LIBRO SESTO.Va per la Frigia glorioſa, e licta,Che tanti ha figlj in ciel, nepoti in seno,Tutti che Dii gia sono, o Dii si fanno.Or qui figliuolo ambe le luci affisaA mirar la tua gente, e i tuoi romani.Cesare è qui; qui la progenie è tuttaDel grande Julo, a cui gia s'apre il cielo.Questi, questi è colui, che tante volteT'è gia promesso, il gran Cesare Augusto,Di divo padre figlio, e divo anch'egli.Per lui risorgerà quel secol d'oro,Quel del vecchio Saturno antico regno,Che fe 'l Lazio sì bello, e 'l mondo tutto.Questi oltre a i garamanti, ed oltre a gl'indiImpererà fin dove il sole e l'annoNon giunge, e piu non va se non s'arretra.Trapasserà di là dal mauro Atlante,Che con gli omeri suoi folce le stelle;Al venir di costui, sol de la voceChe ne danno 1 profeti, i caspj regni,La meotica terra, e quanto inondaIl settevolte geminato Nilo,Tremar gia veggio, e star pensoso, e mesto;Tanto del mondo il glorioso AlcideVij
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