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1 (1760) (1760)
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LIBRO SESTO.Ne l'ira ha me di Dio nel mar sommerso,Che'l temone ond'io mai non mi divelsiPer tua salute, ancor per mia ritenni,Allor ch'in mare io caddi. Io giuro EneaPer l'onde irate, che di me non tanto,Quanto del tuo periglio ebbi timore,Che non la nave tua del mio governoSpogliata, e del suo freno al mar gia gonfioRestasse in preda. Austro tre notti intereCon la sua correntia per l'ampio mareMi trasse a forza. Il quarto giorno a penaDiscoverta l'Italia a poco, a pocoM' accostava a la terra. E giunto omaiCosì com'era ancor di veste graveE stanco, e molle con l'adunche maniM'aggrappava a la ripa; e salvo fora,Se non ch'ignara, e fera gente incontroCom a preda marina mi si fece,E col ferro m'anciſe. Or lungo a i litiVassene il corpo mio ludibrio a' venti,E scherzo a' flutti. Ed io signore invittoPer la superna luce, per quell'aura,Onde si vive, per tuo padre Anchise,Per le speranze del tuo figlio JuloS iiij

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