LIBRO SESTO.Fiamma d'amor, ch'ancor ne morti è viva.Qui vider Fedra, e Procri, ed ErifileInfida moglie, e sfortunata madre,Di cui fu parricida il proprio figlio.Vider Laodomia, Pasife, Evadne;E Ceneo con esse, che di donnaIn uomo, e d'uomo alfin cangiossi in donna.Era con queste la fenissa Dido,Che di piaga recente il petto aperta,Per la gran selva spaziando andava.Tosto che le fu presso, Enea la scorsePer entro a l'ombre, qual chi vede, o crede,Veder talvolta infra le nubi, e'l chiaroLa nuova luna allor, ch'i primi giorniDel giovinetto mese a pena spunta:E di dolcezza intenerito il core,Dolcemente mirolla, e pianse, e disse:Dunque Dido infelice, e' fu pur veraQuell' empia che di te novella udiiChe col ferro finisti i giorni tuoi?Ah ch'io cagion ne fui! Ma per le stelle,Per gli superni Dei, per quanta fedeHa qua giu, se pur v'ha, donna ti giuro,Che mal mio grado dal tuo lito sciolsi.
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