età, e d'o-gni sesso. Non però noi con Paride nel monte Ida delitiosolodiamo solo Venere molle, ò ne'giardini di Nisa celebriamoil tenero Bacco; ma sù ne'gioghi faticosi di Menalo, e di Deloammiriamo Apolline faretrato, e l'arciera Diana. Altra cer-ta-
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