284DELL'ENEIDEE da le culle acerbamente ſveltiVider ne' primi dì l'ultima sera.Varcano appresso i condennati, e mortiSenza lor colpa, e non senza compensoDi giudizio, e di sorti. An quelle gentiCosì disposti, e divisati i lochi.Sta Minos ne l'entrata, e l'urna avantiTien de'lor nomi, e le lor vite esamina,E le lor colpe: e quale è questa, o quella,Tal le dà sito, e le rauna, e parte.Passan di mano, in mano a quei che feriIncontro a se, la luce in odio avendo,E l'alme a vile, anzi al prescritto giornoSi son da loro indegnamente ancisi.Ma quanto ora vorrebbono i meschiniEsser di sopra, e povertà vivendoSoffrire, e de la vita ogni disagio.Ma'l fato il niega. E nove volte intornoStige odiosa gli restringe, e fascia.Quinci non lunge ſi diſtende un' ampiaCampagna, che del pianto è nominata,Per cui fra chiusi colli, e fra solingheSelve di mirti, occulte se ne vannoL'alme ch'ha feramente arse, e consunte
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