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1 (1760) (1760)
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282
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282 DELL'ENEIDEStanne sicuro. E quest'arme a difesaSi portan solamente, e non ad onta.Spaventi il can trifauce a suo dilettoLe pallid'ombre; eternamente latriNe l'antro suo. Col suo marito, e zioSi stia casta Proserpina mai sempre:Che di nulla ce'n cale. Enea trojanoE questi, di pietà famoso, e d'armi.Che per diſio del padre, inſino al fondoDe l'Erebo descende. E se l'esempioDi tanta carità non ti commove;Questo almen riconosci. E fuor del senoD'oro il tronco traendo, altro non disse.Ei rimirando il venerabil donoDe la verga fatal gia di gran tempoNon veduto da lui, l'orgoglio, e l'iraTosto depose. E la sua negra cimbaA lor rivolſe, e ne la ripa ſtette.Indi i banchi sgombrando, e'l legno tutto;L'anime, che gia dentro erano assise,Con subito scompiglio uscir ne fece,E'l grand'Enea v'accolse. Allor ben d'altroParve che d'ombre carco. E siccom'eraMal contesto, e scommesso; cigolando

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