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1 (1760) (1760)
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265
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LIBRO SESTO.265E del padre, e del figlio. Ed ambi insiemeCome puoi, (chè puoi tutto) or ne congiungi;Ch'Ecate non indarno a queste selveT'ha d'Averno preposta. Il tracio Orfeo(Sola mercè de la sonora cetra)Scender potevvi, e richiamarne in vitaL'amata donna. Ne potè PolluceRitrarre il frate, ed a vicenda secoVita, e morte cangiando irvi, e redirviTante fiate. Andovvi Teseo: andovviIl grande Alcide. Ed ancor io dal cieloTraggo principio: e son da Giove anch'io.Così pregando, avea le braccia avvinteAl sacro altare: allor che la SibillaA dir riprese: Enea germe del cielo,Lo scender ne l'Averno è cosa agevole,Chè notte, e ne ſta l'entrata aperta;Ma tornar poſcia, e riveder le ſtelle,Qui la fatica, e qui l'opra consiste.Questo a pochi è concesso: ed a quei pochiCh'a Dio son cari, o per uman valoreSe ne poggiano al cielo. A questi è datoCome a' celesti. Il loco tutto in mezzoE da selve intricato, e da negr'acque