LIBRO SESTO.In vita, o non purgati anzi a la morte.Ne pria di Radamanto esce il precetto;Che Tesifone è presta ad eseguirlo.Ella con l'una man la sferza impugna,Ne l'altra ha serpi: ed ambe intorno arrosta,E grida, e fere: e de le sue sorelleLe mostruose, ed empie schiere tutteAl ministerio de' tormenti invita.Apronsi l'essecrate orrende porteStridendo intanto. Tu che quinci vedi,Che faccia è quella, che di fuor le guarda,Pensa qual'a veder sia dentro un'idraAncor piu fiera aprir cinquanta ingordeRabbiose bocche. Il Tartaro vien dopo,Una vorago, che due volte tantoHa di profondo, quanto in su guardandoÈ da la terra al cielo. E qui ne l'imoSuo baratro dal fulmine trafittiSon gli antichi Titani al ciel rubelli.Qui vedi ambi d'Aloo gli orrendi figlj,Che scinder con le mani il cielo osaro,E tor lo scettro del suo regno a Giove.Vedivi l'orgoglioſo SalmonèoDi sua temerità pagare il fio:T iij
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