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1 (1760) (1760)
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LIBRO SESTO.Chinossi al peso, e piu d'una fissuraA la palude aperse. Al fin pur salviNe l'altra ripa, tra le canne e i giunchiSu'l palustre suo limo ambi gli espose.Giunti che furo; il gran Cerbero udiroAbbajar con tre gole, e 'l bujo regnoIntonar tutto. Indi in un'antro immensoSe'l vider pria giacer disteso avanti,Poi sorger, digrignar, rabido farsi:Con tre colli arruffarsi, e mille serpiSquassarsi intorno. Allor la saggia magaTratta di mele, e d'incantate biadeUna tal soporifera mistura,La gittò dentro a le bramose canne.Egli ingordo, famelico, e rabbiosoTre bocche aprendo, per tre gole al ventreTrangugiando mandolla: e con sei lumiChiusi dal sonno, anzi col corpo tuttoGiacque ne l'antro abbandonato, e vinto.Cerbero addormentato; occupa EneaD'Erebo il passo. E ratto s'allontanaDal fiume, cui chi varca unqua non riede.Sentono al primo entrar voci, e vagitiDi pargoletti infanti, che dal latte,

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