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1 (1760) (1760)
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310
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310 DELL'ENEIDEVerrà l'un contra l'altro. Ah figlj, ah figlj,Non così rio, non così fiero abusoD' armar voi contr'a voi, contr'a le viscereDe la patria vostra. E tu che traggiDal ciel legnaggio, tu mio sangue astientiDa tanta ferità: perdona il primo,E gitta l'armi in terra. Ecco chi vinceCorinto, e'l popol greco, e 'n CampidoglioTrionfando ne saglie. Ecco chi d'Argo,E di Micene ancor le torri abbatte,E chi Pirro debella, e'l seme estingueDel bellicoso Achille. Alta vendetta,Che ben de gli avi ricompensa i danni,E'l tempio violato di Minerva.Dove lass'io te gran Catone, e CossoE i Gracchi; e i due gran folgori di guerraAmbidue Scipioni, ambi africani,Strage l'un di Cartago, e l'altro exizio?Dove Fabrizio il povero, e potenteCon la sua povertà? Dove Serrano,Ch'è di bifolco al grande imperio assunto.Dove restano i Fabj? Eccone un soloMassimo veramente, che con arteTerrà il nemico tranquillando a bada.

II.