ATTODi tante alpi inacesse,Di tante selue, e solitarie riue,Che fabricò l'eterna man per sedeDi chi à morte soggetto in terra viue,Solo à mè per mio Mondo il Ciel concedeDi funesta prigion l'angusta mole,Doue sol col pensiero;Che al desio lo dipinge, Io veggio il Sole.—Di carcere ingiusto1L'asprezza s'atterri,.E il braccio robustoIl varco diserriAl rapido piè:A che si dimora;L'impossibil si tenti, ò almen si mora.Prende un Palo, e s'affatica per romper la Grotta.La man non si stanchiNel duro cimento,E al core non manchiL'antico ardimento,L'vsata virtù;Che più si dimora;L'impossibil si tenti, ò almen si mora.Ritorna a spicconare il muro della Grotta, e cadendo desassi si viene ad aprire vn foro, ed in questo tempoil Pauimento del Palco ritorna à calare al suo luogo,⁊ Artide eſce per l'apertura fatta ritrouandoſi invna vastissima Campagna con alberi, e pianura ba-gnata dal fiume Termodonte, & in lontananza Mon-tagne, dalle quali naſce il Sole, che à poco à poco vàsorgendo,Mà
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