Della taciuta StirpeDate prove ben chiare, a lui, che in FasceMe a Circe la gran MadrePegno lasciò d'amor, volgea le Vele;Eccoti le mie colpe o Ciel crudele.Da Tempesta improvisaIn Secca non lontana infranto il Legno,L'Aio, i Servi, i Tesori il Mar m'ingoia.Nella perdita accerbaTroyo me stesso appena, e la Facella,Che dalla Poppa di quel Pin riluceFaro de' riſchi miei quivi m'adduce.Si vede mezzo nudo, e colla sola spada al fianco.Non sò qual Fato al seminudo fiancoMi conservi l'Acciaro. Ah si l'intendo.Basta simil Compagno all'Dom, ch'è forte,E riposta in lui forse è la mia Sorte.Sudor non ricuso,Ornarsi d'AlloriSe deve il mio crin:Per ardua salitaSe a Glorie m'invita,Io più non accusoDi fiero il Destin.Pur
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Telegono : tragedia per musica ; rappresentata alla corte Elettoral Palatina il carnovale dell' anno 1697
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