264 DELL'ENEIDESciogliea la lingua, e diſgombrava il petto.Poiche la furia, e la rabbiosa boccaQuetossi; Enea ricominciando, disse:Vergine, a me nulla ſi moſtra omaiFaccia ne di fatica, ne d'affanno,Che mi sia nuova, o non pensata in prima.Tutto ho previsto, tutto ho presentito,Che da te m'è predetto: e tutto io sonoA soffrir preparato. Or sol ti chieggio(Poscia che qui si dice esser l'intrataDe regni inferni, e d'Acheronte il lagoChe per te quinci nel conspetto io vengaDel mio diletto padre. E tu la porta,Tu'l sentier me ne mostra, e tu mi guida.Io lui dal foco, e da mill'armi infesteTratto ho di mezzo a le nimiche ſchiereSu queste spalle. Ed ei scorta, e compagnoDel mio viaggio, e del mio essiglio, mecoI periglj, i disagj, e le tempesteDel mar, del cielo, e de l'età soffrendo;Veglio, debile, e stanco, ha me seguito.Ed egli stesso m'ha nel sonno impostoCh'a te ne venga, e per tuo mezzo a luiMi riconduca. Abbi pietà ti prieg
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