Pur dal lungo lottar coll'Onda AnteaEgl'è forza ch'io sieda. Ed o qual giungeCoppia gentil a ricrearmi il guardo!SCENA IV.Venilia, e Nausitea prese per mano, Telegono, chesiede in disparte soura d'un Sasso.Naus.Ira, mira Febo nascenteCome indora le bianche ſpume.Venil. Così sparso tuo Crin lucenteDel bel collo su i vivi Avori,La dolcezza di quei palloriRinforzando va d'aureo lume.Naus. Cara deh non t'increscaPer breve punto ancoraFar di te ricco il Villareccio Albergo.Oggi è quel dì, che tua Presenza attendeOcCinta di Fiori le superbe PorteCorcira impaziente.Venil. Giorno d'orror, di pianto,tra se.Naus. Fregiate d'or le Soglie della ReggiaGià ti baciano il piede,Già t'incontra lo SposoTutto adorno d'amor, ricco di Fede.Venil.
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Telegono : tragedia per musica ; rappresentata alla corte Elettoral Palatina il carnovale dell' anno 1697
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