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6 (1798)
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97
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DEI Mi. VlCAMENTÌ. e?

ào , onde produceile folamente il convenientegrado d'affanno fenza vomito, come faceva l'inpecacuana ( 156 ).

Il Dottor Thompfon, fu di Monttcfa, propo- di curare le febbri coji'ufo degli emetici datial tempo dell'accezione, od al fine dello ftadiofreddo : e quefta pratica è eziandio riufeita , epuò per verità efeguire per mezzo del tartaroemetico; ma nelP aflaggiare un ta! metodo io hotrovato, che l'ipecacuana era più trattabile deltartaro emetico, e generalmente riufeiva menoincomoda al paziente.

La qualità blanda, e trattabile dell'ipecacuanaha indotto alcuni Medici a cercar e? impiegarlanelle febbri continue ; ma noi abbiamo tempreeffervato, che la prontezza, con cui anche lepicciole quantità di effa eccitano il vomito, efono quindi rigettate, c'impedì per l'ordinariod'ottenere quello fiato permanente di naufea «che noi penfìamo eiTer neceffario ( 157 ).

Per terminare le mie rifìeflìoni fu quefte ri-medio, io devo offervare, ch'effo è flato al paridegli altri emetici ufato nella cura dell'emorra-gie. E i falutari effetti degli emetici in talicali dipendono fpecialmente dall'indurre un prin-cipio di naufea , io lafcio, che i Pratici inge-gnofi decidano, le picciole quantità , in cuipuò l'ipecacuana operare, non poffano renderequefio rimedio più opportuno di alcuni altri eme-?tici ( 158 ).

Dopo i' ipecacuana io ho pofto nel mio Cata-logo la nicoziana: ma ficcome, cuando di fopraho trattato di quella foftanza co ifiderandola ce-rne un fedativo, ho detto tutto «:ò, eh'è necef-fario riguardo all'effer effa ufata come un eme-tico , egli non fembra , che fi abbia più bifognpdi fare alcuna ripetizione.

Segue l'Articolo della

Tom, VI. G Sciti