276 DELL'ENEIDEChe bolle, e frange: e col suo negro lotoSi devolve in Cocìto. È guardianoE passaggiero a questa riva impostoCaron demonio spaventoso, e sozzo,A cui lunga dal mento, incolta, ed irtaPende canuta barba. Ha gli occhj accesiCome di bragia. Ha con un groppo al colloAppeso un lordo ammanto. E con un palo,Che gli fa remo, e con la vela reggeL'affumicato legno, onde tragittaSu l'altra riva ogn or la gente morta:Vecchio è d'aspetto, e d'anni, ma di forzeCome Dio vigoroſo, e verde è ſempre.A questa riva d'ogn intorno, ogn'ora,D'ogni età, d'ogni sesso, e d'ogni gradoA schiere si traean l'anime spente:E de' figlj anco innanzi a' padri estinti.Non tante foglie ne l'estremo autunnoPer le selve cader, non tanti augelliSi veggon d'alto mar calarsi a terraQuando il freddo gli caccia a i liti aprichi;Quanti eran questi. I primi avanti orandoChiedean passaggio, e con le sporte maniMostravano il desio de l'altra ripa.
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