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Telegono : tragedia per musica ; rappresentata alla corte Elettoral Palatina il carnovale dell' anno 1697
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go!Venil. Noia dove tu sia per me non regna.Teleg. Ciel che mirai! Ven. Qual vista ahime! Nau, che scor-Venil. Son incanti. Teleg. Son larve. Venil. E non è questi.Teleg. E non è quellaDi Telegono il volto?tutti tra se.Del Rutulo MonarcaVenilia la Germana?Naus. Tra Spoglie incomposte Idea vaga!Venil. Io moro. Teleg. Ardir. Nauf. Tanta bellezza impiaga.Teleg. Io prima non sorgea, che non osaiVn rifiuto del Mar offrirvi o Dive,E non siete voi già cosa terrena.Venil. Ah si, si son quegl'istessiDel mio foco i labbri impressitra se.Gran cagion della mia pena.Teleg. Si, si son quelle le ritorte chiomeLacci poſſenti a ritener gran tempoNella Rutula Reggia i passi miei.Venil. Che Laberinto o Ciel. Nauſ Dimmi chi ſeiIllustre Peregrin; che tal ti scopreLa Sembianza eminente onta l'ingiurieDi nemica Procella.Forſe pel mio ripoſo è troppo bella.Venilia fa cenno a Telegono di tacere.Teleg. Mi ravvisa Venilia, e se non erroImpon silenzio al labbro.PriaB 2