guire Cammillo, poi Giulio CesareProcaccino, e se avesse fermatoquello spiritoso mercurio, che glifaceva volare il pennello, per cer-to l'opere sue averebbero toccatole mete della gloria; non è peròche non siano tutti stati stimati infigure, in battaglie, in prospetti-ve, ed in paesi, perchè non v'è,per così dire, angolo, Chiesa, oPalagio, nei quali non si ritrovinopennellate del Fammenghini, i qua-li mancarono circa il 1640. parti-colarmente Gio: Mauro, che sette-genario morì tal'anno, e su sepol-to nell' Oratorio di S. CiprianoM. S.GIO: MICHELE LIOTARD, di Ge-nevra, bravo disegnatore ed inci-sore a bulino e acqua forte. Chia-mato a Venezia dal Signor Giu-seppe Smith console della GranBrettagna per intagliar sette Car-toni di Carlo Cignani, e sette beiQuadri di Sebastiano Ricci, l'unae l'altra di queste rare opere congrande intendimento eseguì all'ac-qua forte, e con somma perfezio-ne ritoccò col bulino, Ritorna-to indi a Parigi, colà vive ope-rando sempre, e riscuotendo ap-plausi e distinzioni per il suo esimiooperare.GIO: MICHELE VICINO, e GIO: A-GNOLO fratelli Genovesi, impara-rono da Batista suo padre: il primo lavorò di battaglie, di vascel-li, e di paesi con velocità, ma me-diocremente condotti; vestiva ma-lamente, succido, e con esositàdell'arte, e morì in gioventù. Noncosì il secondo, che in paesi ter-restri, in marine, in battaglie ingrande, ed in piccolo arrivò congloria alla perfezione. Viveva l'an-no 1675. Soprani sol. 77.GIO: PAOLO AVER di Norimberga,ebbe l'Italia per Nudrice, Venezia, e Roma per Maestre nella pit-tura; con doni naturali al disegno
295dipinse ritratti, istorie, a da tuttifu universalmente gradito. Sandrartfol. 334.GIO: PAOLO BONCONTI figlio di Gi-rolamo, ricco Mercatante di setain Bologna, mostrò fino da giovi-netto altrettanto d'abborrimentoall'esercizio paterno, quanto d'in-clinazione alla pittura. L'anno dun-que 1580. fuggito dal padre, ritro-vato in Firenze, e ricondotto allaPatria, fu consolato nelle Scuoledi Bartolomeo Passarotti per il di-segno, e dei Carracci per il dipin-to. Lasciata da parte l'arismetica,la matematica, e la prospettiva,tutto si dedicò allo studio di sìbella virtù, e nei bellissimi nudialla Carraccesca riportò il premio,e l'onore di Principe dell'Accade-mia. Nel dipinto poi fu pastoso,risentito, e corretto. Andò a Par-ma, e studiò l'opere del Correg-gio, poi passò a Roma sotto An-nibale Carracci, ma quando eranoPer siorire l'opere sue, d'anni 42.giunse con dolore della Patria lanuova della sua morte, seguitanel 1605. Malvasia par. 3. foglio573.GIO: PAOLO CERVA Bolognese innar-rivabile per le miniature degli uc-celli, che sembravano vivi, spiritosi, svolazzanti, e ricoperti di leg-giadrissime piume, come da tanteGallerie, e Gabinetti si vede, mornel secolo passato. Malvasia par. 3.fol. 560.GIO: PAOLO CERVETTO Genovese fuallievo di Valerio Castelli; divenu-to pratico nel disegno, passò al co-lorito, nel quale fu così proprioimitatore del Maestro, che talvol-ta offuscò la mente degli Professorinel riconoscere le sue tele, da quelledi Valerio distinte. Quanto somi-glianti nel dipignere, altretanto fu-rono uguali di genio, d'amore, edi corrispondenza. L'anno 1657. lafalce della morte sciolse, sì bel no-