CENA X.Telemaco, poi Vlisse.Ome tacer quando s'ha'l foco in seno?Favellar sù i tormentiQual mai niegò tirannico divieto?All'altrui violenzeStupido è chi non parla, e non discreto.Vlis. Opportun ti rincontro. Andianne al Tempio,Colà Venilia—Ma qual ti rimiroDi gioja privo, e con dimessa fronteFissar nel suol le luci?Telem. Ahi Padre; Il riso altruiA funestar tu'l mio dolor conduci.Ulis. Qual novità, qual duolo?Intendo Figlio, intendo, e dal tuo VoltoCon timido linguaggio il cor favella;Di quant'io dissi è Nausitea più bella.Telem. O Dio chi 'I può negar? Vlis. Scopersi io tostoI parziali ossequi, e non m'oppongoAl genio illustre, anzi la fiamma approuo.Telem. Da te l'esca primieraEbber gl'incendi miei;Ma ben s'oppon senza pietà colei.Vlis. Portar gl'aghi su'l labbro, il miel nel coreCostu-
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Telegono : tragedia per musica ; rappresentata alla corte Elettoral Palatina il carnovale dell' anno 1697
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