262DELL'ENEIDEConsacrerolli, e i dì festi, e solenni.Ed ancor tu nel nostro regno avraiSacri luoghi reposti, ove serbatiPer lumi, e specchj a le future gentiDa venerandi a ciò patrizj eletti,Saranno i detti, e i vaticinj tuoi.Quel che prima ti chieggio, è, che i tuoi carmiS'odan per la tua lingua; e non ch'in foglieSian da te ſcritti: onde ludibrio poiSian di rapidi venti: e piu non disse.Ella gia preſa, ma non doma ancoraDal febeo nume, per di sotto trarsiA sì gran salma, quasi poltra, e fieraScapeſtrata giumenta, per la grottaImperverſando, e mugolando andava.Ma com piu ſi ſcotea, piu dal gran DioEra affrenata: e le rabbiose labbia,E l'efferato core al suo misterioPiu manſueto, e piu vinto rendea.Eran da lor gia de la grotta aperteLe cento porte, allor ch'ella gridando,Così mandò la sua risposta a l'aura:Compiti son del mar tutti i pericoli.Restan quei de la terra, che terribili
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