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1 (1760) (1760)
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LIBRO SESTO.Nel mezzo erge le braccia annose al cieloUn'olmo opaco, e grande, ove si diceChe s'annidano i sogni, e ch'ogni frondaV'ha la sua vana imago, e'l suo fantasma.Molte oltre a ciò vi son di varie fereMonstruose apparenze. In su le porteI biformi centauri, e le biformiDue scille. Briareo di cento doppi,La chimera di tre, che con tre boccheIl foco avventa. Il gran serpe di LernaCon sette teste. Con tre corpi umaniErilo, e Gerione, e con MedusaLe Gorgoni sorelle. E l'empie arpie,Che son vergini insieme, augelli, e cagne.Qui preso Enea da subita paura;Strinse la spada, e la sua punta volseIncontro a l'ombre. E se non ch'ombre, e viteVote de' corpi, e nude forme, e lieviConoscer ne le fe' la saggia guida,Avrebbe impeto fatto, e vanamenteIn vane cose ardir mostro, e valore.Quinci preser la via là ve' si varcaIl tartareo Acheronte. Un fiume è questoFangoso, e torbo, e fa gorgo, e vorago,Sij

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