346Reggio, dove dimorò quasi tuttoil tempo di sua vita, & ivi morìcirca il 1630. Malvasia par. 2. fol.293.LORENZO GANDOLFI, Zuanne da Mi-lano, Francesco Bandinelli da Imo-la, Gio Borghesi da Messina, Ge-miniano da Modona, Bartolomeoda Forlì, Zuan Maria da Castel-franco, Zuan Emilio da Modona,Zuan da Pavia, Alessandro da Car-pi, Niccola Pirogentil da Città diCastello, Nicoluccio Calabrese, Lo-dovico da Parma, Lodovico Maz-zolini Ferrarese, Gio: da S. Giovanni (Castello nel Bolognese)Trich Trach, Zanobio, Panigo,Guido Ruggieri, Virgilio Brunt, inZardo, il Bucchini, Giacomo Rus-fi, Annibale dall'Er, ed altri furo-no tutti scolari di Lorenzo Costa.Malvasia par. 2. sol. 90.LORENZO GARBIERI Bolognese, det-to il Nipote dei Carracci, perchèdal Zio posto alla Scuola di Lodo-vico Carracci, quando l'incontra-va, il primo saluto era questo: chefa il Nipote? e nel partire, vi rac-comando il Nipote. Fu il Garbieridi genio tetro, austero, e rigidocercò sempre soggetti orridi, e lu-gubri, stragi, morti, martirj, pe-stilenze, e simili funesti assunti. Lafierezza però non offese la graziail caricato tignere non pregiudicòal fondato disegno, nè gli scorcibizzarri oltrepassarono i confini del-la modestia. Addestrata dunque lamano al pennello, alla spada, edal suono del Leuto, non meno delpiede al ballo, al salto del fioccoe del cavallo, con sì pregiate pre-rogative si guadagnò l'affetto dinobile donzella, sotto i balconi del-la quale di notte tempo sonandoassalito dai Parenti armati, con laspada alla mano bravamente si di-fese. Pervenuto l'accidente all'orec-chio dell'Eminentissimo Giustiniani(allora Legato, e suo Protettore in
Bologna) fatta chiamare a sè lafanciulla, e la Madre, trovandolecontente d'un tale sposo, consegnol-li al Parroco loro, per l'esecuzio-ne del matrimonio, dopo del qua-le, per il ricco valsente della dote,faticando più per gloria, che perbisogno, condusse lieti i suoi gior-ni, sin che s interpose la sfortunaa fargli perdere la vista, che lo ri-dusse alla totale cecità, nella qua-le di 74. anni morì, correndo il1654. e fu seppellito in S. Gio: inMonte; lasciò il figlio Pittore.Malvasia par. 4. fol. 297.LORENZO GHIBERTI Fiorentino, daBartoluccio suo Padre imparò l'ar-te dell'Orefice, e lo superò; datopoi di piglio ai pennelli, agli scar-pelli, al bulino, ed alle forme,dipinse, scolpì, gettò, ed intagliòconj con ritratti; da questi studiarrivò a tale perfezione, che fratanti Artefici, che presentarono idisegni, egli ebbe l'onore, e l'in-combenza di gettare le Porte dibronzo di S. Giovanni a similitudi-ne dell'altre due già fatte da An-drea Pisano, e le terminò l'anno1410. con lode universale, e spesadi 22. mila fiorini. La tromba del-la Fama fece echeggiare il nomedi Lorenzo per i contorni Toscani,onde chi in bronzo, chi in oro, ein argento l'impiegò per avere del-le sue mani qualche memoria. Si-no Papa Eugenio IV. l'anno 1439.intervenendo al Concilio Fiorenti-no per unire la Greca alla ChiesaLatina, volle di mano di questeArtefice una mitra d'oro, che pe-sò libre 15. le perle, e le gioje fu-rono libr. 5. ascese la spesa a 30.mila ducati d'oro: dopo sì bellafattura, fece la terza Porta di SanGiovanni, che col tempo veduta dalBuonaroti ebbe a dire, che quasipoteva servire al Paradiso; per ta-le lavoro, oltre il pagamento, ot-tenne in dono un Podere, e l'ono-