Villaggio.SCENA SESTA.Egone, Faustolo.Ant'è, Faustolo mio,Anche la povertate è un don del Cielo,E fà, che spesso ne volghiamo ai Numi.Fau. E un buon lodar la povertà fra gli agi.Tu, che possiedi, EgoneArmenti, e Campi, e qvì dai legge, e volgiOgni cosa a tuo senno,Stupor non è, se al par di me non sentiDi povertà gli stenti.Ego. Tutt'altro in Alba alla gran Corte io vissiMentre il buon Numitor siedè sul Trono.Là servi in copia, e bei Palagi avea,E Corsieri superbi, e Veste d'auro,E molti adorator di mia fortuna;Al fratello il DiademaUsurpò il fier Amulio. Faust. Ahi, fiero nome!go. Le infide Reggie allor conobbi in prima;Perdei colle grandezze anche gl'amici;E furon i più ingratiI più
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Faustolo : Favola pastorale per musica, rappresentata alla Corte Elettorale Palatina
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