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1 (1760) (1760)
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267
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LIBRO SESTO.Giace (laſſo) d'un tuo, che tu non ſaiDiſanimato, e non ſepolto un corpo,Che tutti rende i tuoi legni funesti.A questo procurar seggio, e sepolcroPria converratti. Or per ſua purga in primaNegre pecore adduci: e'n cotal guiſaVedrai gli elisj campi, e i stigj regni,Cui vedere a' mortali anzi a la morteNon è concesso: e qui la bocca chiuse.Enea gli occhj abbassando afflitto, e mestoDa l'antro uſcìo, tra ſe ſteſſo volgendoL'oſcure profezie. Giva con luiIl fido Acate, e con lui parimentiTraea pensieri, e passi: erano entrambiRagionando in pensar di qual'amico,Di qual corpo inſepolto ella parlaſſe,Che coprir ſi doveſſe; allor che giuntiNel ſecco lito, in ſu l'arena ſteſoVider Miseno indegnamente estinto.Miseno il figlio d'Eolo, ch'araldoEra supremo, e col suo fiato soloPossente a suscitar Marte, e Bellona.Era costui del grand' Ettor compagno,E de' piu ſegnalati intorno a lui,

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