LIBRO SESTO.Or vedi là (se di vederli agogni)Anco i Tarquinj Regi, e quel superboVendicator de la superbia loroBruto consol primiero, e quei suoi fasci,E quelle accette, ond'ei padre crudele,De la patria buon figlio, 1 figlj suoiPer l'altrui bella libertade ancide.Infortunato lui, che che dopoiDa la posterità se ne favelle.Vince il publico amore, e'l gran desioD'umana lode in lui, l'affetto internoDe la natura, e del suo sangue stesso.Mira poco in disparte i Decj, i Drusi,Il severo Torquato, e'l buon Camillo;L'uno, che tien gia la secure in mano,E l'altro, che da' galli ne riportaI perduti vessilli. I due che vediSì risplender ne l'armi, e che rinchiusiIn questa notte sembrano a la vistaGir di pari, e d'accordo; o ſe a la vitaVengon di sopra, quanta guerra, e quale,Con che strage di genti, e con che forzeFaran tra loro; il suocero da l'alpi,E da l'occaso; il genero da l'orto
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