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1 (1760) (1760)
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278DELL'ENEIDEVisitando sovente, infin ch'al passoNon sono ammessi. Enea di ciò pensando,Mosso a pietà de la lor sorte iniqua,Fermossi. Ed ecco incontro gli si fannoMesti, d' essequie privi, e di sepolcroLeucapsi, e'l conduttor de'licj Oronte.Ambi trojani, ambi dal vento insiemeCo i licj tutti, e con l'intera naveNel mar sommersi. Appresso PalinuroIl gran nocchier de la trojana armata,Che dianzi nel tornar di Libia, il cieloE le stelle mirando, in mar fu tratto.A costui si rivolse. E poiche l'ebbePer entro una grand' ombra a pena ſcortoCosì prima gli disse: o Palinuro,E qual fu degli Dei, ch'a noi ti tolse,Ed a l'onde ti diede? Or lo mi conta,Chè deluso da Febo unqua non fuiSe non se in te. Febo predisse pure,Che tu noſco del mar ſecuro, e ſalvoItalia attingeresti. Ah dunque un Dio,E Dio del vero in tal guisa ne froda?Rispose Palinuro: inclito duce,Ne l'oracol d'Apollo ha te deluso