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1 (1760) (1760)
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306
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306 DELL'ENEIDEQuei, che son di quercia inghirlandati,Di Gabi, di Nomento, e di FideneParte propagherant'il picciol regno:Parte ſu' monti il tempio ti porrannoD'Inuo, e la terra, che da lui dirassi,E Collazia, e Pomezia, e Bola, e Cora:Chè questi nomi allor quei luoghi avranno,Ch'or ne son senza. In compagnia de l'avoRomolo se ne vien di Marte il figlio,Di Roma il padre. Al mondo Ilia daralloDe la stirpe d'Aſſaraco un rampollo.Vedi 'l colà, che ha in su la testa un'elmoCon due cimieri, e tal, che'l padre stessoGia par ch'in cielo, e nel suo seggio il ponga.Questi, figlio, sarà quel grande eroe,Onde i suoi primi gloriosi auspiziAvrà l'inclita Roma; quella Roma,Che sette monti entro al suo cerchio accolti,Tanto si stenderà, che fia con l'armiUguale al mondo, e con le menti al cielo.Roma di così prodi, e chiari figlyMadre felice! Tal di BericintoLa maggior madre infra i leoni assisa,E di torri altamente incoronata

LIB.