266DELL'ENEIDEDe l'infernal Cocìto intorno è cinto.Ma ſe tanto diſio, ſe tanto amoreT'invoglia di veder due volte stige,E due volte l'abisso; e soffrir osiUn così grave affanno: odi chè primaOprar convienti. E ne la selva opacaTra valli oſcure, e denſe ombre ripoſto,E ne l'arbore stesso, un lento ramoCon foglie d'oro: il cui tronco è sacratoA Giuno inferna: e chi seco diveltoQuesto non porta; ne' secreti regniPenetrar di Plutone unqua non pote.Ciò la bella Proserpina comanda,Che per suo dono il chiede: e svelto l'uno,Tosto l'altro risorge, e parimenteHa la sua verga, e le sue chiome d'oro.Entra nel bosco: e con le luci in altoLo cerca, il truova, e di tua man lo ſterpa.Ch'agevolmente sterperassi, quandoLo ti consenta il fato. In altra guisaNe con man, ne con ferro, ne con altraUmana forza mai fia che si schianti,O che si tronchi. Oltre di ciò nel lito(Mentre qui badi, e la risposta attendi)
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